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Come nasce una hit dei The Kolors e come è nata “Rolling Stones”: siamo entrati nel loro studio di registrazione

Siamo entrati nello studio dei The Kolors per scoprire come nascono le loro canzoni, come “Italo Disco” e “Rolling Stone”. I segreti? L'imperfezione del "groove" umano, synth analogici anni '80, Talk Box al posto dell'Autotune e fino a 40 tracce vocali sovrapposte.

2 Aprile 2026
18:30
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Come nasce una hit dei The Kolors e come è nata “Rolling Stones”: siamo entrati nel loro studio di registrazione
Video a cura di Andrea Moccia
Direttore Editoriale di Geopop
the kolors

Vi siete mai chiesti cosa succede prima che una canzone diventi il tormentone dell'estate? Per scoprirlo, siamo entrati negli studi dei The Kolors per vedere come ha preso vita il loro ultimo brano Rolling Stones e quello che abbiamo trovato racconta molto di più di una semplice sessione di registrazione, dagli strumenti utilizzati alla nascita della canzone dell'estate Italo Disco.

La creazione di un brano dei The Kolors parte quasi sempre da un loop ritmico, retaggio del loro DNA da jam session. Su una base di batteria vengono poi aggiunte percussioni che conferiscono al pezzo una matrice reggae o afro. Ma c'è un dettaglio tecnico che distingue davvero le loro produzioni: la ricerca deliberata dell'imperfezione. In un'epoca dominata dai computer, Stash preferisce registrare i sintetizzatori in audio anziché in formato MIDI. La differenza è che con il MIDI, le note sbagliate possono essere corrette e allineate perfettamente alla griglia del tempo, ma questo processo elimina la naturalezza dell'esecuzione. Il vero groove nasce quando il musicista suona seguendo il ritmo del battito cardiaco più che quello del computer.

Per i bassi e i suoni elettronici, la band fa largo uso di strumenti analogici iconici come il Moog Prodigy, un sintetizzatore degli anni '80 che genera il suono attraverso impulsi elettrici e oscillatori fisici senza memorie interne, senza possibilità di salvare le impostazioni. Un altro strumento chiave nel loro arsenale è il Talk Box, effetto storico reso celebre dai Bon Jovi, spesso confuso con l'autotune moderno. In realtà l'autotune è un software che corregge l'intonazione della voce, mentre il Talk Box è fisica acustica. Il suono generato dalla chitarra elettrica viene convogliato in un tubicino che il cantante tiene in bocca: modulando la forma della bocca e facendo vibrare l'aria, si "modella" il suono della chitarra facendola letteralmente parlare, senza emettere alcun suono dalla gola.

Stash ha confermato di non utilizzare sistemi di pitch correction per le voci. Ma allora come fanno i loro brani a suonare così pieni e corali? La risposta sta negli stacks, le sovraincisioni vocali: per un singolo brano, Stash arriva a registrare fino a 30 o 40 tracce vocali diverse. Alcune replicano la melodia principale, altre armonizzano su note più alte o più basse, e il tutto viene distribuito spazialmente per creare un effetto avvolgente. Un accorgimento fondamentale è cantare le doppie voci con intenzioni interpretative diverse: se si ricanta la stessa frase in modo identico si genera un fastidioso effetto metallico chiamato flanger, mentre variando l'espressione si ottiene il calore di un vero coro.

La visita in studio ha riservato anche un aneddoto straordinario su Italo Disco, la hit che ha consacrato i The Kolors. La versione che abbiamo ascoltato per tutta l'estate in radio è, in realtà, la primissima demo del brano. La band ha passato mesi a cercare di reinciderla e perfezionarla, ma quelle piccole imperfezioni della prima registrazione le donavano un'umanità impossibile da riprodurre.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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