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6 Luglio 2026
15:00

Com’era la prigione di Alcatraz a 2km al largo della California: mappa del carcere più famoso del mondo

Alcatraz era una micro-città autosufficiente all'interno della quale i prigionieri erano confinati in quattro blocchi di celle. Ma quali altri edifici erano presenti?

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Com’era la prigione di Alcatraz a 2km al largo della California: mappa del carcere più famoso del mondo
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Immagine generata con AI a puro scopo illustrativo.

Com'era organizzata la prigione di Alcatraz, una delle carceri più famose al mondo, situata a circa 2 km al largo dalla costa di San Francisco, in California? È una delle domande che ancora oggi incuriosisce di più chi si appassiona alla storia di questo carcere-isola. Grazie alla mappa generale e a quella, ancora più dettagliata, dei blocchi di celle, possiamo ricostruire ogni singolo spazio di questa prigione: dal molo d'accesso alle celle più temute di tutte, soprannominate dai detenuti "Il Buco".

Questo carcere federale di massima sicurezza, operativo negli USA dall'11 agosto 1934 al 21 marzo 1963, è divenuto famoso per essere uno dei luoghi più inespugnabili al mondo, ospitando nell'arco della sua storia circa 1.576 detenuti: andiamo a scoprire nel dettaglio com'era fatto.

Com'era organizzata l'isola di Alcatraz: la mappa

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Mappa dell’isola di Alcatraz con i principali punti di interesse.

Guardando la mappa salta subito all'occhio una cosa: Alcatraz non era solo una prigione ma una vera e propria micro-città in mezzo alla baia di San Francisco. E aveva senso che fosse così: isolata com'era da correnti fortissime e acqua gelida, l'isola doveva essere quasi autosufficiente. L'unico accesso al carcere era attraverso il molo, perennemente sorvegliato da guardie: da lì passava tutto e tutti, dai detenuti in catene fino ai rifornimenti. Poi c'era la Piazza d'Armi e, accanto, l'area residenziale. Perché sì, qui sull'isola non si trovavano solamente i detenuti ma anche guardie e relative famiglie – bambini inclusi! Ed è per questo che sull'isola erano presenti anche negozi di alimentari, un ufficio postale e perfino una pista da bowling. Chiaramente la casa del direttore, oggi in rovina, era la più sfarzosa e panoramica, e proprio qui visse anche James A. Johnston, il primo storico direttore del carcere federale. E poi c'era il faro: è stato costruito nel 1854, diventando il primo faro della costa occidentale degli Stati Uniti, e venendo poi ricostruito più alto nel 1909 per svettare sopra il nuovo blocco celle.

Parlando invece di detenuti, chi si era guadagnato il "privilegio" di lavorare, passava le giornate negli edifici dedicati alle industrie: lavanderia, falegnameria, calzoleria, lavorazione dei metalli. Durante la Seconda Guerra Mondiale i detenuti producevano addirittura reti da carico e uniformi militari. Infine troviamo il cortile di ricreazione, circondato da muri altissimi con filo spinato e costantemente osservato da guardie armate su passerelle.

Ma ora spostiamoci nel cuore dell'isola, all'interno dei blocchi riservati ai detenuti.

Le celle dei prigionieri organizzate nei blocco A, B, C e D

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Mappa delle celle di Alcatraz, via Wikimedia commons.

I blocchi principali erano quattro. Il Blocco A era il più vecchio, l'unico con le porte e le serrature originali del 1912, usato di rado. I Blocchi B e C ospitavano invece la popolazione generale: celle minuscole da 1,5 metri per 2,7, con solo una branda, un wc, un lavandino ad acqua fredda e un tavolino pieghevole. I detenuti, con quel filo di ironia tipico di chi non ha più molto da perdere, avevano soprannominato il corridoio centrale "Broadway".

E poi c'era il Blocco D, quello che faceva paura a tutti. Era il blocco punitivo: 24 ore su 24 chiusi dentro e un'uscita a settimana solo per la doccia. In fondo, le celle dalla 9 alla 14 erano "Il Buco" – isolamento totale e buio completo una volta chiusa la porta d'acciaio.

Tuttavia, dentro questo settore non c'erano solamente le celle dei prigionieri. La mensa, ad esempio, era considerata il punto più pericoloso di tutto il carcere: centinaia di detenuti riuniti, armati di coltelli e forchette. Per sventare rivolte, il soffitto nascondeva contenitori di gas lacrimogeno azionabili a distanza, mentre le guardie disarmate tra i tavoli erano coperte da colleghi armati dietro le grate.

Alle estremità dei blocchi correvano le Gun Galleries, cioè passerelle multilivello da cui le guardie tenevano sotto controllo ogni movimento. C'erano poi un ospedale e una biblioteca – i libri erano un privilegio ambitissimo, consegnati direttamente in cella. Infine, per l'epoca, un'innovazione niente male: un metal detector, che i detenuti dovevano attraversare al rientro dai laboratori, per evitare lame o attrezzi rubati.

Insomma, Alcatraz era una fortezza progettata al millimetro, dove ogni singolo dettaglio — dall'isolamento geografico all'acciaio a prova di lima — serviva a togliere ogni speranza di fuga. E forse è proprio per questo che, per 29 anni, è stato l'incubo dei peggiori criminali d'America.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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