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17 Marzo 2026
12:00

La cometa 88P/Howell che ritorna ogni 5,5 anni arriva al perielio domani: come e a che ora osservarla al mattino

La cometa 88P/Howell raggiungerà la minima distanza dal Sole di 200 milioni di km il 18 marzo 2026. Si tratta di una cometa di corto periodo, che ritorna nella nostra zona del Sistema Solare ogni 5,5 anni.

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La cometa 88P/Howell che ritorna ogni 5,5 anni arriva al perielio domani: come e a che ora osservarla al mattino
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Cometa 88P/Howell ripresa da José J. Chambó nel 2020 dall’Australia. Credits: https://cometografia.es.

Il 18 marzo 2026 la cometa di corto periodo 88P/Howell scoperta nel 1981 da Ellen Howell raggiungerà il perielio, cioè il punto della sua orbita di massima vicinanza al Sole. In quel momento, la cometa si troverà a circa 1,36 unità astronomiche dal Sole e a circa 1,99 unità astronomiche dalla Terra (1 unità astronomica corrisponde a circa 150 milioni di km), quindi in una regione compresa grossomodo tra le orbite della Terra e di Marte. La cometa sarà visibile alle prime ore del mattino, a partire dalle 5 in direzione est/sud-est. Non sarà però uno spettacolo visibile ad occhio nudo perché le stime di luminosità la collocano attorno alla magnitudine 11, per cui servirà almeno un piccolo telescopio per tentare di vederla. La finestra di visibilità sarà alquanto ridotta dal sorgere del Sole alle 6:20 per cui bisognerà recarsi in luoghi con orizzonte est/sud-est completamente sgombro data la bassa altezza sull'orizzonte della cometa.

Dove, quando e a che ora si potrà osservare la cometa

Dall’Italia la cometa 88P/Howell sarà visibile solamente nelle ore che precedono la levata del Sole, molto bassa sull’orizzonte est/sud-est. Le effemeridi la collocano nella costellazione del Capricorno, con levata, dalle coordinate di Roma, attorno alle 5 del mattino e un’altezza ancora modesta prima dell’alba. Il Sole a Roma il 18 marzo sorgerà infatti poco dopo le 6:20, quindi la finestra utile per osservare la cometa sarà breve e penalizzata dal chiarore crescente del cielo. Per poterla osservare sarà quindi meglio recarsi in un luogo con orizzonte est/sud-est perfettamente libero, pochissimo inquinamento luminoso e un piccolo telescopio, visto che la cometa brillerà con magnitudine pari a 11, non visibile quindi ad occhio nudo. La difficoltà principale non sarà solo la sua debole luminosità, ma anche la sua piccola elongazione solare, cioè la distanza apparente dal Sole nel cielo, di circa 38° nei giorni del perielio. Questo significa che la cometa resterà immersa nel crepuscolo mattutino e non salirà mai abbastanza in alto da risultare comoda da osservare dall’emisfero nord.

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Rappresentazione (non in scala) della posizione della cometa 88P/Howell durante le prime ore del mattino del 18 marzo 2026, nei pressi del suo perielio. Credits: Stellarium.

Le caratteristiche di 88P/Howell

La cometa 88P/Howell appartiene alla famiglia delle comete di corto periodo. Scoperta il 29 agosto 1981 dall’astronoma Ellen Howell con il telescopio Schmidt da 46 cm del Palomar Observatory, la cometa completa un’orbita attorno al Sole in circa 5,5 anni e il suo nucleo ha una dimensione media stimata di circa 4,4 chilometri. Un incontro relativamente ravvicinato con Giove nel 1978 ne ha modificato l’orbita, rendendola quella che osserviamo oggi. Il suo periodo orbitale relativamente breve fa si che la cometa ritorni dalle nostre parti a diverse configurazioni orbitali della Terra e di Marte. Ad esempio, nel 2031 la cometa passerà a soli 11 milioni di km da Marte, mentre nel 2042 a soli 114 milioni di km dalla Terra.

Per caratteristiche orbitali, 88P/Howell rientra nel tipo di comete periodiche che gli astronomi associano alla popolazione di piccoli corpi ghiacciati provenienti dalla Fascia di Kuiper, il vasto anello di oggetti ghiacciati oltre Nettuno che alimenta molte delle comete a corto periodo del Sistema Solare. Quando la osserviamo, quindi, stiamo effettivamente guardando un residuo ghiacciato della formazione del Sistema Solare, nato nelle regioni esterne e poi progressivamente spinto verso l’interno dalle perturbazioni gravitazionali dei pianeti giganti.

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