
Nei primi giorni di ottobre, dalla regione siberiana di Irkutsk è arrivata una notizia che ha fatto rapidamente il giro del mondo: la morte improvvisa di una tecnica di laboratorio (Darya Shipilova, di 28 anni) e la messa in quarantena di quasi duecento persone (189) entrate in contatto con lei. È importante chiarire che, al momento, non c'è alcuna conferma ufficiale che si tratti di peste. L'ente federale russo che tutela la salute pubblica, il Rospotrebnadzor, si è limitato a dichiarare che la donna è morta per una polmonite di causa sconosciuta, mentre il governatore della regione di Irkutsk ha parlato genericamente di "un caso sospetto di un'infezione particolarmente pericolosa". A ipotizzare la peste polmonare sono stati inizialmente alcuni canali Telegram e testate locali in lingua russa, le cui ricostruzioni sono state poi riprese da giornali come The Moscow Times.
Secondo queste fonti non ufficiali, il contagio deriverebbe da un'esposizione professionale, con diverse ipotesi tra cui un incidente di laboratorio e un contagio ambientale. Entrambe le versioni restano però non verificate, e lo stesso Rospotrebnadzor ha smentito l'ipotesi della provetta.
In Italia e in Europa non si registrano casi. Ad ogni modo, la peste è una patologia nota, presente in altre aree del mondo e curabile con i comuni antibiotici se presa in tempo. Inoltre, un isolamento tempestivo di tutti i contatti è la misura più indicata per il contenimento dei contagi. In attesa di diagnosi ufficiali, facciamo chiarezza scientifica su cos'è la peste polmonare, come si differenzia dalle altre forme e come si cura oggi.
Il caso sospetto in Siberia: cosa potrebbe essere successo
La Siberia è una delle aree del mondo dove il batterio è storicamente endemico, cioè presente in natura in modo stabile. L'ISS segnala dai 1000 ai 3000 casi di peste ogni anno, distribuiti soprattutto tra Africa, Asia e Sudamerica; in Asia la malattia è diffusa nelle zone del Caucaso, in Russia e in Cina. Focolai naturali persistono in Mongolia.

È per questo che a Irkutsk esiste un istituto specializzato nello studio e nel contenimento della peste. La pista principale rimane quella di un incidente di laboratorio: la vittima lavorava proprio in quell'istituto e potrebbe aver contratto la peste polmonare a causa della rottura di una provetta. Il Moscow Times aggiunge una seconda ipotesi: un'esposizione durante una trasferta di lavoro in Buriazia, in una zona di confine con la Mongolia dove era stato registrato un focolaio.
In entrambi i casi, si ipotizza un'esposizione professionale e non un contagio "ambientale" diffuso tra la popolazione.
Cos'è la peste polmonare e la differenza con quella bubbonica
A causare la peste è un batterio che si chiama Yersinia pestis e prende il nome dallo scienziato Alexandre Yersin, che lo isolò a Hong Kong nel 1894. È un batterio "gram-negativo" (una categoria che si riferisce a com'è fatta la sua parete cellulare) il cui serbatoio naturale sono roditori, come ratti e marmotte, e che viene trasmesso soprattutto dalle pulci che vivono su di loro.
L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) indica tre vie con cui l'essere umano può infettarsi: la puntura di pulci infette, il contatto non protetto con fluidi o materiali infetti e l'inalazione di particelle respiratorie emesse da un malato. L'Istituto Superiore di Sanità distingue tre forme principali della malattia:
- Peste bubbonica: è la più comune. Il suo segno tipico sono i bubboni, cioè i linfonodi gonfi e infiammati. In questa forma la peste non si trasmette da persona a persona.
- Peste setticemica: il batterio si diffonde in tutto l'organismo colpendo i principali organi vitali.
- Peste polmonare: Yersinia pestis colonizza i polmoni, per cui il batterio può trasmettersi da persona a persona attraverso l'aria o gli aerosol delle persone infette. È proprio per questo potenziale epidemico che costituisce una delle forme più temute.

I sintomi principali e i tempi di incubazione
La peste polmonare ha un'incubazione molto breve: secondo l'ISS, la forma polmonare primaria ha un'incubazione che dura da uno a tre giorni ed è caratterizzata da una polmonite acuta con tosse e sputo di sangue. Nella forma polmonare, i sintomi possono comparire anche in meno di 24 ore dall'infezione.
I segnali clinici a cui prestare attenzione sono febbre alta, mal di testa e debolezza improvvisa, tosse, respiro corto e dolori al torace e, nei casi gravi, espettorato con sangue. In generale, le probabilità di guarigione sono alte se la malattia viene individuata e trattata in tempo. In assenza di cure, la peste polmonare è sempre letale e la morte può sopraggiungere entro 18-24 ore dalla comparsa dei sintomi, mentre per la peste bubbonica l'OMS indica un tasso di letalità del 30-60% .
Le cure: oggi la peste si tratta con gli antibiotici
La peste che nel Trecento spazzò via un terzo dell'Europa oggi è una malattia curabile tramite antibiotici. L'ISS spiega che per ridurre le probabilità di morte è essenziale trattare entro le prime 24 ore dalla comparsa dei sintomi, con streptomicina, gentamicina, tetracicline o cloramfenicolo. L'OMS conferma che i comuni antibiotici attivi contro i batteri gram-negativi sono efficaci se somministrati in tempo.
L'approccio vale anche per chi è stato in contatto con il malato. Sia il CDC sia l'OMS raccomandano una profilassi antibiotica di sette giorni per i contatti stretti di un paziente con peste polmonare: è il motivo per cui, nei casi sospetti, scatta subito l'osservazione dei contatti. Un vaccino di impiego generale non esiste: l'OMS ne raccomanda l'uso solo per i gruppi ad alto rischio, come il personale di laboratorio costantemente esposto e gli operatori sanitari, un dettaglio che nel contesto di un istituto anti-peste assume un significato particolare.
Il caso russo confermato più recente risale al 2016 in Altai, quando un bambino di 10 anni si infettò attraverso la carcassa di una marmotta e sopravvisse grazie a un trattamento tempestivo.