Finlandizzazione

Poco prima dell'inizio del conflitto russo-ucraino il presidente francese Macron parlò di una possibile "finlandizzazione" dell'Ucraina come una possibilità sul tavolo per diminuire le tensioni con la Russia. Purtroppo, come abbiamo visto, la sua proposta è caduta nel vuoto. Ma cosa intendeva? E perché ora che Finlandia e Svezia hanno richiesto l'adesione alla Nato, perdendo la loro storica neutralità, l'espressione non ha più significato?

Il significato storico di "finlandizzazione"

Nel 1809 la Svezia cedette tutta la Finlandia all'impero russo dello zar Alessandro I e pose così termine all'unione finno-svedese che durava da quasi sei secoli. Da allora si sviluppò una relazione particolare tra Russia e Finlandia: quest'ultima fu inglobata nell’impero, ma inizialmente ricevette un trattamento più benevolo rispetto ad altre nazioni sotto il dominio degli zar. Alla Finlandia, ad esempio, non furono imposte né la confessione ortodossa né la lingua russa, senza contare che le vennero lasciati esercito, moneta e dieta parlamentare propri. Tutto ciò cambiò quando mutò l’atteggiamento russo verso le minoranze interne, durante i periodi di governo dello Zar Alessandro III e e di Nicola II. Cominciò così, anche per Helsinki, una fase di forzata assimilazione e di oppressione. Nonostante questo, l’impero finì sotto pressione (ad esempio a causa della guerra russo-giapponese del 1904) e, grazie anche a una forte resistenza dei finlandesi, lo zar Nicola II fu costretto a ridare a Helsinki alcuni dei vecchi privilegi e delle autonomie.

Nicola II di Russia
in foto: Nicola II di Russia

Durante la prima guerra mondiale la Finlandia cercò l’appoggio tedesco e ottenne l’indipendenza nel 1917, all’indomani del crollo dell’impero zarista e della nascita del nuovo impero sovietico. Si tratta di dinamiche che assomigliano tra l’altro molto alla storia dell’Ucraina in quel periodo. Passando al secondo conflitto mondiale, invece, nel 1939 l'URSS attaccò la Finlandia. I finlandesi, però, opposero una memorabile resistenza e non soccombettero del tutto.

Con il Trattato di Mosca del marzo 1940, Helsinki fu costretta a cedere all'Urss il 10% del proprio territorio. Ancora, nel ’47, Mosca impose pesanti condizioni a Helsinki, privandola dello sbocco sul mare di Barents e di parte della regione della Carelia. Infine, l’anno successivo, nel 1948, troviamo una pietra miliare dei rapporti russo-finlandesi: il Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza. Con tale trattato l'URSS avrebbe continuato a influire sensibilmente sulla politica estera finlandese, imponendole quella storica neutralità oggi messa pesantemente in discussione. Il trattato in questione vietava ai firmatari di unirsi ad alleanze militari che andavano contro gli interessi reciproci e vietava alla Finlandia di usare il proprio territorio come area per lanciare attacchi all’URSS.

Russia e Finlandia

Helsinki poté cominciare a prendere distanza da quella neutralità solo dopo il crollo dell’URSS, avviando una cooperazione con l’Occidente, sia politica che militare. Questa cooperazione si tramutò nel tempo in una pressoché totale interoperabilità con la NATO, con esercito e armamenti in linea con gli standard dell'Alleanza Atlantica, finendo col partecipare anche alle operazioni di peace-keeping e peace-building in Kosovo, Afghanistan e Iraq. La prima fase della crisi ucraina del 2014 e l’annessione della Crimea attuata da Putin imposero un ulteriore integrazione con i sistemi NATO, con più partecipazioni ad esercitazioni militari congiunte, tenendo sempre bene in mente il pericolo strategico di condividere quei 1300 km di confine con la Federazione Russa.

L'ipotesi fallita di finlandizzazione dell'Ucraina

L’ultima fase della crisi russo-ucraina, con l’offensiva scatenata da Putin nel Paese vicino dal 24 febbraio scorso, ha reso possibile quella che finora era stata solo una remota possibilità: l'adesione della Finlandia all’Alleanza Atlantica. Quest'ultima, infatti, insieme alla Svezia, ha recentemente presentato domanda ufficiale per entrare a far parte della NATO, rinunciando alla propria neutralità. I due Stati scandinavi, infatti, si sono molto preoccupati dell'attacco del Cremlino ai danni dell'Ucraina e, dopo consultazioni interne, hanno deciso di propria volontà di richiedere l'entrata nell'Alleanza Atlantica. Quest'ultima, infatti, nel caso di un attacco esterno ai danni di uno dei suoi membri, è tenuta a intervenire per difenderlo in virtù dell'articolo 5 del Patto Atlantico. Così ecco quanto vi avevamo anticipato: è molto probabile che a breve la parola "finlandizzazione" perderà il suo significato.

Articolo a cura di
Alessandro Beloli