
Le mire espansionistiche di Donald Trump sulla Groenlandia hanno aperto una frattura all'interno della NATO, soprattutto dopo che il Presidente USA ha minacciato di invadere l'isola più grande del mondo – parte della Danimarca – pur di ottenerne il controllo. Nelle ultime ore, dopo una risposta europea salda e compatta (come non si vedeva da tempo), Trump ha fatto dietrofront, rassicurando gli altri 31 membri che la questione si risolverà con un accordo diplomatico.
Ma cosa sarebbe successo se gli USA avessero attaccato la Groenlandia, territorio di un altro Paese NATO? Questa eventualità non è mai stata presa in considerazione e, infatti, all'interno del Trattato del Nord Atlantico del 1949 non esiste nessun articolo che regoli questa opzione. La NATO, infatti, è un'alleanza militare di mutua difesa tra Stati, pensata con l'obiettivo di difendersi reciprocamente da attacchi esterni (e non interni, appunto).
In caso di un attacco USA alla Groenlandia, la credibilità del Patto Atlantico sarebbe venuta meno, con il rischio di un'enorme crisi interna alla NATO, un'opzione sconveniente non solo per l'Europa – che perderebbe la sua alleanza con la più forte potenza militare del mondo – ma anche per gli USA, che avrebbero dovuto rinunciare a tutte le basi militari NATO nel Vecchio Continente, fondamentali per mantenere la loro supremazia militare. Basti pensare che, solo in Italia, esistono 120 basi americane, tra cui Sigonella o Camp Darby.
Cosa dice l’art. 5 del Patto Atlantico in caso di attacco contro un Paese NATO
L'idea che un Paese della NATO attacchi un altro Stato membro dell'Alleanza è considerata talmente remota che l'articolo 5 del Patto Atlantico – considerato il pilastro di questa alleanza militare difensiva – non prevede questa eventualità.
L'articolo, infatti, stabilisce:
Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale […]
Se uno Stato dovesse attaccare uno o più membri della NATO, quell'azione sarebbe quindi considerata al pari di un attacco diretto contro tutti i Paesi dell'Alleanza, che sarebbero quindi chiamate a intervenire con una difesa collettiva. Non viene però chiarito in alcun modo cosa succederebbe se due membri della NATO entrassero in guerra tra di loro.
Si tratterebbe infatti di un paradosso giuridico per l'Alleanza, vista la natura dell'Alleanza Atlantica: la NATO nasce nel 1949 con l'obiettivo di garantire la protezione reciproca degli Stati parte in Europa e in Nord America. Allora, la minaccia principale era rappresentata dall'Unione Sovietica: dopo la sua dissoluzione nei primi anni '90, la NATO si è “reinventata” ponendosi come scopo principale quello di garantire la pace e la sicurezza mondiale.
Allo stesso modo, in caso di attacco reciproco, gli Stati avrebbero potuto invocare l'articolo 4, che prevede:
Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.
Anche in questo caso, il Patto non stabilisce le modalità di azione nel caso in cui sia un membro NATO a minacciare l'integrità territoriale di un'altra parte, come successo con gli USA.
Ciononostante, il fatto che il Trattato del Nord Atlantico non contempli questa ipotesi, non esclude al 100% che si possa verificare: quindi, sì, un membro della NATO potrebbe attaccare un suo alleato. Tutto dipende dalla strategia che ogni Stato decide di adottare e dai vantaggi – in termini economici, politici e di prestigio internazionale – che può ottenere.
L’Europa avrebbe risposto a un attacco degli USA di Trump in Groenlandia?
Come sottolineano diversi esperti di relazioni internazionali, se Trump avesse davvero attaccato la Groenlandia, è improbabile che la Danimarca o altri paesi europei membri della NATO decidessero di intervenire in difesa dell'isola. Semplicemente perché non ha i numeri militari per competere con gli USA: gli Stati Uniti, infatti, hanno oltre 1,3 milioni di militari attivi, suddivisi in tutte le loro forze armate; la Danimarca ne ha circa 13.100.
A questo si aggiunge il fatto che, secondo i dati ufficiali della NATO, nel 2025 Washington ha speso circa 845 miliardi di dollari per la difesa, mentre tutti gli altri 31 Stati membri avrebbero speso complessivamente 559 miliardi di dollari. Va poi ricordato che gli USA, a differenza di Copenhagen, possiedono già una base militare in Groenlandia, la Pituffik Space Base, dalla quale sarebbe stato molto più semplice coordinare tutte le operazioni.
Insomma, l'invasione USA della Groenlandia avrebbe causato principalmente un indebolimento dell'Alleanza Atlantica, con il rischio che la NATO finisse per sgretolarsi internamente, cambiando gli equilibri geopolitici mondiali dopo 76 anni di coalizione.