Aprire il portellone di un aereo e lanciarsi è possibile? La risposta è “dipende”. In particolare, dipende da un fattore: se l’aereo è pressurizzato o no. Ma prima di spiegare il perché di questa dipendenza e passare a rispondere anche alla seconda domanda, in questo articolo andremo ad analizzare un po’ più da vicino la pressurizzazione, cercando di capire che cos’è e perché viene adottata in certi tipi di aeroplani.

Che cosa vuol dire pressurizzare un aereo e perché viene fatto

Come suggerisce la parola stessa, pressurizzare un aereo significa aumentarne la pressione al suo interno tramite l’inserimento di aria (opportunamente trattata per avere temperatura e umidità adeguate) dall’esterno. Un po’ come avviene quando soffiamo dentro un palloncino.

aereo finestrini pressurizzati

La ragione per cui viene fatto è molto semplice: al di sopra di certe quote di volo (circa 4500m) le condizioni fisiche in cui si trova l’aria esterna non sono adatte all’essere umano. Oltre al ben noto calo di temperatura con la quota, che si potrebbe risolvere banalmente riscaldando l’aria in cabina e basta, il vero problema è il calo di pressione. Sotto una certa soglia, risulta sempre più difficile il processo della respirazione, ovvero l’assorbimento di ossigeno ed espulsione di anidride carbonica che avviene negli alveoli polmonari e la cui entità dipende appunto dalle condizioni di pressione dell’ossigeno presente nell’aria.

Se attraverso la respirazione non si riesce ad estrarre abbastanza ossigeno dall’aria a causa di una pressione troppo bassa, si può incorrere in un’ipossia, che può portare a perdita di conoscenza e addirittura a morte per soffocamento se la pressione di ossigeno è sufficientemente bassa e il tempo di esposizione sufficientemente lungo.
Per questo motivo, tutti gli aerei che hanno una quota di crociera che va oltre i 4500m (come quelli dell’aviazione commerciale) vengono pressurizzati prelevando aria compressa direttamente dal compressore del motore, mentre gli aeroplani più piccoli e che volano più in basso possono fare a meno di questo impianto aggiuntivo, che ovviamente renderebbe l’aereo più costoso senza una reale ragione.

Schema semplificato dell’impianto di condizionamento.
in foto: Schema semplificato dell’impianto di condizionamento.

Si può aprire il portellone?

Tornando all’esempio di prima, quando pensiamo alla fusoliera di un aereo pressurizzato in crociera dobbiamo immaginarcela come un palloncino gonfio, con una pressione interna di molto maggiore a quella esterna. Per dare un'idea, all'interno della cabina il valore della pressione corrisponde a quello che si avrebbe ad una quota di circa 2000 m (con qualche variazione a seconda del modello di aereo), considerato più che accettabile per la respirazione, mentre fuori quella corrispondente alla quota di crociera (11000 m circa).

portellone aereo

In queste condizioni, è facile comprendere come un'apertura improvvisa sulla superficie dell'aereo avrebbe effetti disastrosi dovuti alla fuoriuscita di una grande massa d'aria verso l'esterno e, una volta annullata la differenza di pressione, si avrebbero le stesse condizioni dell'aria esterna, non compatibili con la respirazione e quindi con la vita. Per questa ragione nel progetto dei portelloni di un aereo si presta grande attenzione a questo aspetto.
Anche bypassando tutti i sistemi automatici che quando sentono che l'aereo è pressurizzato impediscono l'apertura del portellone, questo è fatto in modo che la prima parte del movimento di apertura avvenga verso l'interno e dunque, se volessimo forzarlo, dovremmo essere in grado, supponendo una superficie del portellone di 2 metri quadrati, di spostare 12 tonnellate! Per cui no, se l'aereo è pressurizzato, non è possibile aprire un portellone, a meno di non essere un membro degli Avengers.

Questo spiega anche perché viene scelto di non portare la pressione all'interno della cabina pari a quella presente al livello del mare: ciò porterebbe ad una pressione differenziale tra esterno ed interno ancora maggiore. Se da una parte questo renderebbe ancora più difficile l'apertura forzata di un portellone in volo, bisogna tenere presente che maggiore è la pressione differenziale, maggiori saranno gli sforzi a cui viene sottoposta la fusoliera, che dovrà quindi essere costruita in modo più resistente e pesante. Questo è ovviamente possibile, ma maggiore peso vuol dire maggior consumo e minore efficienza, e dunque una quota cabina pari a circa 2000m viene ritenuto un buon compromesso.
Per gli aeroplani più piccoli e che volano a quote minori, questo problema non c'è e anzi in alcuni casi è prevista addirittura la possibilità di aprire le porte durante la missione standard, come ad esempio agli aerei usati per il lancio con il paracadute.

Pilatus PC–6 usato per i lanci col paradute (Credit: JDrewes)
in foto: Pilatus PC–6 usato per i lanci col paradute (Credit: JDrewes)

Procedure di emergenza

A questo punto, vista la vitale importanza dell'impianto di pressurizzazione, se qualcuno si stesse domandando che cosa succederebbe se per un qualsiasi motivo l'aereo dovesse depressurizzarsi, sappiate che sono ovviamente previste precise procedure di emergenza per far fronte anche a questo tipo di eventi – che, ricordiamolo, sono comunque estremamente rari.
In caso di perdita improvvisa di pressione vengono automaticamente rilasciate le maschere per l'ossigeno (di cui viene mostrato il funzionamento prima di ogni volo) per ogni passeggero, con abbastanza ossigeno per 30 minuti in caso di aereo a pieno carico. Nel contempo, il pilota, avvisato dagli strumenti di bordo, provvederà a scendere a quote più basse, dove la pressione esterna è accettabile per la respirazione, per poi proseguire verso l'aeroporto più vicino.

Articolo a cura di
Sergio Stefanelli