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9 Febbraio 2026
12:30

Craco è la città fantasma vicino Matera in Basilicata abbandonata per le frane: cos’è successo

Borgo medievale lucano, Craco fu evacuato a partire dagli anni Sessanta a causa di frane ricorrenti che ne compromisero la stabilità e la sicurezza del costruito storico.

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Craco è la città fantasma vicino Matera in Basilicata abbandonata per le frane: cos’è successo
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Nel cuore della Basilicata, arroccato su una collina tra i calanchi argillosi in provincia di Matera, si trova Craco, un borgo medievale che oggi è una città fantasma. Un tempo strategico per la sua posizione difensiva, Craco è stato abbandonato a partire dagli anni ’60 a causa di eventi franosi che hanno compromesso la stabilità del costruito e la possibilità di crescita e di espansione territoriale. Questo paesaggio surreale è stato scelto come set per alcuni film storici tra cui La Passione di Cristo (2004) di Mel Gibson, Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo (2010) e Cristo si è fermato a Eboli (1979).

La storia di Craco, la città fantasma

Arroccata su un piccolo monte della provincia di Matera, in Basilicata, Craco è una cittadina dalle dimensioni contenute ma dal passato strategico: la sua posizione dominante offriva un eccellente punto di osservazione e una solida difesa naturale, rendendola preziosa nei secoli passati. Oggi, però, è conosciuta per un motivo ben diverso: è diventata una città fantasma. A partire dagli anni ’50-’60, una serie di frane sempre più frequenti e pericolose ha reso il costruito instabile e suscettibile ai movimenti del terreno: i continui spostamenti del terreno indotti dai movimenti franosi hanno comportato la nascita di cedimenti alle fondazioni degli edifici,  provocando conseguentemente danni strutturali gravi e costringendo gli abitanti a evacuare. Entro il 1975, il borgo fu completamente abbandonato. Craco sorge su un rilievo argilloso tipico dei calanchi lucani, formazioni geologiche caratterizzate da materiali fini (argille e marne) , dotati di una bassa coesione e una permeabilità ridotta, che favorisce l’accumulo di acqua e l’innesco di frane per scivolamento lungo superfici che mostrano resistenze più deboli.

Oggi Craco è una meta turistica tanto affascinante quanto fragile, visitabile solo tramite tour guidati e con dispositivi di protezione individuale, come appositi caschi di sicurezza. Le sue mura antiche, sostenute da strutture provvisorie, raccontano una storia di un tempo passato, immerse in un paesaggio dominato dai suggestivi calanchi, le formazioni argillose tipiche del territorio che ricordano scenari con tratti desertici predominanti.

Cos’è successo nel paese vicino Matera: i movimenti franosi

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, una frana non è quasi mai un evento improvviso. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un processo lento e progressivo, che evolve nel tempo fino a manifestarsi con spostamenti visibili e potenzialmente pericolosi per edifici e infrastrutture. Alla base di una frana c’è una condizione di instabilità del terreno: il suolo, che normalmente si comporta come un corpo unico, perde i legami di coesione interni. È come se una lama invisibile lo tagliasse, creando una superficie di scorrimento lungo la quale una porzione del terreno inizia a muoversi.

Questo fenomeno è alla base di quanto accaduto anche a Craco, la cui storia dei movimenti franosi può essere ricostruita nel tempo attraverso i seguenti eventi, ritenuti tra tutti i più significativi, documentati negli atti dell’archivio comunale:

  • 1688 – Un intenso terremoto, con epicentro tra Craco e Pisticci, riattiva numerose frane quiescenti, tra cui quella che coinvolge la parte bassa del paese. Seguono, da questo punto storico in poi, vari eventi franosi anche di modesta entità che possono essere riassunti in un periodo che va dal 1870-1866. I fenomeni vengono in parte contrastati mediante la costruzione di muri di sostegno ad archi.
  • 1954 – La costruzione di un campo sportivo in prossimità della zona inferiore dell’abitato modifica le condizioni di equilibrio del versante, già al limite della stabilità. Il livellamento dell’area per la realizzazione dell’impianto sportivo altera il profilo del pendio, peggiorando la stabilità globale del terreno.
  • 1959 – Un evento piovoso eccezionale, con circa 400 mm di pioggia in cinque giorni, causa un ulteriore incremento dell’instabilità. L’infiltrazione d’acqua nei terreni in frana determina nuovi cedimenti, in particolare nell’area del campo sportivo, danneggiando muri ad arco e abitazioni situate al di sopra della SS103. La strada statale diviene impraticabile e 153 abitazioni vengono dichiarate inagibili.
  • 1968 – Nonostante la realizzazione di un nuovo muro di sostegno su pali di fondazione profondi circa 30 metri, il movimento franoso non si arresta, segno che la superficie di scorrimento si trovava ben al di sotto della profondità stimata. I nuovi movimenti distruggono il muro, la palificata e numerose case a monte della SS103.

In seguito a questi eventi, gli abitanti di Craco decisero di abbandonare definitivamente il paese, complice anche il terremoto dell'Irpinia del 1980, che causò ulteriori danni al borgo anche nella parte ancora abitata.

Le opere di mitigazione del rischio nell'ambito di una frana mirano a “cucire” la superficie di scorrimento con interventi come drenaggi profondi o palificazioni di lunghezza adeguata rispetto alla profondità della eventuale superficie di scorrimento. Tuttavia, lo sviluppo e l'entità dei movimenti franosi può essere oggigiorno predetto e controllato anche tramite l'ausilio di opere di monitoraggio studiate ad-hoc per il caso specifico.

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