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6 Maggio 2026
16:34

I possibili piani di emergenza delle compagnie aeree per la crisi del carburante

La crisi del jet fuel 2026 pone nuove sfide per le compagnie aeree, che stanno valutando come operare ulteriori tagli sui voli per risparmiare il cherosene per l'estate: tra le ipotesi, la razionalizzazione degli orari, eliminando i voli all'ora di pranzo, e la sospensione delle rotte su giorni come martedì, mercoledì e sabato.

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I possibili piani di emergenza delle compagnie aeree per la crisi del carburante
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Immagine generata con AI

Tagliare i voli all’ora di pranzo, quelli che partono il martedì e mercoledì e ridurre le rotte brevi: sarebbero alcune delle prime ipotesi delle compagnie aeree per rispondere all’eventualità di mancanza di jet fuel in Europa nei prossimi mesi, che dovrebbero poi in caso essere confermate, in attesa delle nuove linee guida della Commissione europea rivolte alle compagnie aeree per affrontare la crisi in arrivo in questi giorni.

Come vi abbiamo raccontato, i rifornimenti di jet fuel (cioè il cherosene utilizzato dagli aerei) in arrivo dal Golfo Persico sono praticamente bloccati e il prezzo è aumentato dell'84% dall'inizio della guerra in Medio Oriente, passando dai quasi 800 dollari a tonnellata agli attuali 1.500.

Oltre alla cancellazione di voli, già operata da molte compagnie, con 12.000 aerei cancellati solo a maggio, le compagnie potebbero prevedere nuove misure per far fronte alla mancanza di carburante, ancora non ufficializzate e da confermare, ma che aiuterebbero a salvaguardare i voli estivi.

L’emergenza carburante e la crisi del cherosene sarebbe sempre più seria

Come dichiarato da Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, al Corriere della Sera, rispetto a queste misure straordinarie, «Al momento non c’è nulla di concreto, ma con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso il problema delle forniture diventa, settimana dopo settimana, più serio per il nostro settore». O’Leary è tra i più preoccupati per la carenza di cherosene – o almeno, tra coloro che si espongono maggiormente.

Il CEO della compagnia low cost con più passeggeri in Europa e oltre 3mila voli al giorno, ha dichiarato che l’emergenza carburante potrebbe verificarsi a partire dai primi giorni di giugno, ma sia lui che altre compagnie non si esprimono in maniera troppo catastrofica per il timore di spaventare i passeggeri. La paura potrebbe infatti bloccare le prenotazioni e avere un effetto a catena negativo, che lascerebbe più vuoti anche i voli ancora operativi e potrebbe mettere ulteriormente in crisi il settore. È di pochi giorni fa la notizia del fallimento di una delle principali compagnie low cost degli Stati Uniti, Spirit Airlines, che già non versava in ottime acque.

Vueling, compagnia low cost spagnola, sta per esempio diffondendo un statement in cui comunica che "La compagnia aerea sta operando secondo quanto previsto dal piano voli e non prevede alcuna interruzione nell’approvvigionamento di carburante per questa estate" e che "nell’improbabile eventualità di modifiche o interruzioni dei vostri programmi di viaggio" fornirebbero alternative ai passeggeri, oppure il rimborso.

Come dichiarato dal Commissario europeo ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, «per il momento non ci sono prove di una carenza di approvvigionamento di carburante per aerei», ma la situazione resta comunque «piuttosto critica e dobbiamo essere pronti – e lo siamo – a tutti gli scenari». Per il momento a essere già state sacrificate sono le rotte meno redditizie, in cui gli aerei partono a capienza non completa, o le rotte secondarie, oppure quelle in cui la concorrenza è più forte, ma le compagnie stanno valutando ulteriori tagli.

In queste ore ci sono nuovi segnali di distensione relativi al conflitto e questo ha già avuto un effetto sulle borse, facendo abbassare il costo del greggio: tuttavia i prezzi del jet fuel potrebbero non abbassarsi, restando nei prossimi mesi comunque elevati, a causa delle riserve strategiche da ricostruire in Europa (il deficit al momento si attesta a ben 250.000 barili al giorno), dei costi di raffinazione e della volontà di evitare nuovi shock improvvisi.

Il taglio sugli orari dei voli e i giorni meno frequentati: i piani delle compagnie aeree

L’obiettivo, in generale, è di razionalizzare i voli – e di conseguenza il carburante –, in modo da farne partire meno, ma più pieni, e da conservare il carburante per i prossimi mesi. Come spiegato da O’Leary, quindi, a essere sacrificati potrebbero essere innanzitutto i voli di metà giornata, che avrebbero un impatto minore in quanto trasportano solitamente meno passeggeri. L’obiettivo è mantenere quindi i voli della mattina e quelli del tardo pomeriggio/sera, normalmente più affollati. Il rischio, però, con tassi altissimi di riempimento sui voli, potrebbe essere l’impossibilità di ricollocare i passeggeri dei voli cancellati.

Secondo quanto raccolto dal Corriere, a essere sacrificati potrebbero essere di nuovo i voli solitamente meno affollati durante specifici giorni della settimana, cioè il martedì, il mercoledì e il sabato, e quelli le cui tratte sarebbero sostituibili dai treni ad alta velocità, all’interno dei singoli Paesi – anche se questa ipotesi andrebbe a congestionare i flussi degli spostamenti di terra. A rimanere protetti sarebbero però i voli verso le isole (anche se a minor frequenza), non sostituibili in modo adeguato dai mezzi via mare.

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