
Molti di noi sono alle prese con le prenotazioni per le vacanze estive, o le hanno già fatte nelle scorse settimane, nonostante le crescenti preoccupazioni relative alle possibili cancellazioni, ai prezzi oscillanti e alle domande su come effettivamente rimarrà configurata la programmazione dei voli durante il corso dell’estate.
Le compagnie aeree di tutto il mondo, comprese quelle europee, stanno affrontando con il blocco dello stretto di Hormuz la loro sfida più grande dalla pandemia di COVID-19, cercando di compensare l'aumento dei costi del carburante (tra le voci di spesa operativa più alte per i vettori) incrementando i prezzi, compresi quelli dei bagagli, e cancellando molti voli: solo sul mese di maggio, nelle ultime ore, sono già stati cancellati in anticipo 12 mila voli nel mondo, per un totale di 2 milioni di posti.
Cosa significa, quali sono le prospettive per l’estate e dobbiamo realmente preoccuparci?
Perché e quali compagnie stanno cancellando i voli adesso
Secondo un'analisi della società specializzata Cirium (uno dei principali riferimenti mondiali per i dati sul settore aereo), riportata sul quotidiano Financial Times, le compagnie di linea mondiali hanno rimosso 12.000 voli dalla programmazione originale di maggio 2026, per un totale di circa 2 milioni di posti in meno. Non sono cancellazioni dell'ultimo minuto, come accade per esempio quando c’è uno sciopero o condizioni meteo particolarmente avverse, ma decisioni prese con anticipo, a fronte di calcoli economici che riguardano anche i costi dei carburanti.
Questi numeri si capiscono meglio però valutandoli in proporzione: i voli commerciali che si svolgono ogni giorno nel mondo sono circa 100 mila. I 12.000 voli cancellati si distribuiscono su tutto il mese di maggio e corrispondono quindi a meno di 400 al giorno, su scala globale, ma bisognerà vedere in prospettiva. Maggio è un mese ponte: sacrificando e cancellando oggi i voli meno redditizi, in cui non viene raggiunta la capienza massima, le compagnie provano a risparmiano milioni di litri di cherosene, per provare a garantire l'operatività a luglio e agosto.
Le compagnie che hanno ridotto maggiormente i voli sono state Lufthansa, compagnia tedesca, che ha annunciato la cancellazione di ben 20.000 voli fino a ottobre, 4.000 su maggio (con – 350 mila posti); Turkish Airlines, con 3.000 cancellazioni solo a maggio (-500 mila posti), e Air China, che ha tagliato soprattutto i collegamenti interni (-2.500 voli e -450 mila posti). In numeri complessivi, il totale dei posti disponibili a maggio è sceso dai 132 milioni di aprile ai 130 milioni di maggio, una riduzione contenuta in percentuale, ma distribuita in modo molto diseguale tra le rotte.Air France, KLM e Finnair hanno invece sovrapprezzi sul carburante e aumentato il costo dei biglietti, mentre United Airlines ha ridotto i voli negli orari meno frequentati tra aprile e settembre 2026 del 3%.
Il carburante è quasi raddoppiato di prezzo a causa della guerra in Medio Oriente
Il prezzo del jet fuel (cioè il cherosene utilizzato dagli aerei) è aumentato dell'84% dall'inizio della guerra in Medio Oriente lo scorso 28 febbraio, quasi raddoppiato. Il carburante rappresenta tra il 25% e il 40% dei costi operativi di una compagnia aerea, una percentuale enorme che trasforma qualsiasi fluttuazione del prezzo dell'energia in un problema immediato di bilancio e che porta a rivalutare tutte le rotte, soprattutto in un periodo, quello estivo, che è normalmente il più redditizio dell’anno.
Finché non si sbloccherà la situazione nello stretto di Hormuz, il corridoio di mare tra Iran e Oman attraverso cui passa una quota enorme del petrolio mondiale, la pressione sui prezzi dell'energia non potrà diminuire. «C’è il rischio che si verifichi un razionamento della fornitura di carburante, in particolare in Asia e in Europa», ha dichiarato a Reuters Willie Walsh, a capo della International Air Transport Association, aggiungendo tuttavia che per il momento l’offerta resta solida e che la crisi non ha ancora raggiunto i livelli della pandemia. Alcuni, come il CEO di Ryanair, ritengono che il rischio stia diminuendo, mentre altri restano più cauti.
L'International Energy Agency (IEA) e l'International Air Transport Association (IATA) hanno confermato che l'Europa è l'area più vulnerabile dopo l'Asia per il jet fuel. Dopo la stima, a metà aprile, per cui le scorte europee di jet fuel erano scese a un'autonomia stimata di circa 40 giorni, la IEA prevede che entro giugno 2026 le scorte di carburante in Europa scenderanno, nello scenario più pessimistico, a 23 giorni di copertura, una soglia classificata come "shortage" (carenza critica), che renderebbe tecnicamente impossibile alimentare tutti i voli programmati. Per questo motivo è stato richiesto ai governi europei, Italia compresa, di attivare piani di razionamento del carburante e di sospendere le regole sugli slot aeroportuali per permettere alle compagnie di tagliare il 10-20% dei voli senza penali.
Gli effetti sui voli dell'estate 2026
L'effetto più concreto e immediato per chi viaggia dall’Italia non sarà per forza l'impossibilità di partire a causa delle cancellazioni, ma prezzi in generale più alti, dovuti al tentativo delle compagnie di compensare i costi crescenti del cherosene. In prospettiva, come racconta il Financial Times, c’è un ulteriore rischio relativo al taglio dei voli che partono dall’Europa (Italia compresa) e che arrivano in Asia: il timore di non riuscire a fare rifornimento per il rientro una volta atterrati. In caso infatti lo stretto di Hormuz rimanga ancora bloccato e i Paesi asiatici continuino a soffrire la carenza di carburante, atterrare a Bangkok o Singapore potrebbe diventare un problema logistico.
La guerra non ha solo fatto salire i prezzi, ma ha fisicamente cambiato la geografia dei voli internazionali, portando a una chiusura temporanea degli aeroporti dei Paesi del Golfo Persico, hub prima fondamentali, visto che circa un terzo di tutti i voli dall'Europa verso l'Asia faceva scalo proprio lì. Nelle ultime settimane le operazioni sono riprese, ma non sono tornate ai livelli precedenti, né in termini di frequenza, né di flussi di passeggeri – e molte compagnie hanno annullato fino a fine maggio i voli che transitano in quest'area. Nei mesi prossimi tutto dipenderà dall'evoluzione del conflitto.
Le compagnie che operano su tratte che attraversano il Golfo Persico hanno così dovuto fare i conti con una scelta difficile: allungare la rotta per aggirare le zone di crisi (aumentando ore di volo e consumo di carburante) oppure ridurre la capacità dei voli, sostituendo gli aerei più grandi con modelli più piccoli ed efficienti, che significano però meno posti sui voli. E con la riduzione di posti su alcune rotte, è aumentato il traffico su quelle alternative, portando un vantaggio ad altre compagnie: Air France, ad esempio, ha attivato aerei più capienti sulla tratta per Mumbai per compensare la riduzione delle frequenze, mentre Air China ha fatto lo stesso sulla tratta Londra-Pechino. In Italia, anche Ita Airways ha lanciato nuove rotte per andare incontro alla crescente domanda.
C'è un ulteriore aspetto tecnico che riguarda le compagnie, che avrà effetti indiretti anche sui passeggeri. Per mantenere i propri "slot" aeroportuali, cioè i diritti di decollo e atterraggio in un determinato orario, che possono valere milioni di euro, le compagnie sono obbligate a utilizzarli almeno nell'80% dei casi ogni anno. In questo momento di incertezza del settore, in cui i costi e i rischi aumentano per i consumatori, questi potrebbero indebolire la propria domanda, portando a un paradosso: le compagnie potrebbero preferire far volare aerei mezzi vuoti piuttosto che perdere lo slot a favore di un concorrente.
Il governo britannico ha già introdotto una misura per aggirare il problema: consentirà alle compagnie di cancellare i voli con settimane di anticipo, così da dare il tempo ai passeggeri di riorganizzarsi, senza che questo comporti la perdita degli slot, e alle compagnia di accorpare i voli invece di farli partire semivuoti. È probabile che altri Paesi europei seguano l'esempio.
Se il volo viene cancellato: diritti e rimborsi
Se il tuo volo viene cancellato dalla compagnia, il Regolamento CE 261/2004 stabilisce regole chiare e dalla tua parte: hai sempre diritto a scegliere tra il rimborso integrale del biglietto oppure l'imbarco su un volo alternativo il prima possibile. In caso di attesa prolungata, la compagnia è tenuta a fornire pasti, bevande e, se necessario, pernottamento in hotel.
Il punto più delicato riguarda la compensazione economica aggiuntiva (da 250 a 600 euro a seconda della tratta), dovuta solo se la cancellazione viene comunicata meno di 14 giorni prima della partenza. Le compagnie possono infatti cercare di rifiutarla invocando le cosiddette "circostanze eccezionali". La volatilità del carburante legata a una guerra è un terreno legalmente grigio: alcune compagnie provano a usarlo per negare il risarcimento. La giurisprudenza europea tende però a tutelare il passeggero, quindi non accettare un rifiuto senza prima informarti o rivolgerti a un ente di tutela dei consumatori.
Un consiglio pratico per la stagione 2026 è quello di valutare una polizza assicurativa che includa esplicitamente la copertura per "interruzione del viaggio" e il monitoraggio costante delle notifiche dell'app delle compagnie aeree. In un contesto così variabile, dove la risposta potrebbe essere l'adozione di una maggior flessibilità a fronte di cancellazioni e accorpamenti dei voli, essere informati in tempo reale fa la differenza nel trovare alternative comode con cui salvare le proprie vacanze.