4 Febbraio 2024
8:07

La crisi del 1929: le cause e le conseguenze del crollo più grave dell’economia moderna

Negli anni ’20 il sistema economico dei Paesi occidentali, e in particolare quello degli Stati Uniti, appariva solido e destinato a fortune sempre maggiori. All’improvviso il benessere terminò, proiettando il mondo nella Grande Depressione, che terminò con l'introduzione del New Deal da parte del presidente Roosevelt.

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A cura di Erminio Fonzo
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La crisi del 1929: le cause e le conseguenze del crollo più grave dell’economia moderna
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La crisi del 1929, nota anche come Grande depressione o Crollo di Wall Street, è la congiuntura economica negativa iniziata negli Stati Uniti e poi propagatasi in tutta Europa, che portò milioni di persone a restare senza lavoro, soprattutto tra la popolazione giovanile, i consumi a crollare, la criminalità ad aumentare e in alcuni Paesi a favorire l’avanzata dei totalitarismi. La crisi ebbe inizio alla borsa di Wall Street, con il cosiddetto “giovedì nero” del 24 ottobre 1929 in cui vennero venduti circa 13 milioni di azioni, ma si estese presto all’economia reale. Per favorire la ripresa, i governi furono costretti a rivedere le loro politiche economiche e ad accrescere l’intervento pubblico in economia. La ripresa iniziò nel 1933 con il New Deal introdotto da Franklin D. Roosevelt, ma i livelli di produzione pre-1929 furono raggiunti solo dopo molti anni.

Le cause della crisi del '29, come si arrivò alla Grande Depressione

Sulle ragioni della crisi del 1929 sussistono interpretazioni discordi. È però certo che le origini della depressione vanno rintracciate nel boom economico degli anni precedenti. Negli Stati Uniti, gli anni ’20, passati alla storia come “anni ruggenti”, furono un periodo di grande prosperità. Il Paese forniva prestiti e capitali a molti Stati, disponevo di un sistema produttivo in crescita costante e di un mercato azionario che garantiva profitti rapidi e “senza sforzo”. Circa un milione di americani giocava in borsa, traendo lauti guadagni. Basti pensare che tra il 1922 e il 1929 l’indice azionario (cioè la media ponderata del valore delle azioni) della principale borsa statunitense, quella di Wall Street a New York, passò da 63 a 381,17.

L'indice azionario di Wall Street dal 1928 al 1930
L’indice azionario di Wall Street dal 1928 al 1930.

Il sistema, però, nascondeva alcune debolezze: anzitutto, la crescita della produttività non era compensata da un’equivalente crescita del potere di acquisto. Quel che è peggio, il mercato azionario produceva ricchezza “fittizia”: ci si arricchiva con mere operazioni speculative, guadagnando denaro “irreale”, non “giustificato” dalla produzione di beni e servizi.

Il Grande crash di Wall Street

Negli Stati Uniti, il boom terminò nell’ottobre 1929. Il mercato azionario si era gonfiato a dismisura e la bolla non poteva non scoppiare. Il 24 ottobre, noto come giovedì nero di Wall Street, gli investitori iniziarono a vendere i loro pacchetti azionari, facendo così diminuire il valore dei titoli. Le vendite e il deprezzamento raggiunsero un nuovo picco il 29 ottobre, passato alla storia come martedì nero.

Folla a Wall Street dopo il crollo
Folla a Wall Street dopo il crollo

Le conseguenze furono drammatiche, perché la crisi passò rapidamente dall’economia finanziaria all’economia reale. Le aziende furono costrette a ridurre gli investimenti e in molti casi a chiudere. Coloro che avevano investito in borsa si ritrovarono senza capitali e ridussero i consumi, provocando la chiusura di altre aziende. Entro il 1932 la produzione diminuì del 46%. La crisi, inoltre, coinvolse le banche: le aziende non potevano rimborsare i prestiti e molti istituti di credito furono costretti a chiudere, trascinando nel fallimento le imprese che finanziavano e spingendo i risparmiatori a ritirare il proprio denaro. La conseguenza più drammatica della crisi fu la disoccupazione: tra il 1929 e il 1932 circa dodici milioni di americani restarono senza lavoro.

Produzione industriale americana tra il 1928 e il 1939
Produzione industriale americana tra il 1928 e il 1939.

La crisi economica in Europa

Negli anni ’20 l’economia mondiale era fortemente interconnessa e gli Stati Uniti erano i principali fornitori di capitali ad altri Paesi. A causa delle crisi, i capitali vennero a mancare e il commercio internazionale si ridusse, provocando conseguenze gravissime. Banche e aziende fallirono in tutta Europa, sia pure in misura diversa a seconda dei Paesi. Particolarmente gravi furono le conseguenze della depressione in Germania e in Austria, Paesi sconfitti nella Prima guerra mondiale.

Disoccupati ad Amburgo nel 1931. Credits- Bundesarchiv
Disoccupati ad Amburgo nel 1931. Credits: Bundesarchiv.

Le conseguenze sociali e politiche della crisi del 1929

Negli Stati Uniti, la crisi provocò un peggioramento del tenore di vita e creò vaste sacche di povertà. Dalla disoccupazione, inoltre, derivarono problemi sociali molto gravi, tra i quali l’aumentò della criminalità e della devianza giovanile. Il sistema politico, però, non fu messo in discussione, a differenza di quanto avvenne in alcuni Paesi europei.

Il caso più emblematico fu quello dell’ascesa del nazismo in Germania. Prima della crisi il partito nazista godeva di scarso consenso (sebbene i suoi voti fossero in crescita già dal 1928), ma la crisi fece perdere alla popolazione la fiducia nel governo democratico, spingendola a offrire il proprio sostegno ai partiti estremisti. Dopo il 1929 il partito nazista andò incontro a un vero e proprio boom, che lo portò a ottenere la maggioranza relativa dei voti alle elezioni del novembre 1932. La crisi non fu l’unica ragione dell’ascesa nazismo, ma certamente la favorì in misura significativa.

Il New Deal di Roosevelt e il piano per la ripresa

La crisi raggiunse l’apice nel 1932. Da allora iniziò una lenta ripresa pressoché in tutto il mondo, sia pure con ritmi diversi a seconda dei Paesi.

Negli Stati Uniti, il presidente Franklin D. Roosevelt, eletto nel 1932, promosse riforme molto ardite, passate alla storia con il nome di New Deal (nuovo corso): abbandonò la posizione di non intervento dello Stato in economia e introdusse un programma di lavori pubblici.

Lavori pubblici durante il New Deal
Lavori pubblici durante il New Deal.

Roosevelt, inoltre, sganciò il dollaro dal sistema aureo (o gold standard): fino a quel momento il valore del dollaro, come quello di tutte le principali valute del mondo, era basato sulle riserve di oro del Paese, secondo un preciso tasso di cambio; nel 1933 il presidente svincolò il dollaro dall’oro, allo scopo di svalutarlo e, di conseguenza, stimolare il mercato interno e le esportazioni. Altre misure del New Deal regolamentarono il sistema bancario e posero dei limiti alla speculazione finanziaria.

Anche nel resto del mondo, per i governi puntarono soprattutto sull’aumento dell’intervento pubblico e sull’abbandono del gold standard.  Gradualmente l’economia si riprese, ma in molti Paesi i livelli precedenti al 1929 furono raggiunti solo dopo l’inizio della Seconda guerra mondiale.

Fonti
John Kenneth Galbraith, The Great Crash 1929, Houghton Mifflin, 1954
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