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15 Aprile 2026
12:02

Dal foglietto di Donnarumma all’analisi video: come si preparano i portieri ai rigori

Dai codici colore sulle borracce di Pickford alle tattiche di disturbo di Emiliano Martinez, fino al foglietto di Donnarumma alle qualificazioni mondiali. Tutti i segreti della preparazione dei portieri sui rigori, dove statistica e mente contano quanto i riflessi.

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Dal foglietto di Donnarumma all’analisi video: come si preparano i portieri ai rigori
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Generata con AI

È diventato virale il foglietto di Gianluigi Donnarumma, con annotate statistiche e abitudini dei rigoristi della Bosnia usato durante la finale dei playoff di qualificazione al Mondiale 2026 tragicamente persa dalla nostra Nazionale. Un dettaglio apparentemente semplice, ma che racconta molto di come è cambiato il modo di preparare uno dei momenti più delicati nel calcio. Ma cosa c’è davvero dietro la preparazione di un portiere sui rigori? Le statistiche sono impietose: un rigore va a segno nella grande maggioranza dei casi, spesso fino all’80%. Eppure qualcuno deve restare lì, sulla linea, con il compito di provare a invertire queste probabilità. Come si prepara un portiere? Oggi la risposta ha sempre meno a che fare con il puro istinto e sempre più con analisi dei dati, studio degli avversari e strategie psicologiche.

Il foglietto dei rigori di Donnarmma: da dove nasce tutto

La storia moderna della preparazione sui rigori ha un punto di svolta cruciale: i quarti di finale dei Mondiali 2006, Germania contro Argentina. Dal dischetto i tedeschi realizzarono tutti e quattro i rigori, mentre Jens Lehmann ne parò due. Il portiere dichiarò poi di essersi preparato un bigliettino su cui aveva studiato, il giorno prima, i movimenti dei calciatori sudamericani nell'eventualità che la gara si decidesse ai rigori.

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Il foglietto di Jens Lehmann, Germania–Argentina 2006; Credit: Andreas Köpke, Public domain, via Wikimedia Commons

Quel bigliettino, scritto a mano su un foglio dell'albergo dal preparatore dei portieri, conteneva informazioni precise su ogni possibile rigorista argentino. Da Crespo ("rincorsa lunga/destra, rincorsa breve/sinistra"), ad Ayala ("aspetta molto, rincorsa lunga destra"), fino a Leo Messi ("sinistra"). Lehmann li consultava prima di ogni tiro. Prima del quarto rigore, quello di Cambiasso, si dice che il portiere abbia sfogliato il foglietto senza trovare il nome – Cambiasso non era elencato – eppure Cambiasso sbagliò lo stesso, probabilmente condizionato già dal solo gesto del portiere. Lo stesso foglio è stato battuto all’asta per la cifra record di 1 milione di euro.

C'è anche un aspetto psicologico da non sottovalutare: il gesto manda un messaggio al tiratore, dicendogli "so già dove tirerai". Questo può bastare per metterlo in difficoltà, farlo esitare o cambiare rincorsa. Da allora, quella pratica è diventata quasi universale tra i portieri professionisti.

Database, borracce e codici colore: la preparazione moderna dei portieri

Negli ultimi vent'anni, la quantità di informazioni a disposizione dei portieri è cresciuta in modo esponenziale. I club tracciano ogni penalty calciato da un avversario, costruendo un database con lati preferiti, altezze di tiro e modelli di esecuzione. L’analisi arriva a includere anche il contesto: minuto di gioco, punteggio e pressione della partita, perché un rigorista può cambiare abitudini a seconda della situazione. Quello che una volta era un foglietto scritto a matita è diventato oggi un sistema di profilazione statistica articolato.

Un esempio è Jordan Pickford, portiere dell'Inghilterra e dell'Everton. Gli appunti si sono trasformati in un vero e proprio database applicato direttamente sulla sua borraccia: accanto ai nomi degli avversari compaiono percentuali esatte che indicano dove ogni giocatore ha calciato in precedenza, spesso accompagnate da un codice colore — dove il verde indica la direzione statisticamente più probabile.

Anche a Euro 2024, Pickford aveva con sé un foglietto durante i quarti di finale dell'Inghilterra contro la Svizzera. Il foglietto riportava i nomi dei rigoristi svizzeri, la direzione in cui tuffarsi e, a volte, un breve suggerimento come "resta" o "ritarda", riferito al tempo in cui tuffarsi. "Ritarda" significa esattamente quello che sembra: contro chi guarda il portiere aspettando un segnale, restare fermi il più a lungo possibile lo obbliga a decidere senza potersi agganciare a un indizio visivo.

Perché la strategia ottimale sarebbe stare al centro?

C'è però un paradosso. Anche con i migliori dati, la strategia statisticamente più efficace per il portiere sarebbe una sola: restare fermi al centro. Eppure quasi nessuno lo fa.

L'analisi di 286 calci di rigore nei migliori campionati del mondo ha sottolineato che, vista la probabilità della direzione del tiro, la strategia ottimale per i portieri sarebbe quella di rimanere al centro della porta. Nonostante questo, la grande maggioranza dei portieri si tuffa in una direzione prima ancora che il pallone venga calciato. Perché?

La risposta viene dalla psicologia: si chiama bias d'azione. I portieri spiegano questo comportamento attraverso la teoria della norma: la norma è tuffarsi, e una scelta passiva provocherebbe in loro uno stato emotivo negativo qualora subissero il gol. In pratica, tuffandosi, il portiere avrebbe l'attenuante di averci almeno provato. Subire un gol restando immobili, anche se statisticamente era la scelta giusta, è psicologicamente molto più difficile da accettare sia per il portiere che per l'allenatore e anche per il pubblico.

Guerra psicologica: distrarre, rallentare, innervosire

Lo studio dei dati è solo metà del lavoro. L'altra metà si gioca sul piano mentale, durante quei secondi che separano il fischio dell'arbitro dall'esecuzione del tiro. Il portiere può mettere in atto piccole azioni disturbanti per interrompere la routine di preparazione al tiro dell'avversario. Nella finale Argentina-Francia ai Mondiali 2022, Emiliano Martinez non è rimasto sulla linea e ha lanciato il pallone lontano dal dischetto, facendosi richiamare dall'arbitro e rallentando in questo modo il turno di tiro. Il francese Tchouaméni, innervosito dal comportamento del portiere avversario, è uscito dalla propria routine di tiro, e ha sbagliato il rigore. Un altro esempio di questo sono i "balletti" sulla linea di porta di Jerzy Dudek durante la finale di Champions del 2005 Liverpool-Milan.

Questo meccanismo ha persino un nome tecnico, mutuato dalla psicologia dello sport: il Warm-up Decrement, ovvero quel calo improvviso di concentrazione che si verifica quando una routine viene interrotta.

C'è poi la lettura del linguaggio del corpo. Nella preparazione moderna si studiano micro-segnali che emergono nei pochi istanti prima del tiro. Per questo gli allenamenti sono sempre più specifici: palloni calciati da distanza ravvicinata, luci che si accendono all’improvviso per stimolare la reazione, simulazioni di rigori con tempi ridotti.

Nonostante tutta questa preparazione, i numeri restano chiari: solo tra il 12% e il 16% dei rigori viene parato, segno che anche con dati, studio e strategia il portiere continua a partire in netto svantaggio.

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