
A partire dal 1° giugno 2026, chi resta bloccato in autostrada a causa di cantieri o traffico bloccato ha diritto a un rimborso parziale o totale del pedaggio. La misura, prevista dalla delibera n. 211/2025 dell'Autorità di regolazione dei trasporti (ART), consente agli automobilisti di ottenere un ristoro direttamente dai gestori autostradali, nei casi in cui il servizio non rispetti degli standard minimi di qualità.
In questa prima fase, tuttavia, i rimborsi per ritardi da cantieri riguarderanno solo le tratte gestite interamente da un unico concessionario, mentre quelli su tratte multi-concessionario scatteranno dal 1° dicembre 2026. Associazioni come il Codacons hanno evidenziato una criticità significativa del sistema dei rimborsi: il rischio è che i costi dei rimborsi potrebbero essere scaricati sulle tariffe autostradali, con ulteriori rincari per gli automobilisti per coprire le spese degli indennizzi.
Chi può richiedere il rimborso del pedaggio
Secondo quanto indicato nella pagina dedicata del sito di Autostrade per l'Italia, esistono due modalità principali per ottenere il rimborso: da utente registrato e da utente non registrato.
Gli utenti registrati, che possono iscriversi sul sito cashback.autostrade.it o sull'app Muovy Cashback, hanno tre opzioni a disposizione. La prima consiste nel registrare il proprio dispositivo di telepedaggio: in questo caso il rimborso viene accreditato in automatico ogni volta che se ne matura il diritto, senza bisogno di presentare alcuna richiesta.
La seconda opzione, invece, prevede la possibilità di registrare la propria targa, nel caso in cui i pedaggi siano stati pagati con carte o contanti. La terza possibilità, infine, è quella di presentare una richiesta manuale con ricevuta: l'utente scansiona la ricevuta di pagamento ritirata al casello di uscita e presenta la domanda. Tutte e tre le modalità, comunque, richiedono la comunicazione di un IBAN per l'accredito.
Per chi invece non vuole registrarsi, da oggi è possibile richiedere il rimborso anche senza creare un account. Basta conservare la ricevuta del casello e indicare un indirizzo email. La ricevuta diventa utilizzabile a partire da 4 ore dopo il ritiro al casello. Dopo l'invio della richiesta, si riceve via email un codice per monitorare lo stato del rimborso. I rimborsi superiori a 10 centesimi vengono accreditati ed erogati a partire dalla soglia minima di 1 euro.
Come si calcolano gli importi del rimborso
A partire dal 1° giugno 2026 si applicano quindi le nuove misure introdotte dalla delibera 211/2025 dell'Autorità di Regolazione dei Trasporti: se il servizio autostradale non rispetta degli standard minimi di qualità, all'utente potrà essere corrisposto un ristoro economico.
Il nuovo sistema, in particolare, distingue due scenari: cantieri ed eventi di traffico bloccato. In caso di cantieri, il diritto al rimborso dipende dalla lunghezza del viaggio e dal ritardo accumulato:
- Per i viaggi fino a 30 km, il rimborso scatta sempre, indipendentemente dal ritardo.
- Per viaggi tra 30 km e 50 km, è necessario un ritardo di almeno 10 minuti.
- Per i viaggi oltre i 50 km, la soglia di ritardo sale a 15 minuti.
L'importo si compone di due parti: una quota base, calcolata in base alle caratteristiche dei cantieri incontrati sul percorso, e una quota aggiuntiva per ritardo, proporzionale al tempo perso rispetto ai tempi di percorrenza di riferimento pubblicati da Autostrade. Se durante il viaggio si incontrano più cantieri, i rimborsi si sommano fino al massimo del pedaggio pagato.
In caso di traffico bloccato, invece, il meccanismo è più semplice e si basa sulla durata dell'evento:
- In caso di blocco tra 60 e 119 minuti, il rimborso è pari al 50% del costo del pedaggio.
- In caso di blocco tra 120 e 179 minuti, il rimborso sale al 75%.
- Per i blocchi alla circolazione dai 180 minuti in poi, rimborso è pari al 100% del costo del pedaggio.
Gli eventi di durata inferiore a 60 minuti non danno diritto ad alcun rimborso, nemmeno sommandoli tra loro. Se nello stesso viaggio si verificano sia cantieri sia traffico bloccato, l'automobilista ha diritto al rimborso più alto tra i due: gli importi, in questo caso, non si sommano.
Le criticità segnalate dal Codacons
Nonostante la novità sia stata accolta positivamente, al momento restano alcune criticità. La principale, segnalata anche dal Codacons (il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori) riguarda la possibilità per le società autostradali di recuperare integralmente i costi dei rimborsi attraverso aumenti delle tariffe. Secondo la delibera dell'ART, i gestori potranno recuperare fino al 2027 il 100% della spesa sostenuta per elargire i rimborsi legati ai cantieri, con una riduzione progressiva negli anni successivi: il 75% nel 2028, il 50% nel 2029 e il 25% nel 2030.
Per i rimborsi legati al blocco della circolazione, invece, il recupero integrale tramite pedaggio è ammesso se il concessionario dimostra la forza maggiore e il rispetto degli obblighi informativi. Il rischio, a questo punto, è che il costo di queste misure finisca per ricadere sugli stessi automobilisti, con un possibile aumento delle tariffe autostradali da parte dei gestori della rete autostradale per compensare gli indennizzi che sono stati erogati.
Tra l'altro, al momento del lancio non risulta ancora attiva l'app unica per tutti i gestori della rete prevista dall'Autorità di Regolazione dei Trasporti: le principali società autostradali hanno pubblicato i moduli sui propri siti, ma tuttora manca una piattaforma centralizzata.
Inoltre, è importante sottolineare che in questa prima fase sono esclusi dal meccanismo i cantieri mobili e quelli emergenziali (conseguenti a incidenti, eventi meteo straordinari o attività di soccorso), così come i percorsi su cui è già prevista una riduzione generalizzata del pedaggio. Il prossimo 1° dicembre 2026 è prevista l'entrata in vigore della seconda fase dell'iniziativa, che estenderà i rimborsi ai percorsi su tratte gestite da più concessionari.