8 Febbraio 2024
15:00

Dal vinile alla musica liquida: breve storia dei supporti musicali

Negli ultimi anni ci siamo abituati ad ascoltare la musica sulle piattaforme digitali, ma nell'ultimo secolo si sono susseguiti vari supporti musicali. Ripercorriamo la loro storia, dal vinile allo streaming passando attraverso musicassette e CD.

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Dal vinile alla musica liquida: breve storia dei supporti musicali
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Nel Novecento si sono susseguiti diversi supporti musicali che ci hanno permesso di ascoltare la musica ovunque e a qualsiasi ora. Lo sviluppo tecnologico ci ha portati dal vinile, che conteneva una decina di tracce, alla "musica liquida", ossia quella disponibile sulle piattaforme streaming, che sono librerie musicali praticamente illimitate. Se all’epoca di Mozart ci si doveva ritenere fortunati nel sentire la stessa melodia due volte nel corso della vita, oggi siamo letteralmente circondati da musica, e possiamo riascoltarla quando vogliamo. Ma che viaggio ha fatto la musica, dai supporti fisici a oggi?

Come si ascoltava la musica prima del vinile?

Alla fine del XIX secolo le persone ascoltavano la musica con il fonografo, inventato da Thomas Edison nel 1877. Prima ancora, l'unico metodo per ascoltarla era assistere a un concerto dal vivo, che era un privilegio non da tutti, visti i prezzi dei biglietti. Il fonografo, quindi, fu il primo dispositivo a registrare e riprodurre la musica, e per farlo si serviva di supporti di registrazione cilindrici, una puntina, un diaframma e una tromba.

Nel 1887, Emil Berliner brevettò il grammofono, che utilizzava i dischi fonografici a 78 giri al minuto. Questi dischi erano costituiti da una parte in vetro e da una lamina di metallo rivestita con resina di gommalacca. Durante la Seconda Guerra Mondiale, però, la gommalacca era quasi impossibile reperire, e quando il conflitto terminò la maggior parte dei dischi stava per andare incontro a una rivoluzione: quella del disco in vinile.

Il disco in vinile, un evergreen

Nel 1948 la Columbia Records portò nelle case degli Americani e poi di tutto il mondo il disco in vinile: una volta inserito nel giradischi e collegato a un amplificatore, si posizionava la puntina e, voilà, ecco la musica a casa. Questi tipi di dischi erano chiamati LP (long playing): questo perché rispetto ai primissimi dischi in vinile realizzati pochi anni prima (un vero flop, a causa della Grande Depressione), avevano un numero maggiore di microsolchi sulla superficie, che permettevano di far stare molte più informazioni, e quindi avevano una durata maggiore.

Ci si potrebbe domandare: in che cosa differivano dai 78 giri, oltre che per il materiale? I 78 giri ruotavano più velocemente, ma duravano al massimo 5 minuti per lato, contro i 23/30 per lato degli LP. Inoltre, i vinili avevano una qualità del suono nettamente maggiore.

Negli anni Sessanta si pensò anche di creare un dispositivo per portare i vinili con sé, il famoso "mangiadischi". Al suo interno potevano essere inseriti i 45 giri, ossia i dischi in vinile con 178 mm di diametro e una velocità di 45 giri al minuto. Il disco veniva inserito in una fessura, e una puntina all'interno dell'apparecchio si posava sulla superficie, dando inizio alla riproduzione musicale. Fu un oggetto molto pop e desiderato dai giovanissimi, ma che ebbe vita breve.

Il disco in vinile, scalzato dalle musicassette all'inizio degli anni Settanta, negli ultimi anni ha visto un ritorno "prepotente" tra i grandi appassionati di musica e i collezionisti, che desiderano provare il piacere di avere tra le mani un gioiello d'epoca da trattare con delicatezza.

Disco in vinile

"L'era magnetica": le musicassette e il Walkman

Negli anni Trenta i tedeschi avevano inventato la registrazione su nastro magnetico, tecnologia che divenne pubblica solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1963 la Philips introdusse le musicassette, dispositivi a memoria magnetica che memorizzano dati e informazioni in sequenza sul nastro. Non ebbero un successo immediato, perché molti erano ancora affezionati al vinile. Tuttavia, con l'avvento del Walkman di Sony nel 1979, il poter registrare musica su un piccolo dispositivo portatile che si poteva portare sempre con sé attirò sempre più persone, facendo tramontare i mangiadischi.

Questo tipo di supporto è stato utilizzato per molto tempo, diventando assieme ai dischi in vinile uno dei supporti più diffusi al mondo per l’ascolto musicale, ed è caduto nell'oblio agli albori del 2000 a causa della popolarità dei CD. Presente in tantissimi film (per citare i più famosi: Ritorno al Futuro, Karate Kid e Il Tempo delle Mele), è stato riportato all'attenzione della Gen Z grazie alla quarta stagione di Stranger Things.

Walkman

L'era digitale: il CD

Il primo album prodotto industrialmente fu The Visitors degli ABBA, il 17 agosto del 1982, ma il primo ad essere immesso sul mercato fu 52nd Street di Billy Joel, agli albori di ottobre dello stesso anno, quando il direttore di Sony Akio Morita presentò per la prima volta il primo Compact Disc in in Giappone, insieme al lettore CD. Tutto molto bello e comodo sulla carta, ma… c'era un problema: i lettori CD inizialmente costavano quasi quanto uno stipendio medio mensile, e non tutti potevano permetterseli. Verso la fine degli anni Ottanta, finalmente, i prezzi si abbassarono, e i dischi iniziarono a riscuotere successo tra il pubblico, togliendo (lentamente) popolarità ai Walkman.

Per alcuni i CD sono ancora un mistero della tecnologia: parliamo di un disco di policarbonato (materiale termoplastico altamente trasparente) ricoperto da una sottilissima patina di alluminio e da un rivestimento protettivo per proteggerlo il più possibile da graffi e polvere. In 12 centimetri di diametro, si "intrappolava" la musica: sembrava quasi una magia. Ma come si legge esattamente la musica di un disco? Con un raggio laser interno al lettore CD: mentre il disco ruota, il raggio misura le differenze nel modo in cui la luce viene riflessa dallo strato di policarbonato sul fondo del disco, convertendola in suono. Uno dei più famosi riproduttori di musica da CD fu il Discman della Sony, simile per portabilità al Walkman.

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Nonostante nel 1991 vennero inventati i CD-R, ossia i CD sulla quale si potevano caricare e cancellare canzoni all'infinito, le vendite dei CD ebbero un picco nel 2001, con 900milioni di dischi venduti solo negli Stati Uniti. Per tutti gli anni Novanta e il primo decennio del 2000, i dischi sono andati forte, e nonostante l'avvento dello streaming dal 2011 in poi, il mercato dei CD si è discretamente ripreso, con una crescita globale del 9%, generando un business globale pari a 26,2 miliardi di dollari. Del resto, come dimenticare le emozioni che si provavano ascoltandoli dai player a colonna nei supermercati? Ci si metteva le cuffie, si sceglieva uno dei nuovi cinque album disponibili lanciati da MTV e si ascoltavano le tracce in anteprima. Una gioia che non tutti possono raccontare di aver provato, ma anche collezionare e ascoltare i dischi con il computer o da un impianto stereo ha il suo perché.

Una curiosità che non tutti sanno? Si pensa che sia stato Akio Morita a scegliere 74 minuti come capacità massima di registrazione del CD. Questo perché la Nona Sinfonia di Beethoven doveva stare per intero in un unico disco.

L'era della musica liquida

Nel marzo del 1998 venne commercializzato il primo lettore MP3, l'MPMan F10, e l'idea piacque così tanto a Steve Jobs che pensò di modificarla un po' e "farla sua". Il 23 ottobre del 2001, infatti, il CEO di Apple presentò l'iPod, il famosissimo lettore portatile di musica digitale con hard disk incorporato e 5 GB di memoria che in poco tempo arrivò a far "esplodere" i download. Era esteticamente elegante, ricaricabile e, soprattutto, occupava pochissimo spazio. Non poteva che fare il botto: nel mondo ne sono stati venduti più di 450 milioni!

iPod

Nel 2006, la rivista italiana Audio Review utilizzò la locuzione "musica liquida" per indicare la musica che si ascolta senza supporto fonografico (vinile, musicassetta, CD). Mancavano ancora cinque anni, però, all'avvento delle librerie musicali digitali che oggi sono utilizzate da tutti: Spotify, Deezer e Apple Music in testa.

La musica streaming

Nel 2011 Spotify venne lanciato negli USA, e poco dopo anche in Europa. In Italia è arrivato due anni dopo, nel febbraio del 2013, in concomitanza con il Festival di Sanremo. Spotify ha avuto successo dove altre piattaforme avevano fallito: ottenere la licenza per una grande quantità di canzoni e organizzarla in maniera intelligente in un'app, rendendola disponibile ovunque e dovunque.

Musica Spotify

Il modo di concepire la musica e di ascoltarla è cambiato quasi silenziosamente: tanti di noi per qualche anno hanno continuato a comprare ancora i CD. La maggior parte delle persone, però, ha smesso di acquistare supporti digitali, preferendo pagare una spesa mensile fissa per avere accesso a musica illimitata, e chi invece non ha sottoscritto un abbonamento ha accettato di ascoltare le pubblicità.

Le anime più "romantiche" e nostalgiche continuano comunque a dividersi tra piattaforme di streaming musicale e vecchi supporti. In particolare, è il disco in vinile il supporto più amato: secondo Technavio, il mercato generato dalle vendite di dischi in vinile in Europa è cresciuto di circa 92 milioni di dollari negli ultimi 4 anni, con Inghilterra, Germania, Paesi Bassi e Italia ai primi posti, a testimonianza che il nostro Paese è pieno persone che reputano la musica fisica un tesoro davvero prezioso.

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Veronica Miglio
Storyteller
Innamorata delle parole sin da bambina, ho scelto il corso di lingue straniere per poter parlare quante più lingue possibili, e ho dato sfogo alla mia vena loquace grazie alla radio universitaria. Amo raccontare curiosità randomiche, la storia, l’entomologia e la musica, soprattutto grunge e anni ‘60. Vivo di corsa ma trovo sempre il tempo per scattare una fotografia!
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