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2 Marzo 2026
15:30

Il delfino solitario “Mimmo” a Venezia non è un passatempo per turisti, ma un animale da proteggere

Da qualche mese c'è un delfino nella Laguna di Venezia. Si chiama Mimmo e la sua convivenza con traffico navale e turisti è un rischio da cui è nostra responsabilità proteggerlo. Gli esperti avvertono che per tutelare questo tursiope solitario è importante gestire il nostro comportamento, cioè la sua più grande minaccia. Ecco alcune regole fondamentali.

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Il delfino solitario “Mimmo” a Venezia non è un passatempo per turisti, ma un animale da proteggere
delfino mimmo venezia
Il delfino Mimmo nella Laguna di Venezia. Credit: Bearzi G. et al. (2026)

Passeggiando per Piazza San Marco a Venezia è possibile ammirare la Basilica con il suo celebre Leone, il Palazzo Ducale, la Torre dell'Orologio e, volgendo lo sguardo verso l'acqua… il delfino Mimmo. È questo il soprannome – insieme a “Nane” – che è stato dato a un esemplare solitario di tursiope (Tursiops truncatus) che ha deciso di stabilirsi nella laguna di Venezia a partire da giugno 2025. Con i suoi 2 metri di lunghezza, il giovane maschio è stato avvistato per la prima volta nelle acque di Chioggia, per poi spostarsi nella zona più a nord della laguna, spinto dalla grande abbondanza di cibo con salinità e temperature ottimali. Fin dalla prima segnalazione, il cetaceo è stato attentamente monitorato per salvaguardarne la salute.

Per quanto sia affascinante la presenza di un animale selvatico nelle acque del Bacino di San Marco, questo evento non deve però trasformarsi in un semplice "passatempo" per i turisti. I rischi legati alla stretta convivenza uomo-delfino sono infatti molti. Per questo motivo, i ricercatori del Cetacean Strandings Emergency Response Team (CERT) dell’Università di Padova e del Museo di Storia Naturale di Venezia hanno stilato una lista di regole e consigli fondamentali per non disturbare “il delfino di Venezia”, permettendogli di trovare in queste acque trafficate il suo habitat ideale. Guidato dal patologo veterinario dell’Università di Padova Guido Pietroluongo, il team di scienziati ha anche pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Frontiers in Ethology, in cui sono stati analizzati gli spostamenti, i tentativi di allontanamento e i concreti pericoli che minacciano quotidianamente l'esemplare.

Perché tutelare Mimmo è difficile: i tentativi di allontanarlo e la minaccia umana

Storicamente, il Mare Adriatico settentrionale e la stessa laguna di Venezia ospitavano popolazioni abbondanti di due specie: il delfino comune (Delphinus delphis) e il tursiope (Tursiops truncatus). Purtroppo, a causa di massacri di massa, le popolazioni mediterranee sono state decimate. Di conseguenza, il delfino comune è quasi del tutto scomparso dall'Adriatico tra gli anni '80 e '90 e non si è più ripreso. A differenza del delfino comune, il tursiope è riuscito a sopravvivere in questo ambiente sempre più degradato. Si tratta infatti di una specie molto resiliente e opportunista, la cui sopravvivenza è stata probabilmente aiutata dalla diminuzione dei predatori (come gli squali) e da una minore competizione per il cibo. Questa specie, che solitamente vive in branchi fino a 15 individui, abita spesso le zone costiere e si nutre principalmente di pesci e cefalopodi. È una specie presente nel Mediterraneo che popola le coste della Sicilia con numerosi avvistamenti alle Isole Eolie, Lampedusa e nello Stretto di Messina.

Per proteggere Mimmo dai pericoli del traffico veneziano, gli esperti hanno valutato alcune opzioni di intervento, giungendo però alla conclusione che il problema da gestire non è tanto il delfino, ma l'essere umano e l'educazione delle persone. Le opzioni di allontanamento forzato sono state infatti scartate per motivi ben precisi: i rischi legati a un eventuale trasferimento e l'inefficacia dei metodi utilizzati.

L'idea di catturare Mimmo per trasportarlo fisicamente in mare aperto è stata bocciata perché troppo pericolosa. Lo stress psicofisico della cattura avrebbe potuto scatenare la cosiddetta miopatia da cattura, una sindrome potenzialmente letale che causa shock e danni muscolari. Anche i tentativi di allontanarlo in modo "soft" utilizzando dei dissuasori acustici hanno fallito. Il cetaceo, semplicemente, si allontanava per un breve periodo per poi fare ritorno nel Bacino di San Marco.

Nel video del CERT qui sotto viene spiegato come avviene il monitoraggio dell'animale.

Il delfino è un ospite prezioso nella nostra laguna. Osservarlo è un privilegio, proteggerlo è un dovere!

Le regole per convivere rispettosamente con il tursiope nella laguna

Il CERT ha stilato un elenco di regole fondamentali per tutelare questo esemplare, appartenente a una specie già rigorosamente protetta da normative nazionali e internazionali che cittadini e autorità sono tenuti a rispettare. Poiché la sua presenza nel Bacino di San Marco attira turisti e media, sono state purtroppo segnalate diverse violazioni del codice di condotta da parte di persone che cercavano di attirare l'attenzione del delfino, per esempio organizzando tour guidati, tentando di toccarlo o avvicinandosi troppo per scattare foto.

Ecco le regole da seguire in caso di avvistamento:

  • Mantenere una distanza di sicurezza di almeno 50 metri.
  • Rispettare i limiti di velocità ed evitare di accelerare, cambiare bruscamente direzione o ingranare la retromarcia. Mimmo, purtroppo, mostra già delle lesioni sulla pinna dorsale dovute molto probabilmente al contatto accidentale con un'elica.
  • Non offrire cibo e non gettare oggetti in mare: dare da mangiare a un animale selvatico, che si tratti di un piccione o di un cetaceo, è vietato dalla legge.
  • Non attirare l'attenzione del delfino urlando, facendo schiamazzi o sbattendo oggetti contro lo scafo della barca.
  • Non avvicinarsi e non tentare alcun tipo di contatto fisico o interazione diretta.

Tutte queste attività di origine antropica rischiano di alterare il comportamento naturale del tursiope, disturbando il suo riposo e le sue battute di caccia, oltre a interferire con i suoi delicati sistemi di ecolocalizzazione.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano.
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