
Il gufo e la civetta vengono spesso associati a presagi di sventura o, nella tradizione e nella letteratura fantasy, alle arti magiche. Sebbene a volte vengano confusi fra loro, sono in realtà rapaci notturni ben distinti e dotati di caratteristiche biologiche e comportamentali uniche. Il gufo comune (Asio otus) e la civetta (Athene noctua) appartengono entrambi all'ordine degli Strigiformi, insieme all'allocco comune (Strix aluco) e al barbagianni comune (Tyto alba), ma differiscono profondamente per aspetto fisico, dimensioni, scelta dell'habitat e vocalizzazioni. Dai famosi "ciuffetti" sulle orecchie del gufo al profilo tondeggiante e minuto della civetta, fino alle loro diverse abitudini di caccia, ai luoghi dove nidificano e ai richiami inconfondibili che riecheggiano nel buio: ecco come riconoscere e distinguere questi due frequentatori della notte.
Come distinguerli dall'aspetto fisico
Il gufo comune (Asio otus) e la civetta comune, o semplicemente civetta (Athene noctua), sono entrambi Strigiformi ed appartengono anche alla stessa famiglia degli Strigidae, ma si tratta di rapaci di due Generi diversi, con alcuni caratteri morfologici che consentono di distinguerli anche a colpo d'occhio.
I "ciuffetti" sulle orecchie: il dettaglio inconfondibile
Il marker visivo più semplice da ricordare è la testa. Il gufo comune, quando è posato, si riconosce subito per i suoi due ciuffi auricolari, piume erette che spuntano sopra gli occhi e che vengono spesso scambiati per vere orecchie. Quei ciuffi non sono orecchie, e non hanno alcun ruolo nell'udito. Le vere aperture uditive dei rapaci notturni sono completamente nascoste dal piumaggio ai lati del cranio, invisibili a occhio nudo.
Sulla loro funzione reale, la scienza propende oggi soprattutto per il mimetismo: uno studio comparativo pubblicato nel 2025 su Frontiers in Zoology, condotto su 184 specie della famiglia Strigidae, ha trovato che i ciuffi auricolari compaiono soprattutto nelle specie strettamente notturne (che quindi devono nascondersi bene durante il riposo diurno) e tendono a essere più grandi nelle specie che si nutrono di uccelli che quindi necessitano di confondersi tra i rami.
La civetta, invece, non li ha: la sua testa è nuda di ciuffi, con un profilo tondo e liscio.
Dimensioni, proporzioni e differenze di stazza
Il gufo comune è nettamente più grande: misura circa 35-37 cm di lunghezza, con un'apertura alare che può sfiorare il metro (90-100 cm) e un peso che arriva a 350-370 grammi circa (le femmine sono un po' più pesanti dei maschi, ma del tutto simili nell’aspetto). La civetta è molto più minuta: 21-23 cm di lunghezza, un'apertura alare di appena 53-59 cm e un peso di circa 150-200 grammi.
Anche la forma della testa cambia: quella del gufo è proporzionata a un corpo slanciato, mentre la civetta ha una testa larga e piatta, che le dà quell'aria un po' "tozza" e buffa.

Il piumaggio e i dischi facciali
Il gufo comune ha un piumaggio fulvo-marrone su testa, collo e dorso, con macchiettature scure, mentre il ventre vira su tonalità giallo-ocra striate di nero: un mimetismo perfetto per confondersi con la corteccia degli alberi su cui si posa di giorno. Di notte, durante il volo, si nota bene il bianco con semilune nere della parte inferiore delle ali. La civetta ha una colorazione grigio-bruna striata di bianco nella parte superiore, e ventre chiaro macchiettato di bruno.

Entrambe le specie possiedono il tipico disco facciale che funziona come un'antenna parabolica acustica, raccogliendo i suoni e convogliandoli verso le aperture uditive nascoste sotto le piume. Nel gufo il disco è diviso da una "V" biancastra centrale tra i due occhi giallo-arancioni; nella civetta è meno marcato e gli occhi sono di un giallo più intenso. Entrambi ha vista frontale, tipica dei rapaci notturni.
Habitat e comportamento: dove vivono e come cacciano
La civetta è l'animale più "urbano" dei due: predilige le vicinanze degli abitati soprattutto in ambiente rurale, tra pianura e collina, raramente oltre i 1.000 metri di altitudine, ed è nota per il comportamento terricolo (caccia spesso a terra, appollaiata su muretti e pali) più che legato al bosco. In Italia nidifica soprattutto sotto i 700 metri, con rare puntate fino a 1.000-1.200 metri nei fondivalle alpini e appenninici, prediligendo zone agricole con filari di alberi vecchi, cascinali e edifici abbandonati per curare la sua nidiata. Pur essendo classificata come LC – Least Concern (a rischio minimo) dalla IUCN Red List a livello globale, come spiegato dalla Lega Italiana Protezione Uccelli il trend è in moderato declino continuo dagli anni '70. Tuttavia, in Italia (dove la popolazione è stimata in 40.000-70.000 coppie) lo stato di conservazione è considerato favorevole, con una fase di stabilità/ripresa dopo un declino generalizzato registrato negli anni '60-'70. È vulnerabile ai pesticidi usati in agricoltura e può morire per elettrocuzione (fulminata dai cavi elettrici).

Il gufo comune, pur essendosi anch'esso adattato in parte agli ambienti urbani, resta più legato ad ambienti misti con boschi, coltivi e arbusteti, dove passa le giornate immobile e mimetizzato su un ramo, spesso vicino al tronco. Nidifica sugli alberi e, in inverno, può riunirsi in gruppi a formare veri e propri dormitori collettivi sullo stesso albero, comportamento questo che invece la civetta non mostra. Alquanto longevo e forse anche per questo si suol dire “vecchio gufo”, In Italia è più diffuso in Pianura Padana, nei fondovalle alpini, in Appennino e in Puglia, dal livello del mare fino a 1.200-1.300 metri (con punte di quasi 2.000 metri sulle Alpi occidentali). Anche il suo stato di conservazione è favorevole sia nel nostro Paese che a livello europeo, con la popolazione italiana (stimata in 6.000-12.000 coppie) in trend stabile o localmente in aumento. A livello globale è classificato anch'esso come LC – Least Concern (a rischio minimo). Anche il gufo è particolarmente minacciato da fenomeni di elettrocuzione o da modalità scorrette di gestione dei boschi (il taglio di alberi durante la sua nidificazione è vietato).

Entrambe le specie sono carnivore. La civetta caccia soprattutto piccoli vertebrati e grossi insetti e può cacciare anche nelle prime ore del mattino e al tramonto, mentre il gufo comune caccia esclusivamente di notte e si nutre di topi, toporagni, talpe, scoiattoli, ratti e piccoli uccelli.
Il canto: riconoscere i richiami nel buio
Se non si riesce a vedere l'animale, l'orecchio può dare una grossa mano. Il canto del gufo comune è un suono grave e ripetuto: una lunga sequenza di note basse e cupe, non fortissime ma percepibili anche a centinaia di metri di distanza nelle notti silenziose. Il verso della civetta è invece più acuto e stridulo, spesso descritto come un "miao" lamentoso o un fischio ripetuto.
Una caratteristica di certo li accomuna: sono animali utili all’ uomo, abili predatori di topi e di certo “non portano alcuna sventura” al luogo in cui vivono.