
Dopo essere state decimate da decenni di caccia commerciale nel corso del Novecento, sembra che le balenottere azzurre (Balaenoptera musculus) e le balenottere comuni (B. physalus) stiano lentamente tornando a popolare alcune aree dell’Atlantico meridionale. Negli ultimi anni, gli avvistamenti delle due specie sono aumentati soprattutto nelle acque al largo di Namibia e Sudafrica, nell’Atlantico sud-orientale. Un segnale che, secondo un recente studio pubblicato sull’African Journal of Marine Science, potrebbe indicare proprio una graduale ripresa delle loro popolazioni.
Dal boom della caccia commerciale al crollo delle popolazioni di balene
Per capire la portata di questa possibile ripresa bisogna tornare indietro di circa un secolo, quando la caccia commerciale alle balene raggiunse dimensioni industriali. Con questo termine si indica la cattura dei cetacei a fini economici, soprattutto per ricavarne olio – estratto dal grasso – e carne, da consumare principalmente per fini alimentari. Sebbene la caccia alle balene fosse praticata già da secoli, all’inizio del Novecento l’introduzione di imbarcazioni più veloci e arpioni esplosivi permise di raggiungere e abbattere anche specie enormi e relativamente rapide come la balenottera azzurra. Fu soprattutto nell’emisfero australe e nelle acque antartiche che questa industria assunse proporzioni enormi. Come indicato da una scheda informativa del WWF, nel solo biennio 1937-1938 furono uccise in Antartide circa 46.000 balene, mentre un importante studio del 2014 ha stimato per la prima volta che nel corso del Novecento furono abbattute complessivamente circa 3 milioni di balene nel mondo – 2,9 milioni per la precisione.
Cosa mostra il nuovo studio su balenottere azzurre e comuni
Le due specie considerate nel nuovo studio furono tra quelle maggiormente colpite: tra il 1913 e il 1978 furono uccise circa 350.000 balenottere azzurre e 725.000 balenottere comuni. Oggi, però, almeno in alcune aree dell’Atlantico sud-orientale, gli avvistamenti sembrano essere in aumento. Gli autori dello studio hanno raccolto e analizzato le segnalazioni di balenottere azzurre antartiche e balenottere comuni meridionali – due sottospecie di, rispettivamente, balenottera azzurra e balenottera comune – combinando osservazioni effettuate in mare, opportunistiche e non, e dati relativi agli spiaggiamenti. Il dataset copre oltre sessant’anni, dal 1964 al 2025, permettendo così di confrontare la presenza delle due sottospecie nel corso del tempo. Il 95% delle osservazioni raccolte dagli autori è stato registrato dal 2012 in poi, un andamento che secondo i ricercatori rifletterebbe proprio la graduale ripresa delle popolazioni dopo la fine della caccia commerciale.

Un recupero ancora incompleto: cosa resta degli effetti della caccia
Eppure, nonostante questi segnali incoraggianti, le conseguenze della caccia commerciale sono ancora evidenti. La balenottera azzurra antartica è infatti classificata come “in pericolo critico” (critically endangered) dalla Lista Rossa della IUCN e la sua popolazione è stimata intorno al 3% dei livelli precedenti alla caccia, anche se starebbe crescendo a un ritmo del 5-8% all’anno. La balenottera comune, invece, è classificata come “vulnerabile” (vulnerable): le sue popolazioni avrebbero recuperato oltre il 30% dei livelli storici e sarebbero in aumento di circa il 4-5% ogni anno. Studiare questa ripresa, però, non è semplice. Entrambe le specie percorrono distanze enormi e trascorrono buona parte della loro vita nelle remote acque antartiche, rendendo difficile seguirne gli spostamenti e stimarne con precisione l’abbondanza.
La ripresa è incoraggiante, ma il recupero è ancora lungo
I nuovi avvistamenti rappresentano quindi un segnale promettente, ma non significano che queste popolazioni siano ormai fuori pericolo e, soprattutto per la balenottera azzurra antartica, i numeri restano ancora molto lontani da quelli precedenti alla caccia commerciale. Allo stesso tempo, il ritorno sempre più frequente di questi cetacei nelle acque dell’Atlantico sud-orientale suggerisce che alcune aree utilizzate storicamente potrebbero tornare ad avere un ruolo importante per le loro attività biologiche (alimentazione, migrazione, riproduzione). Proprio per questo, secondo gli autori sarà fondamentale continuare a raccogliere dati e monitorare la regione nei prossimi anni. Dopo decenni in cui questi giganti del mare erano diventati estremamente rari, riuscire a comprenderne meglio gli spostamenti sarà essenziale per capire quanto rapidamente stiano davvero recuperando.