
Veloce contro furtivo, snello contro robusto, pois contro rosette. Ghepardo (Acinonyx jubatus) e leopardo (Panthera pardus), felini maculati dell'Africa, possono sembrare simili da lontano, ma nascondono in realtà profonde differenze sia fisiche che etologiche. Il primo è l'animale terrestre più veloce del mondo, capace di sfiorare i 100 km/h durante le sue battute di caccia diurne, con un corpo più magro, striature nere sul muso e macchie "a pois"; l'altro è un predatore notturno massiccio e potente, famoso per la sua abilità di trascinare le prede sugli alberi, con macchie più grandi e a rosetta.
Il confronto visivo tra ghepardo e leopardo: come riconoscerli dal mantello e dal muso
Ghepardo e leopardo non sono parenti stretti come si potrebbe pensare. Appartengono entrambi alla famiglia dei felidi, ma si trovano su due rami dell'albero genealogico separati da circa 10-11 milioni di anni di evoluzione. Il leopardo fa parte del genere Panthera, insieme a leoni, tigri e giaguari. Il ghepardo, invece, è l'unica specie vivente del genere Acinonyx e appartiene alla sottofamiglia Felinae, quella dei "piccoli felini".
Tuttavia, alla vista rimangono simili con alcune caratteristiche che li distiguono.
Le "strisce di lacrime" sul muso
Il ghepardo porta sul volto due linee nere, dette informalmente "linee delle lacrime", che corrono dall'angolo interno degli occhi fino agli angoli della bocca. È il tratto più rapido per riconoscerlo, perché nessun altro grande felino ce l'ha. La loro funzione non è confermata da studi o esperimenti sul campo, ma l'ipotesi più accreditata è che riducano il riverbero della luce solare aiutando il ghepardo a mettere a fuoco la preda durante inseguimenti ad alta velocità nelle ore più assolate. L'unica ricerca, pubblicata su Biology Letters, è stata condotta su un altro animale dalle striature simili, il falco pellegrino.
Il leopardo, invece, ha un muso senza striature.

Il pelo "a pois" o con rosette complesse
Sul corpo, il mantello del ghepardo è costellato di macchie piene, rotonde e nere, distribuite in modo relativamente uniforme. Questo disegno si adatta invece bene agli spazi aperti dell'erba corta della savana, dove l'animale caccia più affidandosi alla velocità che al mimetismo da imboscata.
Il leopardo ha il mantello coperto da rosette: macchie nere a forma di anelli irregolari attorno a un centro leggermente più scuro del colore di fondo, ma senza puntini al proprio interno. Questa struttura, come spiega uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, aiuta a spezzare il profilo del corpo tra luci e ombre della boscaglia, del bosco o delle rocce, rendendolo quasi invisibile durante l'avvicinamento alla preda. Nelle foreste pluviali del Sud-est asiatico esistono persino leopardi quasi completamente neri (i cosiddetti "pantere nere"): non si tratta di una specie diversa, ma di una variante melanica dello stesso Panthera pardus.

Anatomia e corporatura: l'atleta scattante contro il lottatore muscoloso
Se il volto è il modo più veloce per riconoscerli, la corporatura racconta due strategie di caccia diverse.
Il ghepardo pesa in media 39-65 kg, ha zampe lunghe, un torace stretto e profondo, una testa piccola e appiattita e una lunga coda muscolosa che funziona come un timone, spostandosi da un lato all'altro per bilanciare il corpo nelle curve strette a piena velocità.
I leopardi maschi pesano tra i 37 e i 90 kg, le femmine tra i 28 e i 60 kg, con un fisico più robusto e muscoloso sopratutto sul posteriore. Questo gli permette di arrampicarsi su un albero trascinando in bocca una preda anche più pesante di lui. Il leopardo è anche uno dei pochi grandi felini a nuotare volentieri, mentre il ghepardo evita l'acqua.
Gli artigli: semi-retrattili per fare presa o retrattili per arrampicarsi
Il ghepardo ha artigli semi-retrattili (l'unico artiglio retrattile si trova sul primo dito), che restano sempre parzialmente esposti utili per scavare nel terreno per garantire trazione durante l'accelerazione e le frenate improvvise oltre che ad agganciare le prede. Non è un caso che il nome del genere, Acinonyx, derivi dal greco e significhi letteralmente "artiglio immobile".
Il leopardo, come quasi tutti gli altri felini, ha artigli completamente retrattili ma sempre pronti per aggrapparsi alla corteccia durante un'arrampicata o per affondare in una preda durante l'attacco.

Etologia, velocità e caccia: scatto diurno o agguato notturno
Il ghepardo è, tra i predatori africani, uno dei pochi a cacciare prevalentemente di giorno, in particolare nelle ore più fresche dell'alba e del tramonto. Il ghepardo si avvicina furtivamente poi scatta in un inseguimento breve. Deve poi divorare il pasto il più in fretta possibile: uno studio condotto nel Serengeti (Tanzania), dove i ricercatori hanno osservato centinaia di catture reali, stima che il ghepardo perda tra l'11% e il 12,9% delle proprie prede (gazzelle, kob e impala), sottratte leoni e iene, più grandi e massicci, prima ancora che riesca a finire di mangiare
Si stima che il ghepardo raggiunga i 110-120 km/h, numeri che lo rendono l'animale terrestre più veloce la mondo. Uno studio pubblicato su Nature nel 2013, in cui i ricercatori hanno equipaggiato cinque ghepardi selvatici in Botswana con collari GPS durante 367 cacce reali, la velocità massima registrata è stata di 93 km/h. Mentre nella scheda della IUCN Red List viene segnalata una velocità massima di 103 km/h. Il primato "ufficiale" appartiene a un ghepardo in cattività (Sarah, dello zoo di Cincinnati) che ha percorso 100 metri in appena 5,95 secondi, toccando i 98 km/h, un primato riconosciuto dal Guinness World Records.

Il leopardo è soprattutto notturno o crepuscolare, un cacciatore d'imboscata che punta sulla furtività: si avvicina alla preda fino a pochi metri di distanza prima di scattare in un balzo. Nella sua dieta troviamo dagli scarabei stercorari alle antilopi, passando per scimmie e pesci.

Habitat e distribuzione: dove vivono e lo stato di conservazione
Il leopardo è, per areale, uno dei grandi felini più diffusi al mondo: occupa gran parte dell'Africa subsahariana, zone del Medio Oriente, del Caucaso, dell'Asia centrale e meridionale, fino all'Estremo Oriente russo, a Giava e allo Sri Lanka. È anche incredibilmente adattabile, capace di vivere tanto nelle foreste pluviali quanto nei deserti o alle porte delle megalopoli asiatiche.

Il ghepardo ha un areale molto più ristretto e frammentato: oggi occupa meno del 10% del territorio che abitava un tempo, concentrato principalmente nelle savane dell'Africa orientale e meridionale (Serengeti, Maasai Mara, Kalahari), con piccole popolazioni residue nell'Africa nord-occidentale.

Nelle savane dell'Africa orientale e meridionale gli areali di ghepardo e leopardo si sovrappongono. I due felini convivono nelle stesse riserve e si nutrono spesso delle stesse prede (gazzelle, impala).
Entrambe le specie sono classificate come Vulnerabili (Vulnerable) nella Lista Rossa IUCN. Questi felini stanno affrontando un drammatico declino causato dall'attività umana e dalla perdita di habitat. Il leopardo ha perso storicamente oltre il 30% della sua popolazione; sebbene a livello globale si contino ancora circa 261.600 esemplari, alcune popolazioni regionali (come nell'Africa occidentale) sono ormai in pericolo critico, con pochissimi individui rimasti. La situazione del ghepardo è più grave: ha registrato un calo del 37% negli ultimi 15 anni e ne restano appena 6.500-7.000 esemplari frammentati in gruppi isolati, con un paio di sottospecie (tra cui quella asiatica in Iran) ridotte a poche decine di individui e sull'orlo dell'estinzione (Critically Endegered).