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29 Luglio 2026
12:30

Due antiche dighe di 4.500 anni fa potrebbero aver protetto la Piramide Rossa di Snefru dalle piene

Uno studio propone che due dighe costruite oltre 4.500 anni fa proteggessero dalle piene la Piramide Rossa, situato sull'altopiano di Dahshur dalle piene. L'ipotesi, basata su dati satellitari, attende conferma dagli scavi archeologici.

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Due antiche dighe di 4.500 anni fa potrebbero aver protetto la Piramide Rossa di Snefru dalle piene
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La Piramide Rossa a Dahshur. Credit: Di Jon Bodsworth – http://www.egyptarchive.co.uk/html/dahshur_08.html, Copyrighted free use, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4969194

Un nuovo studio, pubblicato su Nature da Xavier Landreau, Guillaume Piton e Sayed Hemeda, propone che il paesaggio attorno alla Piramide Rossa di Dahshur, in Egitto, fosse dotato di un sofisticato sistema di gestione delle acque già durante l'Antico Regno (2700-2200 a. C.). I ricercatori hanno identificato i resti di due possibili dighe che avrebbero avuto il compito di controllare le piene stagionali provenienti dai rilievi del deserto orientale, proteggendo il complesso monumentale e le aree circostanti.

La piramide rossa del faraone Snefru considerata “perfetta”

La Piramide Rossa, costruita dal faraone Snefru intorno al 2600 a.C., è considerata la prima piramide "perfetta", con facce lisce e inclinazione costante. Sorge sull'altopiano di Dahshur, un'area oggi arida ma che in passato era interessata da corsi d'acqua temporanei, noti come wadi, capaci di convogliare grandi quantità d'acqua durante piogge intense. Analizzando immagini satellitari, modelli digitali del terreno e rilievi geomorfologici, gli autori hanno individuato due strutture lineari trasversali ai principali canali di drenaggio.

La loro posizione, la forma e il rapporto con il paesaggio idrografico suggeriscono che possano essere state realizzate per rallentare o deviare il flusso delle acque prima che raggiungesse la piana di Dahshur.

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La zona della piramide, con le sue caratteristiche idrografiche. Credit: Landreau et al.

La scoperta delle dighe a Dahshur

Secondo lo studio, queste opere avrebbero contribuito a ridurre il rischio di erosione e di allagamenti in un'area che ospitava non solo la piramide, ma anche templi, le infrastrutture relative e zone frequentate durante la costruzione del complesso e in funzione del culto funerario del sovrano. Le dighe avrebbero inoltre favorito il deposito dei sedimenti trasportati dalle piene, limitando l'impatto degli eventi più violenti.

Gli autori hanno sottolineato tuttavia che l'interpretazione resta preliminare. Le strutture sono state individuate soprattutto attraverso dati telerilevati e osservazioni sul terreno, ma non sono ancora stati effettuati scavi archeologici in grado di confermarne con certezza la natura artificiale, la cronologia e le tecniche costruttive. È quindi possibile che future indagini modifichino o precisino questa ipotesi.

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Foto aerea del 1925 con in evidenza quelle che potrebbero essere le due dighe. Credit: Landreau et al.

Se confermata, la scoperta amplierebbe la nostra conoscenza delle capacità ingegneristiche degli antichi Egizi. Oltre alla costruzione delle grandi piramidi, le comunità dell'Antico Regno avrebbero progettato opere idrauliche destinate a gestire un ambiente dinamico e a proteggere monumenti e infrastrutture dagli effetti delle piene improvvise. Più che riscrivere la storia delle piramidi, il lavoro invita a considerare questi monumenti come parte di un paesaggio attentamente pianificato, nel quale architettura, geologia e gestione delle risorse idriche erano strettamente collegate e tenute in considerazione per il fine monumentale ultimo. Saranno però necessari nuovi scavi e analisi geologiche per stabilire se le due strutture fossero davvero dighe costruite oltre 4.500 anni fa.

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