
La Grande Piramide di Cheope potrebbe essere molto più resistente ai terremoti di quanto si sia sempre pensato, grazie anche alla differenza di vibrazione tra la Piramide e il suolo sottostante. È la conclusione di uno studio pubblicato su Scientific Reports di Nature, in cui un gruppo internazionale di ricercatori, con Mohamed El Gabry come capofila, ha analizzato gli aspetti architettonici e geotecnici che hanno permesso al monumento di sopravvivere per oltre 4500 anni in una regione non completamente immune all’attività sismica.
Gli studiosi hanno utilizzato modelli tridimensionali e simulazioni numeriche per capire come la struttura della piramide reagirebbe a terremoti di diversa intensità. Il risultato più sorprendente riguarda il modo in cui il peso stesso del monumento contribuisce alla sua stabilità: la forma piramidale distribuisce equamente le forze verso il basso e verso l’esterno, riducendo i punti di stress che normalmente causano il collasso degli edifici che si sviluppano verticalmente.
Anche la base della piramide gioca un ruolo fondamentale. La piramide di Cheope sorge infatti su un altopiano calcareo compatto di Giza, capace di assorbire parte delle vibrazioni sismiche. Secondo lo studio, il terreno sottostante funzionerebbe quasi come un ammortizzatore naturale, limitando gli spostamenti della struttura durante un terremoto.

Un altro elemento decisivo, secondo i ricercatori, è rappresentato dai giganteschi blocchi di pietra utilizzati dagli antichi egizi. Il loro enorme peso aumenta l’inerzia dell’edificio, rendendolo meno sensibile alle oscillazioni rapide del terreno. Inoltre i blocchi non sono legati da malte rigide moderne: i piccoli movimenti tra le pietre potrebbero aver contribuito a dissipare parte dell’energia sismica nel corso dei secoli. Le simulazioni mostrano che le aree più vulnerabili sarebbero soprattutto le camere interne e i corridoi, dove i vuoti strutturali concentrano maggiormente le tensioni. Nonostante questo, la massa complessiva della piramide continua a garantire un livello di stabilità eccezionale rispetto a molte costruzioni moderne.
La ricerca suggerisce anche che gli antichi costruttori egizi, pur senza conoscere la sismologia, avessero sviluppato tecniche empiriche estremamente efficaci. La scelta del sito, l’inclinazione delle pareti e la distribuzione dei pesi sembrano infatti rispondere a criteri ingegneristici sorprendentemente avanzati. Più che un semplice monumento funerario, la Grande Piramide emerge quindi come un capolavoro di ingegneria antica, capace di resistere non solo al tempo, ma anche alle sollecitazioni naturali che nei millenni hanno interessato la valle del Nilo.