
Nove scosse di terremoto di magnitudo compresa tra 2.3 e 3.5 sono state registrate oggi, 16 settembre, in provincia di Catanzaro, Calabria. Secondo i dati riportati dall'INGV, il primo sisma di M 2.4 è stato rilevato alle 03:11, mentre gli ultimi 3 terremoti sono stati i più forti a livello di intensità: uno di magnitudo 3.5 rilevato alle 07:04 con epicentro a 2 km da Squillace, uno di magnitudo 3.1, localizzato alle 07:07 a 2 km da Amaroni, e l'ultimo di magnitudo 3.2, avvenuto alle 07:08 a 2 km da Borgia.
Dal punto di vista degli ipocentri, tutte le scosse hanno avuto profondità tra i 36 e i 40 km: i sismi sono stati avvertiti dalla popolazione locale, ma al momento non sono stati segnalati particolari danni né feriti, un elemento che si spiega guardando alla profondità media delle scosse.
La città di Catanzaro si trova, in media, a 15 km di distanza dagli epicentri dei terremoti, mentre tra i Comuni più vicini rientrano Vallefiorita, Montauro, Palermiti e San Floro.
Da un punto di vista geologico, la Calabria è una delle zone più attive a livello sismico dell'Italia: la regione, infatti, subisce la convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica. È proprio l'interazione tra le due placche a generare una sismicità diffusa, come conferma la mappa qui sotto rilasciata dall'INGV, che riporta i terremoti registrati dal 1985 a oggi.

Per avere un quadro ancora più preciso della situazione, è inoltre possibile utilizzare il più nel dettaglio, però, il database DISS delle principali sorgenti sismogenetiche italiane.
Il pallino rosso indica l'epicentro delle scosse, mentre i rettangoli arancioni rappresentano i principali sistemi di faglie della zona. Come visibile nella mappa qui sotto (dove il pin giallo indica l'epicentro della scossa più forte, di magnitudo 3.5, rilevata nei pressi di Squillace), si tratta della Caraffa-Squillace a nord, della Crotone-Rossano a nord-est, della Sant'Eufemia a ovest e della faglia delle Serre a sud.

Oltre a questo, è ben visibile la presenza di linee semi-parallele di colore blu: queste rappresentano una zona di subduzione, la cui profondità massima in quella zona è tra i 28 e i 30 km.