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18 Marzo 2026
18:00

Equinozio di primavera 2026: cos’è, quando arriva e perché non cadrà il 21 marzo fino al 2102

Il primo giorno di primavera nel 2026 sarà il venerdì 20 marzo (non il 21 marzo come molti pensano). Alle 15:46 italiane la Terra raggiunge il punto della sua orbita in cui il Sole si trova sullo zenit all'equatore. Il dì comincia a durare più della notte in tutto l'emisfero boreale.

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Equinozio di primavera 2026: cos’è, quando arriva e perché non cadrà il 21 marzo fino al 2102
equinozio primavera

Comincia la primavera: venerdì 20 marzo 2025 alle 15:46 italiane cade l'equinozio di primavera, l'istante in cui il Sole attraversa l'equatore celeste dando così ufficialmente inizio alla bella stagione. L'equinozio di primavera uno dei due due momenti dell'anno – insieme all'equinozio di autunno – in cui il Sole “scavalca” l'equatore: a marzo “entra” nell'emisfero boreale, mentre a settembre nell'emisfero australe. In prima approssimazione, i giorni di equinozio sono quelli in cui il giorno è equamente diviso in 12 ore di luce e 12 ore di buio ovunque nel mondo: nella realtà, però, questo avviene nel giorno dell'equiluce che cade un po' prima dell'equinozio nel nostro emisfero e un po' dopo nell'emisfero sud.

L'equinozio di primavera cade tra il 19 e il 21 marzo, ma dal 2008 arriva il 20 marzo: non cadrà il 21 marzo fino al 2102. L'equinozio di autunno può cadere invece tra il 21 e il 24 settembre e quest'anno arriverà il 23 settembre alle 2:04 italiane. Pochi giorni dopo l'equinozio di primavera ci sarà un altro appuntamento annuale collegato alla primavera: il ritorno dell'ora legale previsto in Italia il 29 marzo 2026 alle 2:00 di notte.

Che cos'è l'equinozio di primavera dal punto di vista astronomico: quando e a che ora cade nel 2026

Da un punto di vista astronomico, tecnicamente gli due equinozi sono i due momenti in cui il Sole, nel suo moto apparente annuale nel cielo, attraversa l'equatore celeste, cioè la proiezione dell'equatore terrestre nella sfera celeste. Ricordiamo infatti che l'asse di rotazione della Terra non è perpendicolare al piano della sua orbita, ma inclinato di 23°27′: questo rende inclinato anche il piano dell'equatore celeste rispetto al piano orbitale terrestre, che è anche – approssimativamente – il piano in cui il Sole compie il suo moto apparente nel cielo. Nell'equinozio di marzo il Sole “scavalla” l'equatore celeste da sotto a sopra l'equatore stesso nell'emisfero boreale, mentre appare scendere sotto l'equatore celeste nell'emisfero australe. Il contrario nell'equinozio d'autunno: il Sole scende sotto l'equatore celeste nell'emisfero boreale e sale sopra di esso nell'emisfero australe.

Da un punto di vista geometrico, nel momento dell'equinozio la direzione dell'asse terrestre non ha alcuna componente verso il Sole né in direzione opposta: punta “perpendicolarmente” alla nostra stella. È questa particolare disposizione geometrica a far sì che il dì duri 12 ore ovunque sul pianeta. Una conseguenza di questo fatto è che, nel giorno dell'equinozio, i raggi solari sono perpendicolari all'equatore terrestre e dunque il Sole si trova allo zenit in ogni punto dell'equatore: qui gli oggetti non proiettano ombre nel mezzogiorno dell'equinozio!

equinozio d'autunno
Inclinazione dei raggi solari rispetto ai piani tangenti al globo durante l’equinozio di primavera: 23°27’ ai Circoli Polari (verde), 66°33’ ai Tropici (rosso) e 90° all’Equatore (blu). Credit: Nicole Pillepich

Un'altra conseguenza della disposizione dell'asse terrestre al momento dell'equinozio è il fatto che quel giorno il Sole sorge esattamente a est e tramonta esattamente a ovest. Contrariamente a quanto si pensa, questo non accade sempre ma solo nei due giorni dell'equinozio di primavera e di autunno.

Immagine
Rappresentazione schematica del percorso apparente del Sole lungo l’equatore celeste che fa si che esso sorga e tramonti esattamente ad est ed ovest durante gli equinozi. Credit: Luca Tortorelli

Inoltre, gli equinozi sono i due giorni in cui il terminatore (la linea immaginaria che separa la parte illuminata del nostro pianeta da quella buia) passa per il Polo Nord e il Polo Sud. Nell'equinozio di primavera il Sole torna quindi a fare capolino al Polo Nord e scompare invece dalla vista al Polo Sud.

equinozio primavera grafico
Durante un equinozio il terminatore passa attraverso i poli terrestri. Credits: Lillorizzo, Wikipedia.

Quest'anno l'equinozio di primavera cade il 21 marzo alle ore 15:46 (ora italiana).

Il dì non dura esattamente 12 ore nel giorno dell'equinozio

È nozione comune che nei giorni di equinozio il giorno sia diviso in 12 ore di luce e 12 ore di buio. Non è sbagliato, ma non è nemmeno esattamente vero. Lo è con ottima approssimazione: alle nostre latitudini, per esempio, lo scarto è di circa 10 minuti, che non è molto nell'arco di 24 ore. Ma volendo essere molto precisi, il giorno in cui dì e notte hanno esattamente la stessa durata (chiamato equiluce) cade un po' prima o un po' dopo quello dell'equinozio, a seconda di dove ci troviamo nel mondo. In Italia, per esempio, l'equiluce di primavera è caduto il 17 marzo, quindi 3 giorni prima dell'equinozio.

I motivi per questa differenza sono due. Il primo, e più importante, è che il dì comincia quando il disco solare comincia a spuntare dall'orizzonte e termina quando finisce di immergersi nell'orizzonte. Tenendo conto del fatto che il Sole impiega qualche minuto per attraversare completamente l'orizzonte, questo comporta che il dì è un po' più lungo di 12 ore nel giorno dell'equinozio di primavera.

Il secondo motivo, di minore importanza e più tecnico, sta nel fatto che la luce solare viene rifratta leggermente dall'atmosfera terrestre, facendo apparire il Sole un po' più alto nel cielo di dove si trova realmente.

Perché anche quest’anno non cade il 21 marzo

Un luogo comune da sfatare è il fatto che le stagioni cominciano il 21 del mese (cioè la primavera il 21 marzo, l'estate il 21 giugno, l'autunno il 21 settembre e l'inverno il 21 dicembre). Come abbiamo visto, il momento esatto dell'inizio di una stagione dipende da considerazioni astronomiche legate al moto della Terra intorno al Sole. Se la durata di un anno fosse esattamente pari a un multiplo intero della durata di un giorno, le stagioni seguirebbero un ciclo perfetto e ogni anno comincerebbero sempre lo stesso giorno. Ma sappiamo che non è così: se un anno civile dura 365 giorni esatti per motivi pratici, un anno solare dura invece leggermente di più, per la precisione 365,25 giorni, ovvero 365 giorni, 5 ore e 48 minuti circa.

Questo scarto di 1/4 di giorno all'anno è il motivo per cui ogni quattro anni aggiungiamo un giorno al calendario – il 29 febbraio – con gli anni bisestili, ma è anche il motivo per cui le date di solstizi ed equinozi posso variare entro un intervallo di qualche giorno. L'equinozio di primavera in realtà è “stabile” al 20 marzo da diversi anni: l'ultima volta in cui è caduto il 21 marzo fu nel 2007 e la prossima sarà nel 2102; tanto bisognerà aspettare perché l'anno solare e quello civile si “riallineino” (con la complicità degli anni bisestili) in modo da avere l'equinozio nel giorno in cui vuole la tradizione. Per avere un'equinozio di primavera il 19 marzo, invece, dovremo aspettare il 2044.

Riti e celebrazioni del primo giorno di primavera

Fin dai tempi antichi l'equinozio di primavera è universalmente associato – almeno nell'emisfero nord – con il risveglio della natura e quindi, indirettamente, all'idea di rinascita.

Pensiamo alla nostra Pasqua, che ha un chiaro significato di rinascita e la sua data viene calcolata proprio a partire dall'equinozio di primavera. Oppure allo Shunbun in Giappone, che si celebra all'inizio della primavera andando a visitare le tombe dei familiari defunti. Il primo giorno di primavera è una festa nazionale in Egitto, probabilmente in continuità con la tradizione dalla festa Sham el Nessim che risale all'epoca degli antichi Egizi ed era associata a Osiride, divinità legata alla fertilità. In India e Nepal si celebra poi Holi, la festa dei colori che cade proprio all'inizio della primavera ed è associata alla vittoria del Bene sul Male.

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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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