
L'Etna ha dato vita a un'eruzione esplosiva oggi mercoledì 4 marzo 2026 alle ore 13:12. Come riporta l'Osservatorio Etneo dell'INGV, l'evento ha interessato il cratere Bocca Nuova ed è durato pochi minuti – per questo classificato di tipo impulsivo. A seguito dell'esplosione si è alzata in cielo una nube di cenere di circa 1.5 km. Tuttavia, la colonna si è dispersa rapidamente per via dei venti di quota, generando una leggera caduta di cenere nella parte alta del vulcano. Al momento l'attività del vulcano non sta minacciando nessuna zona abitata. L'evento è stato accompagnato anche da un modesto incremento dell'ampiezza media del tremore vulcanico dalle prime ore di oggi fino alle 09:40 circa.
La provincia di Catania è stata interessata questa mattina da una forte scossa di terremoto di magnitudo 4.5 avvenuta alle 07:05 con epicentro a 3 km a Nord Ovest da Ragalna, un comune di quasi 4.000 abitanti situato ai piedi del vulcano. L'INGV sottolinea al momento non c'è alcuna prova scientifica che colleghi l'esplosione delle 13:12 al terremoto di questa mattina. Questi fenomeni esplosivi sono improvvisi e non danno alcun segnale geofisico di preavviso, ma rientrano nella normale attività dei crateri sommitali dell'Etna.

Tuttavia, se da un lato i singoli eventi sono imprevedibili, dall'altro la sismologia ci permette di guardare più a fondo. Uno studio dell'INGV del 2025 ha dimostrato che è possibile prevedere le eruzioni vulcaniche con mesi di anticipo analizzando l'attività sismica profonda. Studiando i terremoti registrati sull'Etna tra il 2005 e il 2024, i ricercatori hanno scoperto che le variazioni del cosiddetto "valore b" – cioè il rapporto tra le scosse lievi e quelle più forti – permettono di tracciare con estrema precisione la risalita del magma dal sottosuolo. Questo parametro si è rivelato un segnale precursore eccezionale, capace di lanciare l'allarme molto prima che si registrino le classiche emissioni di gas in superficie.