Etna

L'Etna (talvolta chiamato anche Mongibello) è il vulcano attivo più alto d'Europa e si trova sulla sponda orientale della Sicilia e, più precisamente, in provincia di Catania. Questo stratovulcano è alto 3357 metri circa (dati aggiornati al 2021), la sua superficie è di circa 1200 chilometri quadrati ed è considerato uno dei più attivi al mondo. Pensate che questo gigante siciliano è anche un patrimonio UNESCO dal 2013!
Ma quali sono le eruzioni più recenti di questo vulcano? E come viene monitorata la sua attività vulcanica?

Caratteristiche dell'Etna

L'Etna si trova sulla sponda orientale della Sicilia e, più precisamente, in provincia di Catania. L'altezza di questo vulcano non è costante nel tempo: secondo i dati dell'INGV, all'inizio del XX secolo raggiungeva quota 3295 metri mentre negli anni '60, in seguito ad un collasso, scese a 3323 m. La sua altezza continuò a salire e scendere continuamente, fino ad attestarsi attorno ai 3357 metri nel 2021, in seguito ad una lunga serie di eventi eruttivi.

Sulla sommità del Monte Etna fino all'inizio del Novecento era presente un solo cratere chiamato "Cratere Centrale". Le successive eruzioni hanno invece permesso la formazione di quattro crateri distinti:

  • Cratere di Nord-Est, si è formato nel 1911 ed è il punto più alto dell'Etna;
  • Voragine e Bocca Nuova, due crateri che si sono formati all'interno del Cratere Centrale nel 1945 e nel 1968;
  • Cratere di Sud-Est, nato nel 1971 ed è stato recentemente il cratere più attivo.

Il condotto centrale del vulcano è aperto e permette la liberazione in modo pressoché continuo di fasi gassose: ecco spiegato il pennacchio di fumo che spesso è visibile sulla cima dell'Etna!
Inoltre teniamo presente che le continue eruzioni del vulcano non hanno modificato solo la sua morfologia ma anche quella del paesaggio circostante.

pennacchio etna
in foto: Tipico pennacchio di fumo sulla cima dell’Etna.

La formazione dell'Etna

La nascita dell'Etna è collegata allo scontro tra tra la placca Euroasiatica (a nord) e quella Africana (a sud). In realtà, nonostante si tratti di una zona generalmente compressiva, il vulcano si è formato in una zona caratterizzata da tettonica "distensiva", ovvero dove localmente due porzioni di crosta si allontanano tra loro. Nel complesso possiamo riassumere la formazione dell'Etna in quattro diverse fasi.

etna schema geologico
in foto: Schema geologico–strutturale del Mediterraneo Centrale e localizzazione del M. Etna (Branca et alii, 2011).

La prima fase risale a circa 500 mila anni fa, durante il Pleistocene medio. All'epoca nell'area si trovava un golfo, all'interno del quale si è formato un edificio vulcanico in seguito a numerose eruzioni sottomarine. Le prime colate subaeree (quindi "al di fuori" dell'acqua) si stima siano iniziate circa 330 mila anni fa.

La seconda fase va dai 220 mila ai 110 mila anni fa e qui l'attività eruttiva del vulcano è concentrata principalmente lungo la costa Ionica. Questa è caratterizzata principalmente da eruzioni fissurali le cui colate, sovrapponendosi le une alle altre nel corso del tempo, hanno permesso la creazione di un vulcano a scudo esteso per almeno 22 km in direzione Nord-Nord Ovest.

Le terza fase prende il via 110 mila anni fa e non è più caratterizzata da attività fissurale come in precedenza, ma da eruzioni effusive ed esplosive a partire da un cratere centrale.

La quarta e ultima fase si apre circa 57 mila anni fa ed è caratterizzata dalla formazione dello stratovulcano che, oggi, forma il Monte Etna e la cui attività esplosiva è sia effusiva che esplosiva.

Tra i più intensi fenomeni eruttivi mai registrati nella storia dell'Etna, ricordiamo quello del 122 a.C. Durante quest'eruzione vennero espulse grandi quantità di ceneri e lapilli, riversatesi sul versante sud orientale del vulcano, e si generò una caldera chiamata "il Piano". Dopo quella data, si iniziarono a verificare eruzioni perlopiù laterali, come quelle avvenute durante il medioevo, tra l'anno 1000 e 1300.

L'attività eruttiva dell'Etna

L'attività eruttiva dell'Etna, come confermato dall'INGV, può essere suddivisa in tre grandi categorie:

  • attività persistente;
  • eruzioni terminali e subterminali;
  • eruzioni laterali ed eccentriche.

L'attività persistente è quella riferita al continuo degassamento dei crateri presenti sulla sommità del Monte Etna e, talvolta, può evolvere fino a trasformarsi in un attività stromboliana con una ridotta energia.

Le eruzioni terminali e subterminali sono fonatane di lava o eruzioni che interessano i crateri sommitali (terminali) o nelle zone limitrofe (subterminali).

Le eruzioni laterali invece avvengono da bocche eruttive situate sui fianchi del vulcano. Se queste sono alimentate da magma che risale dal condotto centrale si parlerà di eruzioni laterali, in caso contrario si parlerà di eruzioni eccentriche.

I parossismi

Talvolta l'Etna può dar vita a fenomeni eruttivi particolarmente intensi che prendono il nome di parossismi. Il fenomeno si può osservare anche su altri vulcani, come Stromboli o Vesuvio, ma la cosa interessante è che l'attività dell'Etna negli ultimi 50 anni è stata prevalentemente di questo tipo. L'Etna infatti, per molto tempo, è stato considerato un vulcano prevalentemente effusivo, anche e recenti studi hanno dimostrato la possibilità di eventi eruttivi di tipo esplosivo. Un esempio tipico è quello dell'eruzione pliniana che interessò il vulcano nel 122 a.C. o, in epoca più recente, possiamo ricordare le eruzioni sommitali del 1995-2001 (circa 150 parossismi) e del 2001-2015 (circa 40 parossismi).

parossismo etna
in foto: Parossismo dell’Etna del 2014.

Storia dell'attività recente dell'Etna

L'attività eruttiva dell'Etna, come abbiamo visto, si snoda per diverse migliaia di anni. Per cercare di riassumere gli avvenimenti più importanti, però, ci possiamo concentrare sulla sua attività a partire dall'inizio del 1900 fino ai giorni nostri.

Ventesimo secolo

Già da inizio Novecento l'Etna si fece sentire, con eruzioni laterali sia nel 1908 che nel 1910. In quest'ultimo caso la colata generata raggiunse in poco tempo i 10 km di lunghezza. A pochi anni di distanza, più precisamente nell'autunno del 1928, si verificò un importante evento eruttivo che durò 18 giorni e che causò la distruzione totale di un centro abitato, quello di Mascali, e di un paio di frazioni limitrofe. Il periodo eruttivo si chiuse durante gli anni '40 del Novecento con altre piccole eruzioni.

Il periodo eruttivo più recente dell'Etna si apre nel 1950 con un'eruzione nella Valle del Bove che durò oltre un anno. In questo periodo la frequenza delle eruzioni laterali aumentò di molto e causò l'apertura di una quindicina di nuove fessure nel giro di trent'anni. All'inizio degli anni Novanta, tra il 1991 e il 1993, si verificarono le eruzioni nelle quali venne emesso il maggior volume di lava dopo l’eruzione del 1669. Anche gli eventi sommitali in questo periodo aumentarono in termini di frequenza, arrivando a 66 parossismi nei primi 8 mesi del 2000.

Ventunesimo secolo

Il ventunesimo secolo si è aperto con grandi eruzioni laterali tra gli anni 2001 e 2003, e ancora nel 2006. Tra il 2008 e il 2009 si svilupparono eruzioni laterali anche sul fianco orientale dell'edificio vulcanico e il cratere di Sud-Est produsse diverse fontane di lava, con la conseguente formazione di un nuovo cono cresciuto sul fianco orientale di questo cratere.

Più di recente, l'attività dell'Etna riprese nel 2018, quando il 24 dicembre una breve eruzione laterale causò anche un terremoto di magnitudo 4.9. Questo evento fu responsabile di numerosi danni a infrastrutture e abitazioni per circa 10 km, da Fleri fino a S. Maria la Stella. L'ultima fase eruttiva si è conclusa nel 2021 e ha causato un aumento dell'altezza dell'Etna di 31 metri, facendogli raggiungere l'attuale quota di 3357 m s.l.m.

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in foto: Eruzione dell’Etna nel 2020 (credit: INGV).

La rete di monitoraggio

Il monitoraggio sull'Etna viene eseguito in modo continuo, 24 ore su 24, ogni giorno dell'anno. I dati raccolti dalla rete strumentale vengono mandati alla Sala Operativa dell'Osservatorio Etneo di Catania (gestita dall'INGV), cioè il centro nel quale vengono analizzati e rielaborati i dati relativi al monitoraggio non solo dell'Etna, ma anche degli altri vulcani siciliani come Pantelleria e in generale le Isole Eolie. Ma nello specifico, quali strumenti sono installati sull'Etna?

La rete sismica, ad esempio, è in grado di registrare in modo continuo una grande quantità di segnali diversi, come tremori vulcanici ed eventi di lungo periodo: si tratta di fenomeni direttamente collegati al movimento di fluidi magmatici all'interno dell'edificio vulcanico. Sul vulcano è particolarmente sviluppata anche la rete di monitoraggio magnetico e gravimetrico, capace di restituire importanti informazioni sul movimento delle masse magmatiche in profondità. Accanto ai monitoraggi di tipo "fisico", ci sono anche quelle di tipo geochimico: in questo caso si va ad analizzare la composizione dei gas emessi dal vulcano, come CO2 e SO2. L'interpretazione di questi dati permette di acquisire informazioni in merito ad eventuali risalite di magma.

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in foto: Rete multiparametrica dell’Etna (credit: INGV).
Articolo a cura di
Stefano Gandelli