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3 Ottobre 2022
12:30

Fondi europei: dove prende i soldi l’UE, come li gestisce e a chi li dà

Un argomento che ricorre frequentemente nei dibattiti politici è il rapporto dell’Italia con l’Unione europea e, più specificamente, la gestione dei fondi che arrivano da Bruxelles. Ma cosa sono di preciso?

A cura di Erminio Fonzo
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Fondi europei: dove prende i soldi l’UE, come li gestisce e a chi li dà
Fondi europei

L’Unione Europea finanzia numerosissimi progetti, sulla base di appositi bandi, per sviluppare le proprie politiche e migliorare le condizioni sociali, economiche e culturali dei Paesi membri. Sono proprio questi ultimi, però, a finanziare l’erogazione dei fondi attraverso i loro contributi economici al bilancio dell’Unione. Scopriamo come funziona il meccanismo e quali sono i fondi europei principali, distinguendoli in fondi diretti e fondi indiretti.

Cosa sono

I fondi europei sono risorse che l’Unione Europea distribuisce per perseguire determinati obiettivi, come l’occupazione, la ricerca, lo sviluppo, la coesione sociale, ecc. I beneficiari sono soggetti di vario genere: singoli cittadini, imprese, enti pubblici e istituzioni locali che presentano dei progetti in base a precisi bandi di concorso. I progetti sono valutati da apposite commissioni e, se approvati, in genere ottengono una parte dei finanziamenti necessari per la loro realizzazione.

Soldi dell'europa

I fondi si dividono in fondi diretti, erogati dalla Commissione europea direttamente ai beneficiari, e fondi indiretti, detti anche fondi strutturali e di investimento, versati dall’UE agli Stati membri in base a precisi accordi ed erogati dai singoli Paesi ai beneficiari finali attraverso appositi Piani nazionali (Pon) e regionali (Por).
I fondi sono organizzati su base settennale: ogni sette anni la Commissione europea stabilisce un programma e degli obiettivi in base ai quali distribuire le risorse. Il settennato in corso va dal 2021 al 2027.

Progetti europei

I fondi diretti

I fondi diretti comprendono programmi intracomunitari, rivolti solo a soggetti all’interno dell’UE su determinate materie (ricerca e sviluppo, politiche giovanili, ecc.) e programmi di cooperazione esterna che promuovono, appunto, la cooperazione con soggetti esterni all’UE.

Uno dei fondi diretti più importanti è quello per la ricerca e l’innovazione, che per il settennato 2021-2027 si chiama Horizon Europe (nona edizione, anche se in precedenza aveva nomi diversi) e dispone di un budget di 95,5 miliardi di euro, che ne fa il più grande programma al mondo per l’innovazione. È articolato in numerosi progetti, ai quali partecipano università, singoli ricercatori, istituzioni pubbliche, imprese, ecc.

Horizon Europe Logo
Horizon Europe Logo

I fondi indiretti: strutturali e di investimento

I fondi strutturali e di investimento, come abbiamo detto, sono fondi europei assegnati agli Stati membri che, a loro volta, li distribuiscono a specifici beneficiari attraverso appositi Piani nazionali (Pon) e regionali (Por). In questo senso, sono gli Stati e le Regioni a gestire ed erogare i fondi europei. In particolare, esistono i seguenti 5 tipi di fondi:

  • Fondo europeo di sviluppo regionale: istituito nel 1975 per promuovere lo sviluppo delle regioni, favorendo soprattutto quelle più arretrate. In origine circa il 40% del fondo andava all’Italia per lo sviluppo del Mezzogiorno, ma in seguito la nostra quota è diminuita
Classificazione delle regioni europee (rosso meno sviluppate, arancione in transizioni, giallo sviluppate) (credit San Jose and Ag dig komm)
Classificazione delle regioni europee (rosso: meno sviluppate; arancione: in transizione; giallo: sviluppate) (credit San Jose and Ag dig komm)
  • Fondo sociale europeo: istituito nel 1957 (è il più antico) con il quale l’Unione sostiene l’occupazione e la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.
  • Fondo di coesione: nato nel 1994, è l’unico fondo rivolto non a tutti i Paesi membri, ma solo a quelli in condizioni più disagiate. Infatti prevede di finanziare programmi di sviluppo nei Paesi che hanno un prodotto interno lordo pro capite inferiore al 90% della media europea.
  • Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: nato nel 2005 in sostituzione di un precedente fondo risalente al 1962, finanzia i programmi per incentivare lo sviluppo dell’agricoltura, sulla base della Politica agricola comune, una delle più importanti politiche dell’UE.
  • Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura: ha questo nome dal 2021 ma sostituisce precedenti fondi esistenti dal 1977.

Altri contributi sono diretti alle piccole e medie imprese.

pac unione europea

Contributori e beneficiari

Dove prende i soldi l’UE per finanziare tutti questi programmi? Semplicissimo: dagli Stati membri. C’è un percorso di “andata e ritorno”: gli Stati finanziano l’UE in base a una programmazione stabilita ogni sette anni e a sua volta l'Unione devolve a Stati e direttamente a cittadini, enti e imprese una parte delle risorse. Gli Stati si dividono in beneficiari, che ricevono più di quanto danno, e contributori, che invece versano all’Unione più di quanto ricevono.

Tra i Paesi contributori, i dati del 2018 osservabili nell'immagine qui sotto vedono al primo posto la Germania, che ha dato 17 miliardi in più di quanto ha ricevuto, seguita da Francia con 7,4 miliardi e Italia con 6,7 miliardi (non si conta il Regno Unito, che come sappiamo, è uscito dall’UE, ma in precedenza rientrava tra i Paesi contributori). I maggiori beneficiari sono stati invece Polonia, che ha “guadagnato” 11,6 miliardi, Ungheria con 5 miliardi, Grecia con 3,2 miliardi, Portogallo con 3,1 miliardi e Romania con 3 miliardi.

 

I contributori non versano le loro risorse per solidarietà verso i Paesi in condizioni peggiori, ma perché ne derivano a loro volta alcuni benefici, non sempre quantificabili in termini monetari: fare parte di un mercato economico unico di 450 milioni di persone, aderire alle politiche comunitarie in molte materie, far sì che i propri cittadini si possano muovere liberamente tra gli Stati membri, ecc. È un tema, però, sul quale il dibattito è decisamente aperto ed esistono posizioni politiche molto diverse e anche contrarie.

Christine Lagarde, presidente della BCE (credit European Parliament)
Christine Lagarde, presidente della BCE (credit European Parliament)

Il caso dell’Italia

L’Italia è stata a lungo tra i Paesi beneficiari, ma, in seguito ai vari allargamenti dell’Unione verso est, che hanno fatto entrare tra gli Stati membri economie più deboli della nostra, è passato tra i contributori a partire dal 2001. Stando alla Corte di conti, nel 2019 il nostro Paese ha versato 16,8 miliardi di euro, ricevendone in cambio 11,3; nel 2020 ha versato 18,2 miliardi ricevendone 11,6. Dal 2021, però, la posizione dell’Italia è in via di cambiamento e, grazie ai fondi messi a disposizione per la pandemia, il nostro Paese tornerà probabilmente a essere beneficiario.

Fondi europei Italia

L'elemento veramente negativo, in realtà, è che siamo uno degli Stati meno capaci di spendere i fondi europei. Infatti, le risorse stanziate dall’UE servono a coprire parte delle spese per progetti specifici. Se mancano progetti validi, però, i fondi europei non sono utilizzabili e vanno "perduti", nel senso che rimangono nel bilancio dell'UE senza essere sfruttati e spesi. Nei diversi Stati membri le percentuali di utilizzo sono diverse. In testa vi sono i Paesi del Nord, come la Finlandia, in coda si trovano i Paesi mediterranei come la Spagna e, appunto, l’Italia. Tra le ragioni, la principale è considerata la scarsa qualità della nostra pubblica amministrazione.

Next Generation EU

La pandemia ha richiesto un intervento straordinario. Il 21 luglio 2020 l’Ue ha istituito il programma Next Generation EU, che mira a favorire la ripresa economica post Covid. È prevista l’allocazione di oltre 800 miliardi, la quasi totalità dei quali serve a incentivare la ripresa sulla base di quattro obiettivi principali: transizione digitale, transizione ecologica, equità, stabilità macroeconomica. È nell’ambito di questo programma che è finanziato il nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

L’Italia è il maggiore beneficiario del programma, con 122,6 miliardi di prestiti e 68,9 miliardi di sovvenzioni, seguita dalla Spagna (69,5 miliardi di sovvenzioni e zero di prestiti) e dalla Francia (39,4 miliardi di sovvenzioni e zero di prestiti). Più specificamente, siamo il Paese che ha chiesto e ottenuto la cifra più alta di prestiti, di gran lunga superiore a quella degli altri Paesi (al secondo posto c’è la Romania, con 15 miliardi, e al terzo la Grecia con 12,6). Molti Stati membri, infine, hanno preferito non richiedere prestiti e ricevere solo le sovvenzioni.

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