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Gas serra a livelli record: la CO₂ sale a 426,8 ppm e il suo impatto durerà per i secoli a venire

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Tecnico Meteorologo
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Il WMO Bulletin n. 22 conferma nuovi record di gas serra nel 2025: la CO₂ sale a 426,8 ppm (+53% rispetto al 1750).

Il 22° Bollettino sui Gas Serra dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM/WMO) ha appena certificato un dato incontrovertibile: nel 2025 i livelli dei principali gas a effetto serra presenti in atmosfera hanno infranto qualsiasi record storico. La concentrazione media globale di anidride carbonica (CO₂) ha toccato la quota senza precedenti di 426,8 parti per milione (ppm), segnando un incremento del 53% rispetto ai livelli preindustriali del 1750. Record storici e percentuali imponenti riguardano anche il metano (CH4, arrivato a 1.948 parti per miliardo, ovvero +167%) e il protossido di azoto (N₂O, arrivato a 339,1 parti per miliardo, pari al +26%).

Spesso si pensa al riscaldamento globale come a un rubinetto: se chiudiamo le emissioni, il clima torna subito come prima. La fisica atmosferica, purtroppo, non funziona così. Comprendere l'ultimo report dell'OMM significa capire cos'è l'inerzia del sistema Terra, per quale motivo le molecole che stiamo emettendo oggi condizioneranno il clima delle prossime generazioni e come il fenomeno di El Niño rischi di mandare in cortocircuito i naturali meccanismi di difesa del pianeta.

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La Curva di Keeling mostra l'inesorabile ascesa della CO₂ all'Osservatorio di Mauna Loa.<br />Il grafico evidenzia il trend di accumulo in atmosfera e il ciclo stagionale della vegetazione. Fonte: NOAA

Un record mai registrato nella storia umana: tasso di accumulo

Se il dato complessivo di 426,8 ppm fissa un primato mai registrato nella storia umana, la comunità scientifica monitora con estrema attenzione la velocità con cui questo accumulo si sta verificando. L'OMM evidenzia come l'incremento di CO₂ tra il 2024 e il 2025 si mantenga su ritmi superiori alla media annuale dell'ultimo decennio (2016-2025). Per capire la portata di questo accumulo basta un confronto storico: quando il Bollettino dell'OMM è stato pubblicato per la prima volta vent'anni fa (nel 2004), la CO₂ era a 377,5 ppm. In due soli decenni ne abbiamo aggiunte circa 50 parti per milione.

Ma perché ogni singola "parte per milione" in più è così pericolosa dal punto di vista fisico? In climatologia si utilizza il parametro della forzante radiativa (radiative forcing), definita come lo squilibrio tra la radiazione solare in entrata nell'atmosfera e la radiazione infrarossa in uscita verso lo spazio (misurata in W/m²).

I gas serra agiscono come una coperta termica sempre più spessa. Aumentando la forzante radiativa, l'energia in eccesso viene "intrappolata" nel sistema planetario: stiamo letteralmente supercaricando di energia gli oceani e l'atmosfera, alterando i motori termici globali che regolano i venti, le correnti marine e i cicli delle precipitazioni.

Non tutti i gas serra si comportano allo stesso modo

Uno degli aspetti tecnici più sottovalutati riguarda l'Atmospheric Lifetime (il tempo di residenza in atmosfera) dei diversi gas. Non tutti i gas serra si comportano allo stesso modo e con le stesse tempistiche:

  • L'anidride carbonica (CO₂): è il fattore determinante a lungo termine. Una volta immessa in atmosfera, la CO₂ non si degrada spontaneamente nel breve periodo. Una quota consistente rimane in circolo per secoli o addirittura millenni. Ciò significa che, anche se azzerassimo del tutto le emissioni globali da un giorno all'altro, il calore accumulato finora continuerebbe a guidare il riscaldamento del pianeta per le generazioni a venire.
  • Il metano (CH4): ha un tempo di vita più breve (circa 12 anni), ma un potere climalterante nei primi anni di permanenza decine di volte superiore alla CO₂.
  • L'esafluoruro di zolfo (SF6): è un gas sintetico ad uso industriale impiegato nelle apparecchiature elettriche d'alta tensione. Pur essendo presente in concentrazioni minime (misurate in parti per trilione), ha un tempo di vita atmosferico che sfiora i 3.200 anni e un potenziale di riscaldamento globale 24.000 volte superiore a quello della CO₂.
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Il Potenziale di Riscaldamento Globale (GWP) varia in base alla permanenza in atmosfera dei singoli gas.<br />Gas come il metano agiscono nel breve periodo, mentre le molecole fluorurate persistono per secoli. Fonte: ResearchGate

El Niño e carbonio in eccesso, un cortocircuito

C'è un dettaglio fondamentale che lega le rilevazioni sui gas serra ai grandi cicli climatici planetari: la relazione tra il fenomeno di El Niño e la capacità della Terra di assorbire il carbonio in eccesso.

In condizioni normali, gli ecosistemi naturali ci fanno un immenso "sconto": circa la metà della CO₂ che emettiamo bruciando combustibili fossili viene riassorbita dai cosiddetti pozzi di carbonio (carbon sinks), ovvero le foreste (tramite la fotosintesi) e gli oceani (tramite la dissoluzione chimica).

Tuttavia, quando nel Pacifico tropicale si sviluppa un intenso evento di El Niño, questo equilibrio si incrina attraverso un pericoloso meccanismo di feedback positivo:

  1. Siccità e blocco della fotosintesi: El Niño porta forti siccità su ampie regioni tropicali come l'Amazzonia, il Sud-est asiatico e l'Australia. Le piante, in forte stress idrico, riducono la fotosintesi e smettono di assorbire CO₂.
  2. Da spugna a sorgente di carbonio: a causa delle temperature estreme e degli incendi boschivi su vasta scala, la vegetazione morta e le masse forestali in fiamme iniziano a rilasciare indietro enormi quantità di carbonio stoccato per decenni.
  3. Saturazione oceanica: il riscaldamento della superficie del mare riduce la solubilità dei gas nell'acqua, diminuendo la capacità dell'oceano di assorbire CO₂.

Come sottolineato dal report dell'OMM, la ricorrenza di fiammate climatiche come El Niño rischia di soffocare temporaneamente la capacità assorbente dei pozzi naturali, lasciando che una percentuale ancora più alta delle nostre emissioni rimanga "bloccata" in atmosfera a spingere l'asticella dei record verso l'alto.

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