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L’Oceano Pacifico diventa sempre più blu: come El Niño sta cambiando il colore degli oceani

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Credit: NASA's Scientific Visualization Studio
Le immagini della NASA mostrano un oceano molto più blu rispetto al 2025: questo avviene perché l’indebolimento dei venti alisei riduce l’upwelling e priva il fitoplancton dei nutrienti necessari, facendo svanire le tonalità verdi tipiche. Intanto, il NOAA stima all’83% la probabilità che quello in corso sia El Niño più forte dal 1950.

Sembra incredibile eppure l’impatto di El Niño è tanto intenso da modificare perfino la tonalità dell'oceano. Le immagini del satellite PACE della NASA mostrano un Pacifico nettamente più blu rispetto al 2025, che in condizioni normali apparirebbe dallo spazio attraversato da una fascia verde-turchese lungo il Pacifico equatoriale, più intensa nelle zone di upwelling costiero al largo del Sudamerica e nel Pacifico centrale e occidentale. La NASA sta monitorando da vicino questo fenomeno climatico, che alcuni scienziati hanno definito “un fenomeno più raro di un’eclissi solare e più potente di qualsiasi singolo sistema temporalesco”.

El Niño è un pattern climatico naturale che si ripresenta ogni due-sette anni e che ha come tratto distintivo un riscaldamento anomalo delle acque superficiali in alcune zone del Pacifico equatoriale. Dietro questa definizione c’è una catena di conseguenze, ovvero che gli alisei si indeboliscono, il calore accumulato nell’oceano viene ridistribuito, le piogge si spostano e la superficie del mare si innalza in diverse aree del Pacifico.

Tra gli indicatori più evidenti di El Niño c’è il riscaldamento delle acque e infatti, secondo i numeri della NASA, nel Pacifico orientale la temperatura della superficie del mare è già di circa 1,7 °C superiore alla media di lungo periodo, e secondo Josh Willis, project scientist del Jet Propulsion Laboratory della missione NASA, potrebbe salire di un’ulteriore frazione di grado nei prossimi mesi.

Da verde a blu, le cause del cambio colore dell’oceano Pacifico

Come dicevamo, tra gli effetti di questo fenomeno e dell’aumento delle temperature c’è un cambio di colore dell’oceano, un dato osservato dal satellite della NASA che è riuscito a tracciare questo cambio di tonalità. Questa gamma di colore è dovuta in parte a organismi microscopici chiamati fitoplancton, che costituiscono la base della rete alimentare marina. Ne esistono migliaia di specie diverse che sono di colore verde-azzurro, marrone o verde; quest’anno, proprio in quelle aree, queste tonalità stanno svanendo a causa della ridotta disponibilità di nutrienti nelle acque superficiali.

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Credit: NASA's Scientific Visualization Studio

Infatti, gli esperti hanno spiegato che queste piante microscopiche prosperano generalmente in acque fredde e ricche di nutrienti, condizioni che durante El Niño vengono compromesse, considerato che questo fenomeno provoca l’indebolimento o una vera e propria inversione degli alisei, i venti che normalmente soffiano da est verso ovest spingendo le acque calde superficiali verso il Pacifico occidentale. Quindi, questo indebolimento riduce il processo di upwelling, ovvero la risalita di acque profonde ricche di nutrienti verso la superficie dell’oceano. Di conseguenza, con una disponibilità di cibo limitata, l'abbondanza di fitoplancton diminuisce.

Gli effetti di El Ñino secondo la NASA: cosa sta cambiando nel Pacifico

Nel frattempo gli scienziati continuano a monitorare gli effetti di El Niño sul clima globale, mentre i satelliti hanno individuato un altro fenomeno, un’onda di Kelvin, cioè un’enorme massa di acqua individuata nel Pacifico occidentale, al largo della Micronesia. Si tratta di impulsi lentissimi e lunghissimi, che attraversano l’oceano da ovest verso est trasportando calore. Come si legge nel comunicato della NASA, sono come autostrade sottomarine che trasferiscono calore attraverso il Pacifico, con l’acqua calda che riscalda l’aria direttamente sopra di essa, facendola salire: «la variazione delle pressioni atmosferiche indebolisce o addirittura inverte gli alisei, che tipicamente soffiano nella direzione opposta, dalle Americhe verso l'Asia, facendo salire ulteriormente il livello del mare nel Pacifico orientale e riscaldando ancora di più le acque». Willis paragona le onde di Kelvin al battito cardiaco del fenomeno e i satelliti, spiega, permettono di guardare dentro l’oceano e seguirne ogni pulsazione.

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Credit: NASA's Scientific Visualization Studio

Il dato più rilevante arriva dalla NOAA, l'agenzia scientifica degli Stati Uniti che si occupa di oceani e atmosfera, che a ottobre ha stimato all’83% la probabilità che quello in corso sia l’El Niño più forte dal 1950. Infatti, nel bollettino spiega che il fenomeno si sta rafforzando in modo eccezionale e che le previsioni dicono che continuerà a intensificarsi fino a fine anno, mantenendosi a livelli elevati almeno fino al trimestre gennaio-marzo 2027.

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