In Repubblica Democratica del Congo è in corso un’epidemia di Ebola causata dalla specie Bundibugyo (BDBV, Orthoebolavirus bundibugyoense), una delle quattro tipologie di Ebola patogene per l’uomo. Secondo la situation summary dei CDC statunitensi (dati aggiornati al 24 ottobre 2026), i casi confermati totali sono 9.995 e i decessi confermati 4.845, distribuiti su cinque Paesi. La quasi totalità è concentrata nella Repubblica Democratica del Congo, con 9.964 casi confermati e 4.841 decessi. Fuori dalla RDC si contano 9 casi in Kenya (2 decessi), 1 caso in Nigeria (nessun decesso), più i focolai ormai conclusi in Uganda (20 casi, 2 decessi) e il singolo caso importato e risolto in Francia. Come specifica l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso di letalità si attesta attorno al 48%. I CDC segnalano inoltre che il focolaio si sta diffondendo molto più rapidamente dei precedenti ed è ora la seconda epidemia di Ebola più grande mai registrata. A maggio 2026 il Direttore Generale dell’OMS ha dichiarato la situazione un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC).
Il focolaio attuale è il 17° registrato in RDC e, per velocità, non ha precedenti recenti: ha superato i 1.000 casi confermati in 40 giorni dall’attivazione della risposta, contro i circa 235 giorni impiegati dall’epidemia del 2018 nello stesso Paese per raggiungere la stessa soglia. Ebola non si trasmette per via aerea ma, per passare da un individuo all'altro serve un contatto diretto con i fluidi corporei di una persona infetta che ha già sviluppato i sintomi, per esempio attraverso ferite, abrasioni, o mucose di occhi, naso e bocca.

Fuori dal Paese più colpito si segnalano focali attivi in:
- Kenya: 9 casi derivano tutti da un singolo caso importato, un uomo arrivato dalla RDC attraverso l’Uganda fino a Nairobi, dove è stato ricoverato ed è deceduto in isolamento il 6 ottobre. I casi successivi erano familiari e operatori sanitari a stretto contatto con lui, tutti già in quarantena al momento della diagnosi. Pochi giorni fa i decessi nel Paese sono saliti a 2, dopo la morte di una parente stretta di 65 anni del primo uomo infetto.
- Nigeria: ha confermato il 20 ottobre il suo primo caso con un comunicato ufficiale del Governo Federale, diventando il quinto Paese a rilevare il virus. Si tratta di una donna con recente storia di viaggio in Uganda. Tra l’insorgenza dei sintomi (7 ottobre) e la conferma di laboratorio (20 ottobre) è trascorso un intervallo prolungato, motivo per cui le autorità stanno ricostruendo i suoi spostamenti e monitorano i contatti identificati.
Il nodo centrale della risposta a questa epidemia è che non esiste alcun vaccino approvato contro il virus Bundibugyo. L’unico vaccino anti-Ebola con licenza, l’Ervebo, è autorizzato contro la specie Zaire (EBOV) e la sua efficacia sul Bundibugyo non è dimostrata nell’uomo.
A cinque mesi dall'inizio dell'emergenza sanitaria, la risposta più concreta porta il nome di TUMAINI, parola che in lingua swahili significa proprio "speranza". Il trial clinico, citato anche dal Direttore Generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus in un post su X, è iniziato da poco: a Bunia, capoluogo della provincia congolese dell'Ituri, è stato vaccinato il primo partecipante di questo studio di fase 2/3. L'obiettivo è valutare in parallelo la sicurezza, l'immunogenicità e l'efficacia di diversi vaccini candidati contro il virus Bundibugyo.
Il disegno di questo studio permette di poter testare più opzioni contemporaneamente consentendo di risparmiare tempo prezioso nel pieno di un'emergenza. Inoltre, i ricercatori stanno applicando la strategia della vaccinazione ad anello: ogni volta che si scopre un nuovo malato, si crea un vero e proprio "anello" protettivo includendo nello studio tutti i suoi contatti diretti e indiretti, un approccio è vantaggioso perché permette di seguire l'epidemia passo dopo passo, concentrando la sperimentazione clinica proprio sulle persone più a rischio e rendendo i risultati della ricerca molto più rapidi e precisi.
Il primo vaccino a essere testato è proprio l'Ervebo, a cui seguiranno due vaccini specifici per Bundibugyo. Il più avanzato, come sottolinea Science, è quello dell'Università di Oxford, che utilizza un adenovirus di scimpanzé ingegnerizzato con una proteina superficiale del virus. I dati iniziali sono incoraggianti e, insieme a un candidato a mRNA in fase di sviluppo da parte di Moderna, il vaccino di Oxford potrebbe entrare ufficialmente nel trial già all'inizio di novembre.
CEPI (Coalizione per le innovazioni nella preparazione alle epidemie) riporta che TUMAINI, guidato dalle autorità congolesi e dall'Università di Anversa, segna un punto di svolta includendo anche donne in gravidanza e bambini, ma i tempi della scienza impongono cautela. I primi risultati reali sull'efficacia non arriveranno prima di febbraio o marzo 2027. L'obiettivo, quindi, non è fermare l'epidemia oggi ma raccogliere dati fondamentali per il futuro.
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