I ghiacciai costituiscono un’enorme riserva d’acqua che contiene circa 150.000 km³ di ghiaccio, escludendo le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide. Per renderci conto dell’entità di questa riserva basti pensare che, secondo una recente stima del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) se questi ghiacciai fondessero completamente, il livello medio del mare si innalzerebbe di 32,3 cm (sempre senza considerare Groenlandia e Antartide). I ghiacciai sono sempre stati una fonte idrica indispensabile per miliardi di persone grazie al loro lento rilascio di acqua in estate, che alimenta torrenti e fiumi proprio quando le precipitazioni scarseggiano. Negli ultimi decenni, però, questo equilibrio si è rotto. I ghiacciai sono infatti estremamente sensibili al riscaldamento globale, che ne sta determinando la fusione accelerata in tutto il pianeta. Più acqua di fusione non significa più disponibilità di acqua per l’uomo a lungo termine. A un certo punto infatti, riducendosi l’estensione dei ghiacciai, diminuisce notevolmente anche il volume di acqua che producono. La portata dei fiumi diventa così sempre più irregolare, perché dipende sempre meno dall’apporto glaciale e sempre più dalle piogge. Questo fa sì che l’acqua manchi soprattutto in estate, quando ce n’è più necessità, con enormi danni per l’agricoltura e la produzione di energia idroelettrica. I ghiacciai montani possono impiegare decenni per formarsi e anche se riuscissimo ad azzerare le emissioni di gas serra servirebbero comunque secoli per ricostituirli.
Come funziona il bilancio di massa dei ghiacciai e come sta cambiando
La neve che in inverno si deposita alle quote più alte si trasforma in ghiaccio attraverso processi che richiedono tempi molto lunghi. La formazione del ghiacciaio si può definire completa quando il ghiaccio si accumula fino a uno spessore sufficiente perché cominci a muoversi verso valle per gravità. Questo flusso trasferisce una parte di ghiacciaio alle quote inferiori, dove avviene una perdita di massa glaciale per fusione o trasformazione allo stato di vapore. La quantità di neve che si aggiunge ogni anno alla parte alta del ghiacciaio costituisce l’accumulo, mentre quella di neve e ghiaccio persi nella porzione inferiore costituisce l’ablazione. Se nel corso di un anno l’accumulo supera l’ablazione, il ghiacciaio si accresce. Se l’ablazione supera l’accumulo, il ghiacciaio si riduce. La differenza tra l’accumulo e le perdite per ablazione, espressa come volume equivalente di acqua, costituisce il bilancio di massa di un ghiacciaio.

Con l’attuale riscaldamento globale, i bilanci di massa dei ghiacciai sono sempre più spesso negativi, con l’ablazione che supera l’accumulo. Il fenomeno è dovuto alla combinazione di diversi effetti dell’aumento delle temperature: le precipitazioni nevose invernali sono sempre più scarse, spesso sostituite da piogge anche alle alte quote; il periodo di fusione dei ghiacciai è sempre più lungo, poiché inizia anticipatamente e finisce più tardi; le alte temperature interessano quote sempre più elevate ostacolando l’accumulo di neve, che riveste anche una funzione protettiva nei confronti del ghiaccio. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che le aree montuose si riscaldano circa il doppio più velocemente rispetto al resto del pianeta. Questo perché i ghiacciai, quando fondono, lasciano esposti roccia nuda e detriti, che essendo scuri assorbono più calore e ne riflettono meno rispetto al ghiaccio.
Si innesca quindi un circolo vizioso: più le temperature aumentano, più velocemente fondono i ghiacciai, più le temperature crescono a causa del maggiore assorbimento di calore da parte delle rocce e così via. Secondo la World Meteorological Organization, si stima che, tra il 2000 e il 2023, i ghiacciai del pianeta abbiano perso in media una massa di circa 273 miliardi di tonnellate all’anno. Secondo il report Legambiente del 2025 "Carovana dei ghiacciai", negli ultimi 60 anni le Alpi italiane hanno perso oltre 170 km² di superficie glaciale, con una riduzione complessiva del 50-60% nell'ultimo secolo.
Le ripercussioni della fusione dei ghiacciai sulla portata dei fiumi
I ghiacciai sono enormi serbatoi naturali che immagazzinano grandi quantità di acqua dolce in inverno e la rilasciano lentamente e in modo costante in estate alimentando torrenti e fiumi e garantendo così un apporto idrico durante le stagioni secche in cui le precipitazioni scarseggiano e c’è più bisogno di acqua. Ora però, con il cambiamento climatico, questo equilibrio è stato alterato. I cambiamenti che interessano i ghiacciai hanno infatti ripercussioni sul ciclo idrologico, attraverso il quale l’acqua del pianeta passa da un serbatoio naturale all’altro.
La rapida fusione di un ghiacciaio inizialmente fornisce una maggiore quantità d’acqua a fiumi e torrenti, facendone aumentare la portata soprattutto in primavera e in estate. Ma questa temporanea disponibilità di acqua è soltanto un’illusione, perché una volta superato il “peak water” (o picco idrico glaciale), anche a parità di spessore di ghiaccio fuso, il volume di acqua prodotto diminuisce notevolmente perché il ghiacciaio è diventato sempre meno esteso. I fiumi, come quelli alpini, si ritrovano così ad avere le maggiori portate in primavera grazie alle precipitazioni allo stato liquido e portate minime in estate, quando c’è più bisogno di acqua per l’irrigazione. Il loro regime diventa sempre più imprevedibile perché dipende sempre meno dall’alimentazione da parte dei ghiacciai ed è sempre più condizionato dalle piogge o dalla neve invernale.

Le conseguenze e la situazione attuale
Il ritiro dei ghiacciai impatta fortemente sugli ecosistemi montani. Il territorio che viene liberato dai ghiacci è rapidamente colonizzato da parte di foreste di conifere e arbusti. Allo stesso tempo, alcuni organismi adattati a condizioni estreme perdono il loro habitat. I torrenti glaciali ospitano specie rare, come piccoli insetti e particolari pesci. Con la scomparsa dei ghiacciai, la loro acqua si riscalda e queste specie scompaiono.
Anche le attività umane subiscono pesanti ripercussioni a causa della fusione dei ghiacciai. I periodi in cui la portata dei fiumi è maggiore non coincidono più con quelli in cui l’agricoltura ha maggiore necessità di acqua. In estate, quando le precipitazioni sono scarse, l’acqua rilasciata dai ghiacciai che si sono ritirati non è più sufficiente. La situazione è aggravata dalle ondate di calore estive sempre più frequenti, intense e prolungate che determinano una forte siccità. Nell’estate del 2026 a causa delle temperature estreme, delle scarse precipitazioni e degli accumuli nevosi scarsissimi in quota, i grandi laghi glaciali dell’Italia settentrionale e il bacino del fiume Po hanno subìto una gravissima carenza idrica.
Anche la produzione di energia idroelettrica è a rischio a causa della fusione dei ghiacciai. L’acqua viene infatti sfruttata per produrre energia soprattutto nelle aree montuose come le Alpi grazie alla presenza di dislivelli e di un afflusso costante. Con il ritiro dei ghiacciai, la disponibilità d’acqua diminuisce soprattutto in estate quando la richiesta è più alta, per esempio per il raffrescamento domestico.
Con la fusione dei ghiacciai non è solo la quantità di acqua dolce disponibile che varia, ma anche la sua qualità. I ghiacciai infatti rilasciano inquinanti accumulati nell’arco dei decenni. Inoltre, le rocce che rimangono esposte all’azione dell’aria e dell’acqua si alterano rilasciando sostanze nocive nei fiumi. Infine, l’acqua di fusione trasporta grandi quantità di sedimenti che la rendono torbida.

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