
Google Earth ha sperimentato – per poi ritirarla dopo 24 ore – una funzione che, almeno sulla carta, poteva aprire scenari molto utili a ingegneri, ricercatori e ad altre figure professionali che hanno quotidianamente (o quasi) a che fare con paesaggi. Con questa nuova funzione era possibile creare immagini geografiche personalizzate partendo da mappe satellitari, fotografie aeree e modelli 3D del pianeta. Peccato che i deepfake geografici hanno iniziato a diffondersi a macchia d’olio, costringendo il colosso di Mountain View a ritirare, almeno per il momento, la funzione basata Nano Banana 2, il suo modello di intelligenza artificiale generativa.
Una funzione nata per uno scopo nobile e gli esempi di deepfake
L’idea iniziale era semplice: permettere agli utenti di modificare virtualmente luoghi reali attraverso l’AI. Con pochi comandi sarebbe stato possibile, per esempio, visualizzare una casa dei sogni all’interno di un parco, immaginare nuove infrastrutture o trasformare un luogo moderno per mostrare come sarebbe potuto apparire nel passato. La funzione, disponibile solo da computer, consentiva di generare immagini direttamente dall’ambiente di Google Earth e salvarle all’interno dei propri progetti.
Il confine tra creatività e creazione di falsi geografici, però, si è rivelato molto sottile ed è stato presto superato dagli utenti che usavano la funzione in questione. Ecco perché alcuni ricercatori hanno evidenziato rapidamente che uno strumento simile avrebbe potuto essere sfruttato per creare veri e propri deepfake geografici, cioè immagini artificiali che mostrano luoghi reali modificati dall’intelligenza artificiale fino a sembrare autentici, almeno in un primo momento.
Le dimostrazioni dei rischi sono arrivate quasi subito. Alcuni esperti hanno mostrato come sarebbe stato possibile aggiungere elementi inesistenti sopra immagini satellitari reali: una centrale nucleare in Iran, monumenti distrutti (come la Tour Eiffel e la Grande Piramide di Giza, nell'immagine di copertina di questo articolo), incidenti o strutture mai costruite. Il timore era che immagini di questo tipo potessero essere utilizzate per campagne di disinformazione, cioè per diffondere contenuti falsi con l’obiettivo di influenzare opinioni e comportamenti.
Questa preoccupazione nasce anche dal ruolo particolare che Google Earth ha assunto negli anni. Il servizio viene spesso utilizzato da giornalisti e ricercatori per verificare fotografie e video provenienti da zone di crisi, controllando se un determinato evento sia realmente avvenuto in un certo luogo o no. Se una piattaforma considerata affidabile permette di creare immagini artificiali basate proprio sulle sue mappe, diventa molto più difficile distinguere una prova reale da una ricostruzione inventata.
L’investigatore indipendente Henk van Ess, nella sua newsletter, ha mostrato quanto fosse rapido creare scenari ingannevoli usando la nuova funzione. Secondo la sua analisi, attività che prima richiedevano diversi passaggi con strumenti separati potevano essere realizzate in pochi secondi direttamente dentro Google Earth, grazie a una barra di digitazione e a un pulsante. Tra gli esempi più eclatanti presentati dall'investigatore c'è la riproduzione di una scena in cui si vedono migliaia di rifugiati in prossimità del confine tra Messico e USA che, come potrete notare dal seguente filmato, è stata realizzata in pochissimi secondi.
Esempi di deepfake creati con Google Earth
Se la cosa vi incuriosisce, vi lasciamo una piccola carrellata di alcuni esempi di deepfake generati con Google Earth, così che vi possiate rendere ancora meglio della portata del fenomeno. Tutte le immagini che vedrete qui sotto sono ovviamente false.





L’AI tornerà su Google Earth in futuro?
Google aveva inizialmente difeso la funzione spiegando che le immagini generate includevano SynthID, una filigrana digitale invisibile che permette di riconoscere contenuti creati con gli strumenti di intelligenza artificiale dell’azienda. Secondo Google, questo sistema avrebbe dovuto aiutare gli utenti a verificare se un’immagine fosse stata generata dall’AI. Ma alcuni ricercatori hanno messo in dubbio l’efficacia di affidarsi soltanto a questo metodo. Le immagini false, infatti, spesso non circolano come file originali: possono essere condivise come screenshot, registrazioni dello schermo o fotografie scattate a un monitor, perdendo parte delle informazioni che permettono il riconoscimento automatico.
Ecco che Google ha deciso di ritirare la funzione e, in un post affidato a X, ha spiegato:
Abbiamo visto professionisti del settore geospaziale utilizzare questa funzionalità per una serie di scopi utili, ma abbiamo anche visto persone condividere screenshot di immagini generate che sembrano violare le nostre politiche. […] Stiamo quindi ripristinando questa funzionalità in Google Earth mentre lavoriamo all'implementazione di barriere di protezione più resistenti.
Il fatto che Google abbia dichiarato di essere al lavoro su «barriere di protezione più resistenti», secondo alcuni è un’allusione al fatto che le funzionalità AI di Earth siano state stoppate solo in via temporanea e che potrebbero tornare a essere fruibili in futuro, quando ci saranno maggiori garanzie in termini di sicurezza.