
Sulla MV Hondius, una nave da crociera di una compagnia olandese salpata dall'Argentina ad inizio aprile, si è verificato un focolaio da hantavirus. Ad oggi, sono stati segnalati un totale di undici casi (nove confermati e due probabili), inclusi tre decessi. Tutti i casi confermati in laboratorio sono stati identificati come virus Andes. Quando si parla di hantavirus, ci si riferisce a una zoonosi trasmessa dai roditori all'uomo. Si tratta di un'intera famiglia virale ospitata naturalmente da diverse specie portatrici sane (arvicole, topi e ratti), le cui escrezioni infettano l'essere umano per contatto diretto o inalazione di aerosol. Sebbene si ritenga che sia raro che il virus si trasmetta comunemente da persona a persona, in questo specifico focolaio l'OMS ha confermato una trasmissione interumana tra contatti molto stretti, una dinamica già osservata in passato con questa variante sudamericana. Parlando delle presunte origini dell'epidemia, infatti, i primi pazienti, una coppia di coniugi, si sarebbero imbarcati sulla nave in Argentina. A livello sintomatico, il quadro clinico varia a seconda della variante virale e può interessare anche gravemente i reni o i polmoni.
Attualmente, come riportato da una circolare del Ministero della Salute italiano, l'OMS valuta il rischio per la popolazione mondiale come basso mentre considera moderato il rischio per i passeggeri e l'equipaggio della nave MV Hondius. L’ECDC ha, inoltre, valutato molto basso il rischio per la popolazione generale dell’UE/SEE. Per quanto riguarda l'Italia, a oggi, non sono mai stati documentati casi di infezione autoctona, ma solo casi sporadici di persone di ritorno dall'estero dato che il principale roditore vettore del virus Andes (Oligoryzomys longicaudatus) non vive sulla nostra penisola.
Cos’è un Hantavirus e come si trasmette
L'hantavirus non è un singolo agente patogeno ma un'intera famiglia che comprende diverse decine di specie virali a livello globale. Come riporta l'ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), ogni hantavirus ha una specifica specie di roditore ospite (arvicole, topi selvatici, ratti) che porta il virus a RNA per tutta la vita senza ammalarsi. L'essere umano è solo un ospite accidentale. La trasmissione avviene quasi esclusivamente per contatto diretto o esposizione (inalazione di aerosol) con urina, feci o saliva dei roditori. Anche il morso può trasmettere il virus, ma si tratta di casi molto rari.
Come ha spiegato l'OMS in un aggiornamento del 5 maggio 2026, «La trasmissione dell'infezione da persona a persona è rara, ma in precedenti epidemie del virus Andes, che appartiene al gruppo degli hantavirus, è stata segnalata una diffusione limitata tra contatti stretti». Questa variante appartiene al genere Orthohantavirus, famiglia Hantaviridae, ordine Bunyavirales. Fa parte di un gruppo di almeno 24 virus distinti capaci di causare la Sindrome Polmonare da Hantavirus (HPS), una patologia descritta per la prima volta nel 1993 negli Stati Uniti che colpisce i polmoni con sintomi anche severi con tempi di incubazione che variano tra 1 e 8 settimane. Il serbatoio principale è il topo di riso pigmeo dalla coda lunga (Oligoryzomys longicaudatus), un topolino selvatico tipico delle Ande.
Per tutte le altre specie di hantavirus, l'essere umano sarebbe un vicolo cieco epidemiologico, non riuscendo a trasmettersi tra persone. Tuttavia, il virus di Andes è l'unico orthohantavirus per cui la trasmissione inter-umana è stata documentata, e lo ha fatto per la prima volta proprio in Argentina, nel 1996, a El Bolsón e successivamente sempre in Argentina a Epuyén nel 2018.
La specie più comune in Europa è il virus Puumala che rimane infettivo nell'ambiente per due settimane a temperatura ambiente, il che significa che il rischio persiste anche dopo che i roditori sono stati rimossi da un locale. In Italia non sono mai stati documentati casi autoctoni di infezione.

In generale, le situazioni a rischio più comuni sono ambienti chiusi e polverosi frequentati da roditori come cantine, fienili, capanni, case di campagna lasciate inutilizzate, aree boschive.
Sintomi e dati sulla mortalità
Il quadro clinico varia da asintomatico a molto grave. Il periodo di incubazione è generalmente di 2-3 settimane dall'esposizione, ma può estendersi fino a sei settimane. Come riporta l'ECDC, nelle aree endemiche l'infezione da hantavirus va sospettata in presenza di febbre acuta accompagnata da trombocitopenia, cefalea intensa e dolori addominali e lombari, in assenza di evidenti sintomi respiratori.
Dopo questa fase iniziale comune, la malattia si biforca in due sindromi distinte a seconda della specie virale e della geografia. In Europa e Asia prevale la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS) che colpisce il rene con, nei casi più gravi, emorragie interne e insufficienza renale acuta. La mortalità varia molto in base alla specie, le infezioni da virus Hantaan e Dobrava causano sintomi gravi con mortalità del 5-15%, mentre le varianti Puumala e Seoul sono generalmente più moderate, con meno dell'1% di decessi.
Nelle Americhe prevale invece la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS o HPS). Il bersaglio sono i polmoni con tosse, mancanza di respiro e accumulo di liquido. Secondo il CDC, il 38% delle persone che sviluppano sintomi respiratori muore a causa della malattia.
Cura, trattamenti disponibili e prevenzione
Non esiste una terapia specifica per l'infezione da hantavirus, né un vaccino disponibile. La cura è sintomatica e prevede riposo, idratazione controllata e trattamento dei sintomi. Nei casi di HPS grave può essere necessaria l'intubazione per supportare la respirazione mentre nei casi di HFRS con insufficienza renale può essere necessaria la dialisi.
Sul piano della prevenzione individuale, l'unica misura efficace è ridurre l'esposizione ai roditori e alle loro escrezioni. Aerare gli ambienti a rischio prima di pulirli, usare mascherine e guanti, evitare di spazzare a secco i locali dove possono aver soggiornato roditori, preferendo la pulizia a umido con disinfettanti.