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21 Novembre 2022
9:12

Chi era Heinrich Schliemann, l’uomo che scoprì la città di Troia e i tesori di Micene?

Le vita di Heinrich Schliemann sembra un romanzo di avventura, culminato nella scoperta della celebre città di Troia, trovata dopo aver preso alla lettera l'Iliade di Omero.

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Chi era Heinrich Schliemann, l’uomo che scoprì la città di Troia e i tesori di Micene?
schliemann troia

A lui si deve la scoperta della città di Troia, del cosiddetto Tesoro di Priamo e degli ori delle tombe di Micene, tra cui spicca la famosa maschera di Agamennone. Di chi stiamo parlando? Di Heinrich Schliemann, figura tanto celebrata quanto discussa dell’archeologia. Il suo nome è conosciuto in tutto il mondo proprio perché è legato ad alcune delle scoperte archeologiche più sensazionali di tutti i tempi. In questo articolo ripercorreremo i momenti salienti della sua vita, descriveremo le vicende che lo portarono alla scoperta di Troia e dei tesori di Micene e parleremo della validità scientifica delle sue esplorazioni.

Una biografia particolare

Heinrich Schliemann nacque il 6 gennaio 1822 a Neubukow, in Germania. Figlio di un pastore protestante, a 7 anni si appassionò ai poemi omerici, sognando un giorno di portare alla luce le rovine delle città che avevano fatto da sfondo alle gesta degli eroi della classicità. La sua istruzione fu tuttavia interrotta per le necessità economiche della famiglia. A 14 anni fu assunto come garzone presso una drogheria, lavorando dalle 5 del mattino alle 11 di sera.

A 19 anni era ad Amburgo come mozzo di un bastimento diretto in Venezuela, che non arrivò mai a destinazione a causa di un naufragio dal quale il giovane Heinrich trovò scampo approdando sull’isola di Texel, nel Mare del Nord. Subito dopo questa prima (dis-)avventura, lavorò come usciere presso un ufficio di Amsterdam. Qui iniziò ad avvicinarsi a una delle sue prime grandi passioni, lo studio delle lingue.

Schliemann amsterdam

Sfruttando un’attitudine naturale e un metodo di studio da lui stesso elaborato, il giovane autodidatta diventò poliglotta, padroneggiando in breve tempo varie lingue (francese, inglese, spagnolo, portoghese, italiano, svedese, polacco, russo). Le sue doti linguistiche furono il trampolino di lancio per la sua carriera. Fu anzitutto promosso contabile per una ditta di Amsterdam che intratteneva rapporti con mercanti russi per il commercio dell’indaco. Quindi fu trasferito a Pietroburgo (1846) dove fondò una sua casa di commercio (1847).

La ricchezza acquisita lo portò a viaggiare negli Stati Uniti (1850). Preso come molti altri dalla febbre dell’oro, grazie a una buona dose di fortuna e di spregiudicatezza (trasse profitti sfruttando la guerra di Crimea e la guerra civile americana), divenne un abile cercatore d’oro, riuscendo in pochi anni ad accumulare una tale ricchezza da potersi permettere la totale indipendenza economica. A soli 41 anni Heinrich Schliemann era un self-made man, un uomo ricchissimo, libero finalmente di dedicarsi alla sua unica vera passione: l’archeologia.

Schliemann biografia

Le scoperte archeologiche di Schliemann

Negli anni passati a trasformarsi da povero garzone a ricco mercante d’oro, Schliemann non aveva mai smesso di sognare di vedere un giorno i luoghi in cui erano stati ambientati i poemi di Omero. A 46 anni partì finalmente per la Grecia, destinazione Itaca. Da qui iniziò la sua fantasiosa ricerca che lo portò a ripercorrere i passi degli eroi omerici: la prima tappa non poteva che essere Troia.

La scoperta di Troia e il Tesoro di Priamo

La prima sfida che Schliemann dovette affrontare fu identificare il sito della città scomparsa. Il villaggio di Bunarbashi, nella Turchia nord-occidentale, era considerato la località più probabile. Con in mano l’Iliade (che peraltro leggeva in originale senza bisogno di traduzione), Schliemann ricostruì i passi degli eroi omerici in quella che doveva essere stata la Piana di Troia e immediatamente scartò il sito di Bunarbashi, troppo distante dalla costa per essere Troia.

scoperta di troia

Molto più promettente si rivelò invece essere la collinetta di Hissarlik, letteralmente “palazzo”, localizzata in posizione dominante rispetto alla vasta piana circostante a controllo dello Stretto dei Dardanelli (l'antico Ellesponto), uno strategico confine naturale tra il Mare Egeo (cioè l’Europa) e il Mare di Marmara (cioè l’Asia).

È proprio qui che Schliemann coronò il sogno di una vita, affiancato dalla giovane moglie Sofia Engastromenou, che condivideva la sua passione per l’archeologia. Nel 1870 iniziò gli scavi ad Hissarlik e poco dopo si rese conto di avere trovato una serie di città stratificate una sull’altra. Schliemann si convinse di avere trovato nella città degli Strati II e III la Troia omerica.

troia schliemann

Il suo vero trionfo arrivò il 14 giugno 1873, quando ai piedi delle mura crollate fu trovato uno dei più grandi tesori di tutti i tempi: oltre 8.000 tra armi, gioielli, suppellettili di ogni genere e materiale prezioso. Allontanati subito gli operai, Schliemann e la moglie scavarono il tesoro che poi trasportarono, quasi furtivamente, nella loro capanna di legno.

Lontani dal loro contesto originale, i gioielli di una civiltà antica oltre 3.000 anni vennero usati così per adornare la giovane Sofia. La scoperta di quello che Schliemann subito interpretò come il Tesoro di Priamo fece il giro del mondo e consacrò l’archeologo dilettante alla fama globale.

rovine scavi troia

Gli scavi di Micene e la maschera di Agamennone

Cavalcando l’onda del successo avuto a Troia, Schliemann si spostò nell’altra celebre città che aveva fatto da sfondo ai canti omerici: Micene. Affascinato (o forse ossessionato) dal Tesoro di Priamo, si mise alla ricerca di un nuovo tesoro. A Micene la sfida era diversa: l’ubicazione della città era ben nota, ma non lo erano invece le tombe reali degli Atridi, i grandi re omerici Agamennone e Menelao (figli di Atreo). Ancora una volta, per la sua ricerca Schliemann si affidò ad un testo antico, la Periegesi della Grecia del geografo Pausania, secondo il quale le tombe erano ubicate all’interno della città e non fuori le mura.

schliemann micene

Il 7 agosto 1879 Schliemann iniziò lo scavo di Micene. Portò subito alla luce un ampio spazio circolare che interpretò come l’agorà, la piazza dell’assemblea del consiglio dove, sempre secondo gli scritti, erano situate le tombe degli eroi. Solo quattro mesi dopo fu dato l’annuncio della scoperta di 5 tombe a pozzo, contenenti 15 scheletri ricoperti di gioielli e armi preziose, interpretate come le tombe di Agamennone e dei suoi compagni, uccisi dalla regina Clitemnestra e dall’amante Egisto una volta tornati a Micene dopo la guerra di Troia. Sul volto di uno di questi scheletri spiccava il ritrovamento forse più famoso (e discusso) di Schliemann, una maschera d’oro che avrebbe rappresentato il volto del celebre re omerico.

Immagine

La validità scientifica delle scoperte

Per quanto eccezionali, le scoperte di Schliemann non hanno mancato di errori interpretativi. Solo dopo la sua morte, avvenuta a Napoli nel 1890, gli archeologi hanno corretto i suoi gravi errori di datazione e interpretazione: la Troia omerica è infatti quella dello Strato VI e il celebre Tesoro di Priamo è in realtà più antico di circa 1000 anni rispetto alla datazione proposta da Schliemann; allo stesso modo gli ori di Micene sarebbero più antichi di almeno 400 anni rispetto all’epoca in cui visse Agamennone.

ritrovamenti schliemann

Schliemann è stato sicuramente un personaggio controverso: ha condotto le sue ricerche senza un’adeguata formazione scientifica e senza metodo, distruggendo in molti casi monumenti e contesti che avrebbero fornito informazioni preziose su quanto andava scoprendo.

Il suo dilettantismo fu aspramente criticato dalla comunità scientifica internazionale. Tuttavia si deve alle sue intuizioni geniali il ritrovamento di tesori che sono andati ad arricchire le collezioni dei principali musei del mondo. Soprattutto a lui va il merito di essere stato forse il primo vero divulgatore: i suoi oltre 50.000 scritti rivolti al grande pubblico aprirono per la prima volta il mondo dell’archeologia, fino ad allora rimasto confinato alle cerchie ristrette dei pochi e privilegiati “addetti ai lavori”.

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