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10 Luglio 2026
7:00

I terremoti in Venezuela hanno spostato di 30 cm il suolo: l’immagine del Sentinel-1

I satelliti Sentinel-1 dell'ESA hanno fornito un’immagine della deformazione del suolo provocata dai terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno colpito il Venezuela. L'immagine evidenzia uno spostamento massimo di 30 cm del terreno nell’area a nord-ovest di Caracas, quella più colpita dai sismi.

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I terremoti in Venezuela hanno spostato di 30 cm il suolo: l’immagine del Sentinel-1
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L'interferogramma dell'area colpita dal terremoto in Venezuela. Credit: ESA

I satelliti Sentinel-1 del programma Copernicus dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno permesso di ottenere un’immagine della deformazione del suolo provocata dai terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5 che hanno colpito il Venezuela il 24 giugno. L’immagine, detta "interferogramma", mostra che lo spostamento del terreno ha raggiunto i 30 cm nell’area più vicina all’epicentro a nord-ovest di Caracas. Gli interferogrammi, che si ottengono a partire da immagini satellitari radar, consentono di monitorare gli spostamenti del terreno con precisione millimetrica su aree anche molto estese e rappresentano uno strumento indispensabile per valutare le conseguenze dei terremoti e organizzare al meglio i soccorsi.

Che cosa mostra l’interferogramma sul terremoto in Venezuela

L’immagine della deformazione del suolo del Venezuela è stata ottenuta dal confronto tra due immagini radar della stessa area, acquisite dai satelliti rispettivamente il 18 giugno (quindi prima del terremoto) e il 25 giugno (il giorno dopo il terremoto). L’interferogramma che si ricava da questo confronto rappresenta l’entità degli spostamenti dei pixel, e quindi del terreno, tra i due diversi momenti in cui i satelliti hanno acquisito le immagini. In questo caso l’immagine mostra l’area che si estende da Caracas, nel nord del Venezuela, fino alla città di Puerto Cabello, circa 210 km a ovest della capitale. L’area è delimitata a nord dal sistema di faglie di San Sebastián, che si estende per circa 500 km lungo la costa settentrionale del Venezuela, affacciata sul Mar dei Caraibi. Proprio qui, sulla costa circa 20 km a nord di Caracas, si trova la città di La Guaira, una delle zone più colpite dal terremoto. Il sistema di faglie segna il confine tra la placca caraibica a nord e quella sudamericana a sud, che scorrono l’una rispetto all’altra a una velocità di circa 2 cm all’anno.

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Il contesto tettonico in cui è avvenuto il terremoto in Venezuela. Credit: ranck A. Audemard M. 2000, USGS

L’interferogramma mostra frange colorate concentriche che sono più dense dove la deformazione è stata maggiore, in questo caso nella zona a nord di Caracas vicino a La Guaira: qui il terreno ha subìto uno spostamento di 30 cm. Procedendo verso sud, le frange diventano più distanziate. Ciascuna è costituita da un “ciclo cromatico”, cioè una successione di colori composta da uno spettro che va dal rosso al blu-viola. Ogni ciclo cromatico completo rappresenta un determinato incremento della distanza tra satellite e superficie terrestre, cioè dello spostamento del terreno. Quindi per calcolare lo spostamento massimo si effettua un conteggio delle frange.

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L'interferogramma dell'area colpita dal terremoto in Venezuela. Credit: ESA

Studiare i terremoti con l’interferometria SAR

La tecnica con cui si ricavano gli interferogrammi è chiamata InSAR o interferometria SAR (Synthetic Aperture Radar). I satelliti a 800 km di quota acquisiscono immagini radar emettendo radiazioni elettromagnetiche verso la superficie e registrando quelle riflesse. I satelliti radar possono acquisire immagini anche di notte e con qualsiasi condizione meteo perché le radiazioni che inviano attraversano anche le nubi. La tecnica InSAR ha un ruolo molto importante nello studio dei terremoti per diverse ragioni. È molto più rapida, precisa e meno costosa rispetto al monitoraggio da terra tramite antenne GPS. Inoltre, mantiene una precisione millimetrica su aree molto estese, su scala regionale, nazionale e anche continentale. Offre quindi una visione d’insieme che gli strumenti tradizionali non possono fornire. Le informazioni rapide e precise delle immagini radar permettono poi alle autorità di organizzare al meglio i soccorsi. Questo perché rivelano, spesso ancora prima dell’arrivo sul campo delle squadre, quali sono le aree interessate dai maggiori spostamenti e quindi quelle colpite più gravemente dal sisma.

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Il funzionamento dell'interferometria SAR. Credit: Geoscience Australia
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