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27 Marzo 2026
15:00

Il 66% dei delta fluviali italiani arretra fino a 10 metri all’anno: lo studio sull’erosione costiera

Il ricercatori hanno analizzato l'arretramento dei litorali in Italia tra il 1984 e il 2024 utilizzando le immagini satellitari. È risultato che tra le aree a maggiore rischio erosione costiera ci sono i delta fluviali: il 66% dei 40 principali fiumi italiani subisce un arretramento che in alcuni casi raggiunge i 10 m all'anno.

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Il 66% dei delta fluviali italiani arretra fino a 10 metri all’anno: lo studio sull’erosione costiera
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Le aree più a rischio erosione sono il delta del Po, il Serchio, l’Arno e l’Ombrone in Toscana e il delta del Sinni in Basilicata.

Il cambiamento climatico ha avuto un impatto drammatico sulle coste italiane, in particolare in corrispondenza della foce dei fiumi, dove attualmente arretrano anche di 10 metri all’anno. Circa il 66% dei 40 principali fiumi italiani subisce le conseguenze dell’erosione costiera presso la foce, intensificata dall’aumento degli eventi meteorologici estremi e dall’innalzamento del livello del mare. A evidenziare la grave situazione delle coste italiane e in particolare dei delta fluviali è un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Estuarine, Coastal and Shelf Science, condotto dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. La ricerca ha analizzato i cambiamenti delle coste sabbiose italiane tra il 1984 e il 2024 utilizzando le immagini satellitari e ha individuato le aree a maggiore rischio erosione.

Le aree più a rischio erosione costiera in Italia secondo il nuovo studio

La ricerca ha evidenziato che il 66% dei 40 principali fiumi italiani è soggetto all’erosione costiera, una percentuale che raggiunge il 100% se si escludono le aree protette da difese artificiali. Secondo lo studio, le aree più a rischio erosione sono il delta del Po, il Serchio, l’Arno e l’Ombrone in Toscana e il delta del Sinni in Basilicata. In queste zone l’arretramento della linea di costa e la riduzione del trasporto di sedimenti da parte dei fiumi sono molto significativi. In particolare, le foci dell’Arno e del Serchio arretrano in modo costante di 2-3 m all’anno, mentre il delta dell’Ombrone fino a 5-6 m all’anno. Ancora più grave è la situazione del delta del Sinni in Basilicata, dove il tasso di erosione è tra i più alti in Italia, con un arretramento superiore a 10 m all’anno. Lo studio ha fornito un database per l’intero territorio nazionale, indispensabile per pianificare correttamente future opere di difesa delle zone costiere più vulnerabili, come i delta fluviali.

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Le foci dei principali fiumi italiani, con in rosso le aree a maggiore rischio erosione. Credit: Luppichini et al.

Le cause principali dell'arretramento costiero negli anni

Nell’ultimo secolo in Italia, come in gran parte del Mediterraneo, il cambiamento climatico ha portato a una diminuzione delle precipitazioni annuali totali che, insieme ai prelievi di materiale dagli alvei e alla costruzione di dighe, ha ridotto notevolmente la capacità dei fiumi di trasportare sedimenti fino alla costa alimentando così le spiagge. Allo stesso tempo, è aumentata la frequenza di eventi meteorologici estremi, alimentati dall’intensa evaporazione delle calde acque marine. Tali eventi sono associati a mareggiate che possono causare inondazioni in grado di alterare la morfologia costiera. Questi fattori, insieme all’innalzamento del livello del mare e all’urbanizzazione, che ha comportato la distruzione della vegetazione costiera, hanno contribuito ad accelerare l’erosione delle nostre coste. In italia, dagli anni Settanta a oggi, l’erosione ha consumato più di 40 milioni di metri quadrati di spiagge. Il fenomeno mette a rischio il paesaggio e gli ecosistemi, ma anche infrastrutture, edifici e turismo balneare.

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L’evoluzione prevista entro il 2050 dell’erosione costiera in Italia. Credit: Celata et al.

Come viene studiato l’arretramento delle coste in Italia

Il fenomeno dell’erosione costiera in Italia viene attentamente monitorato, utilizzando la cartografia, le immagini aeree e satellitari, i droni e il GPS. Lo svantaggio della cartografia ad alta risoluzione è che non viene prodotta abbastanza spesso da consentire di analizzare nel dettaglio le variazioni dei litorali nel tempo. Il GPS e i droni raccolgono i dati con una maggiore frequenza e una migliore risoluzione, ma il loro utilizzo è relativamente recente per cui non consentono di esaminare l’evoluzione delle coste in un passato più lontano. Le immagini satellitari permettono invece di osservare vaste aree, con continuità nel tempo ed elevata definizione, e la loro acquisizione è iniziata oltre 40 anni fa per cui sono ideali per studiare il fenomeno. Nella ricerca in oggetto sono stati utilizzati proprio i dati satellitari per documentare i cambiamenti delle coste sabbiose italiane tra il 1984 e il 2024.

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Cartografia e immagini aree e satellitari del delta del Po. Credit: Fabris et al.
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