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7 Ottobre 2026
6:00

Il dirottamento della nave Achille Lauro il 7 ottobre 1985: storia e crisi di Sigonella

Il dirottamento dell’Achille Lauro, con circa 500 persone tra passeggeri ed equipaggio, è una vicenda nota da cui scaturì una seria crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti. Tuttavia, la nave da crociera ha avuto una lunga storia prima e dopo e ha solcato i mari per quasi cinquant’anni.

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Il dirottamento della nave Achille Lauro il 7 ottobre 1985: storia e crisi di Sigonella
Achille Lauro copertina

L’Achille Lauro era una nave passeggeri attiva tra il 1947 e il 1994, nota per il suo dirottamento terroristico del 1985. Costruita in Olanda ed entrata in servizio per una compagnia olandese, il transatlantico a fu acquisito nel 1965 da Achille Lauro, il celebre armatore e politico napoletano. Entrò quindi a far parte della Flotta Lauro come nave da crociera. Nel 1985, mentre navigava al largo delle coste egiziane, fu dirottata da un commando palestinese che intendeva protestare per l’occupazione della Palestina. Il dirottamento fu risolto per via diplomatica, ma da esso scaturì la crisi di Sigonella tra Italia e Stati Uniti.

Dopo il dirottamento, l’Achille Lauro continuò a navigare fino al 1994, quando affondò nell’Oceano Indiano a causa di un incendio sviluppatosi a bordo.

Com’era fatta la famosa nave da crociera e la storia della cessione a Lauro

L’Achille Lauro era una nave per il trasporto di passeggeri. Lunga 196 metri e larga 25, aveva una stazza di quasi 24.000 tonnellate. Era alimentata da 8 motori, che potevano sviluppare una velocità di 22 nodi, pari a poco più di 40 chilometri orari (alcune fonti riportano cifre lievemente diverse sui dati tecnici). L’equipaggio era composto da circa 300 persone, mentre il numero massimo di passeggeri era di 152 in prima classe e di 1155 in classe turistica. I ponti erano 9, dei quali 6 erano accessibili ai passeggeri. Dal punto di vista tecnico, la nave era all’avanguardia ed era dotata anche di un impianto di desalinizzazione che consentiva di ricavare acqua potabile dal mare.

L’Achille Lauro ha origini olandesi. Lo scafo fu impostato nel 1938 presso i cantieri navali di Flessinga per la compagnia Koninklijke Rotterdamsche Lloyd (KRL). Lo scoppio della Seconda guerra mondiale ritardò il completamento della costruzione, che fu portata a termine solo nel 1947. La nave, che aveva il nome Willem Ruys, entrò in servizio il 2 dicembre di quell’anno sulla tratta tra l’Europa e l’Australia. Funzionava come nave passeggeri perché all’epoca il trasporto aereo era ancora poco sviluppato e i viaggi su lunghe distanze avvenivano prevalentemente via mare.

La nave quando si chiamava Willem Ruys (Wikimedia Commons(
La nave quando si chiamava Willem Ruys (Wikimedia Commons(

Nel 1963, a causa della crescita del trasporto aereo, cambiò destinazione d’uso e fu impiegata per crociere nel Mediterraneo. Due anni più tardi la KRL vendette l’imbarcazione ad Achille Lauro, il facoltoso armatore ed ex sindaco di Napoli.

Ristrutturata dai cantieri navali di Palermo, l’imbarcazione rientrò in servizio come nave da crociera nel 1966, assumendo il nome del suo nuovo proprietario, Achille Lauro. Prestò servizio regolarmente per molti anni, nonostante fosse stata colpita da alcuni incendi e una volta fosse entrata in collisione con un’altra imbarcazione.

Achille Lauro (Wikimedia Commons)
Achille Lauro (Wikimedia Commons)

Il dirottamento terroristico dell’Achille Lauro: cosa successe nel 1985

La nave fu dirottata il 7 ottobre 1985 da un commando del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: quattro uomini, armati di mitra kalashnikov, intimarono al comandante di dirigere la nave verso il porto di Tartus, in Siria, invece che verso quello israeliano di Ashdod, dove era diretta. Lo scopo del dirottamento era ottenere la liberazione di cinquanta prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri di Israele e, più in generale, di portare all’attenzione dell’opinione pubblica l’occupazione che subiva il loro Paese.

Dopo il dirottamento, presero avvio trattative frenetiche, che coinvolsero il governo italiano, guidato da Bettino Craxi, quello egiziano e le autorità politiche palestinesi. Le forze armate italiane predisposero anche un’operazione per riprendere il controllo della nave con la forza e fecero trasferire un reparto di 60 incursori a Cipro, alla base di Akrotiri. Tuttavia, l’assalto armato non fu necessario: le trattative andarono a buon fine e i sequestratori accettarono di liberare la nave in cambio dell’immunità e di un salvacondotto per un Paese arabo. L’Achille Lauro approdò dunque in Egitto. Tutto sembrava essersi concluso per il meglio, quando emerse che durante il sequestro era stato ucciso un uomo, Leon Klinghoffer, cittadino statunitense di origine ebraica.

L’amministrazione statunitense, guidata da Ronald Reagan, che già non aveva gradito che il governo italiano trattasse con i sequestratori, decise di reagire: l’11 ottobre, dopo che un Boeing 737 era decollato dall’Egitto per portare a Tunisi i sequestratori e i mediatori, i caccia americani costrinsero il velivolo ad atterrare alla base Nato di Sigonella, in Sicilia. Iniziò così una crisi diplomatica, perché il governo italiano rifiutò di consegnare i sequestratori agli Stati Uniti. Quando i soldati della Delta Force americana circondarono l’aereo, i carabinieri italiani li circondarono a loro volta.  Il governo italiano riuscì a far valere le sue ragioni e non consegnò i sequestratori, che furono processati da un tribunale italiano e hanno scontato lunghe pene detentive in Italia.

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Il Boing737 circondato dalla Delta Force, a sua volta circondata dai carabinieri (ilsole24ore.it)

L’incendio in sala macchine e l’affondamento della nave

Dopo il dirottamento, l’Achille Lauro rientrò in servizio. Negli anni successivi seguì le vicissitudini della Flotta Lauro, che nel 1987 passò sotto il controllo di altri imprenditori, assumendo il nome di Starlauro, e nel 1991 fu acquisita da un’altra compagnia, la Mediterranean Shipping Company.

L’Achille Lauro continuò a navigare con il suo nome, nonostante i cambi di proprietà, fino al 1994. Il 30 novembre di quell’anno, mentre era in navigazione al largo delle coste della Somalia, nell’ambito di un viaggio da Genova al Sudafrica, a bordo scoppiò un incendio. Nonostante l’intervento di varie navi di soccorso, il fuoco si estese al punto tale da costringere i passeggeri e l’equipaggio ad abbandonare la nave, che affondò.

L'incendio dell'Achille Lauro
L'incendio dell'Achille Lauro

Nel rogo persero la vita tre persone, mentre un’altra risultò dispersa. Tra i superstiti era presente un giovane destinato a diventare un noto personaggio televisivo: Alessandro Borghese, membro dello staff delle cucine.

Il relitto dell’Achille Lauro giace oggi a circa 5000 metri di profondità.

Fonti
D. Ward, Berlitz complete guide to cruising and cruise ships
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