
Settembre ha questo nome, pur essendo il nono mese dell’anno, perché in origine, al tempo della fondazione di Roma, aveva una posizione diversa nel calendario: era il settimo mese dell’anno. La stessa spiegazione vale per i mesi successivi, ottobre, novembre e dicembre, che erano rispettivamente l’ottavo, il nono e il decimo mese.
Nel vecchio calendario romano, infatti, l’anno iniziava infatti a marzo. L’inizio fu poi spostato al primo gennaio nel II secolo a. C., ma i nomi dei mesi non furono cambiati. È da allora che esiste l’incongruenza tra il nome di settembre e la sua posizione, essendo ormai il nono mese dell’anno.
Lo spostamento dell’inizio dell’anno al primo gennaio fu confermato nei successivi calendari, ovvero quello giuliano adottato nel 46 a. C. e quello gregoriano, esistente dal XVI secolo e tuttora in uso.
Un tempo settembre era il settimo mese: il calendario Romano
Settembre ha questo nome per una ragione semplice: originariamente era il settimo mese dell'anno, e non il nono. La spiegazione del nome va rintracciata nella storia più antica di Roma, l’epoca monarchica: un periodo sul quale le conoscenze sono molto limitate e basate soprattutto su supposizioni e interpretazioni.

Secondo l’interpretazione più accreditata, al momento della fondazione della città, durante il regno di Romolo, fu adottato il calendario romano, un calendario solare composto da dieci mesi:
- Martius
- Aprilis
- Maius
- Iunius
- Quintilis
- Sextilis
- September
- October
- November
- December
I nomi dei primi quattro mesi erano stati scelti in omaggio alle divinità (Martius per Marte, Aprilis per Afrodite, Maius per Maia e Iunius per Giunone); gli altri sei furono scelti in base alla posizione nel calendario: da Quintilis (il nostro Luglio), che era il quinto mese dell’anno, a December, che era il decimo. September doveva dunque il nome al fatto che era il settimo mese dell’anno.
Va precisato che i dieci mesi occupavano complessivamente 304 giorni; restavano altri 61 giorni che non appartenevano ad alcun mese. In pratica, si smetteva di contare dopo December e si iniziava di nuovo a Martius. Tuttavia, durante il regno di Numa Pompilio, il semi-mitico successore di Romolo, i giorni “extra” furono divisi in due nuovi mesi: Ianuarius, così chiamato in onore al dio Giano, e Feburarius, dedicato al il dio etrusco Februus. Sotto Numa fu aggiunto anche un mese intercalare, Mercedonio, che non era presente tutti gli anni e serviva per far coincidere la durata dell’anno con il moto di rivoluzione del sole (lo stesso motivo per il quale noi abbiamo gli anni bisestili). L’anno però continuò a iniziare a Martius, il mese nel quale entravano in carica i nuovi consoli e gli altri magistrati.

Lo spostamento del capodanno e la nuova collocazione dei mesi
L’inizio dell’anno fu spostato (o almeno, iniziato a spostare) al primo gennaio nel 153 a.C.: il Senato stabilì che i nuovi consoli, Quinto Fabio Nobiliore e Tito Annio Lusco, entrassero in carica in quella data, invece che in marzo, per esigenze di carattere militare (dovevano avere più tempo per organizzare le legioni impegnate in una guerra nella Penisola iberica).

I nomi dei mesi, però, non furono cambiati: è da allora che settembre divenne il nono mese dell’anno e il nome si trovò a essere “sbagliato”, così come quelli di ottobre, novembre e dicembre. Lo spostamento dell’inizio dell’anno al primo gennaio fu confermato nei successivi calendari: quello giuliano, adottato nel 46 a. C. per volere di Giulio Cesare, e quello gregoriano, introdotto nel 1582 e oggi usato nel nostro Paese e in gran parte del mondo. Nei due calendari, però, non cambiarono i nomi di settembre, ottobre, novembre e dicembre, che si trovano pertanto in una posizione “incongruente”. Dopo l’adozione del calendario giuliano cambiarono solo i mesi di quintilis, che divenne Iulius (luglio) in onore di Giulio Cesare, e di sextilis, che divenne Augustus (agosto) in onore di Ottaviano Augusto.