
I ricercatori del Politecnico di Hong Kong ha prodotto la prima analisi trentennale (1993-2022) della variazione di massa degli oceani, ottenuta tramite dati satellitari ad alta precisione: lo studio, pubblicato sul Proceedings of the National Academy of Sciences, ha misurato un aumento del livello del mare di circa 90 millimetri negli ultimi 30 anni, ma soprattutto ha scoperto che il ritmo di innalzamento dei mari sta aumentando per via dell'accelerazione nella fusione dei ghiacci nelle calotte polari. Questo fattore, secondo l'analisi condotta dal team di Hong Kong, contribuisce al 60% all'effettivo incremento della massa d'acqua negli oceani.
Le cause dell’innalzamento del mare e la fusione dei ghiacci in Groenlandia
L’innalzamento del livello del mare medio è dovuto principalmente a due fattori. Il primo è l’espansione termica dell’acqua: con il riscaldamento globale aumentano anche le temperature degli oceani, e di conseguenza l’acqua aumenta di volume facendo salire il livello del mare senza che ci sia un aumento della quantità d'acqua.
Il secondo fattore, invece, è l’aumento della massa oceanica, causato dalla fusione dei ghiacci, che immettono nuova acqua negli oceani e contribuiscono sempre più in misura significativa all’innalzamento del livello del mare.
Questi due meccanismi agiscono contemporaneamente, ma mentre un tempo il fattore principale era l'aumento di volume, dal 2005 – secondo l'analisi condotta dal Politecnico di Hong Kong – l’aumento della massa oceanica dovuto alla fusione sempre più rapida dei ghiacci è diventato il fattore predominante. In particolare, circa il 60% dell’innalzamento totale del livello del mare è dovuto all’aggiunta di nuova acqua, e di questa porzione circa l’80% proviene soprattutto dalla fusione accelerata dei ghiacci in Groenlandia. Questo fenomeno spiega gran parte dell’innalzamento osservato a partire dal 2005.
Come è stato condotto lo studio: la tecnica del satellite laser ranging
L'analisi è stata condotta con la tecnica del satellite laser ranging. In pratica, si inviano impulsi laser da stazioni a terra verso satelliti dotati di retroriflettori: misurando il tempo impiegato dal raggio laser per tornare indietro, è possibile calcolare con estrema precisione la distanza tra terra e satellite. Questa misura consente di rilevare sottili variazioni nella gravità terrestre e, indirettamente, nei movimenti e nella distribuzione della massa degli oceani. Questa tecnica, sviluppata già negli anni ’60 e ’70, è ormai consolidata nella geodesia spaziale, ma il suo utilizzo per ricostruire direttamente le variazioni della massa oceanica su un arco di trent’anni rappresenta un vero e proprio approccio innovativo.