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16 Maggio 2026
11:00

Il Memoriale Brion de “Le città di Pianura” di Carlo Scarpa e le 8 tombe d’artista più belle d’Italia

Dal Memoriale Brion di Scarpa ne "Le città di Pianura", film di Francesco Sossai pluripremiato ai David di Donatello, al Cimitero Monumentale di Milano: un viaggio tra le tombe d'autore più belle d'Italia, dove architettura e memoria diventano arte.

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Il Memoriale Brion de “Le città di Pianura” di Carlo Scarpa e le 8 tombe d’artista più belle d’Italia
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Memoriale Brion, Altivole. Foto Luca Chiaudano 2022 © FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano

Il film “Le città di pianura” di Francesco Sossai, che ha recentemente vinto otto statuette ai David di Donatello, premio cinematografico arrivato alla sua 71esima edizione, include scene girate presso il Memoriale Brion, opera dell’architetto Carlo Scarpa nella provincia di Treviso, a San Vito d'Altivole, frazione di Altivole.

Il Memoriale, detto anche Tomba Brion e oggi gestito dal FAI, era già stato scelto come set da Denis Villeneuve come del film Dune – Parte Due. Nel film di Sossai non è solo una scenografia, ma uno dei protagonisti, tra i simboli del paesaggio veneto al centro della narrazione.

La tomba progettata da Scarpa non è l’unica tomba d’artista in Italia che merita una visita: in tutto il Paese esiste un patrimonio di cimiteri monumentali e tombe d’autore, progettati dai più grandi nomi dell'architettura e della scultura (da Aldo Rossi a Mario Botta, da Arnaldo Pomodoro a Leonardo Ricci) che hanno saputo trasformare il dolore in un'esperienza estetica e spirituale in grado di rimanere nel tempo.

Il Memoriale Brion a San Vito d’Altivole, Treviso

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Memoriale Brion, Altivole. Foto Luca Chiaudano 2022 © FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano

Nelle campagne trevigiane, questo complesso considerato uno dei capolavori dell'architettura del Novecento, con il suo stile modernista carico di influenze orientali, veneziane e bizantine. Fu commissionato nel 1969 da Onorina Tomasin-Brion per onorare il marito Giuseppe Brion, fondatore della storica azienda di apparecchi elettronici di design Brionvega ed è oggi un bene tutelato dal FAI.

Affidato a Carlo Scarpa (che oggi riposa proprio lì, in una tomba progettata dal figlio Tobia, al confine con il cimitero), il memoriale è un parco di 2.200 metri quadrati che fonde cemento armato, percorsi d'acqua, giardini giapponesi e richiami islamici. Si entra attraverso i famosi "propilei", caratterizzati da due cerchi intrecciati che simboleggiano l'amore coniugale. È un luogo pensato per offrire un'esperienza di serenità e secondo una celebre frase attribuita allo stesso Scarpa:"I bambini giocano, i cani corrono: bisognerebbe fare tutti i cimiteri così".

L’ossario del cimitero di S. Cataldo, Modena

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L’ossario del cimitero di S. Cataldo

Nel 1971 il Comune di Modena bandì un concorso nazionale per ampliare il cimitero ottocentesco di Cesare Costa, realizzato tra il 1858 e il 1876 in forme neoclassiche. A vincerlo furono Aldo Rossi e Gianni Braghieri, con un progetto intitolato L'azzurro del cielo, citazione del romanzo del filosofo francese Georges Bataille (Le Bleu du ciel) al colore dei tetti triangolari del perimetro, studiati per dialogare con il cielo della pianura emiliana. Rossi concepì il cimitero come una vera e propria "città dei morti": un luogo dove "il rapporto privato con la morte torna a essere rapporto civile con l'istituzione".

Il fulcro visivo del complesso è il grande cubo dell'ossario: un edificio in cemento armato completamente cavo all'interno, dipinto di rosso mattone, traforato da finestre quadrate prive di serramenti. Sono semplici tagli nel muro: luce che entra nella casa dei morti, che Rossi stesso descriveva come "una casa incompiuta e abbandonata, analogica alla morte". Inaugurato nel 1984, con la realizzazione di poco più di un terzo del progetto originale, il cimitero è rimasto per decenni un'opera volutamente aperta. A renderlo celebre nel mondo fu anche il fotografo Luigi Ghirri, che l'anno precedente produsse una serie di scatti oggi iconici: il cubo rosso che affiora da un finestrino d'auto, le finestre vuote che inquadrano fazzoletti di cielo, la mole silenziosa nella pianura padana.

Cimitero dell'isola di San Michele, Venezia

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Cimitero dell’isola di San Michele

Situato sull'isola di San Michele, tra Venezia e Murano, è uno dei cimiteri più particolari in Italia, reso suggestivo dalla sua collocazione isolata nella laguna veneziana. La sua storia moderna comincia all'inizio dell'Ottocento, in seguito all’editto di Saint-Cloud emanato da Napoleone nel 1804, che imponeva la creazione di cimiteri al di fuori dei centri abitati. L’ingresso è dominato dalla chiesa rinascimentale di Mauro Codussi, ma è l’ampliamento moderno a catturare l'occhio degli appassionati di architettura. Progettato da David Chipperfield, vincitore del concorso internazionale del 1998, tra il 2007 e il 2017, l'intervento contemporaneo integra i muri storici in mattoni rossi e le corti interne rivestite in pietra basaltica nera, creando un contrasto che dialoga con l'acqua circostante. Ospita personaggi celebri e numerose testimonianze di storia e d’arte, tra cui Igor Stravinskij, Sergej Djagilev, Ezra Pound e il premio Nobel Iosif Brodskij.

La tomba di Federico Fellini e Giulietta Masina, Rimini

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La Tomba di Federico Fellini e Giulietta Masina

Siamo nel cimitero monumentale della località Celle, a Rimini. È un luogo che Federico Fellini avrebbe definito "meno lugubre", grazie alla presenza gioiosa del treno che passa lì accanto. Qui riposano il celebre regista, la moglie attrice Giulietta Masina (scomparsa cinque mesi dopo il marito, il 23 marzo 1994) e il figlio Pierfederico, morto pochi giorni dopo la nascita nel 1945.

L'area è stata progettata nel 1994 dall'architetto Pierluigi Cerri, con una scelta radicale: ridurre al minimo ogni elemento compositivo. A dominare la scena è la grande scultura in bronzo commissionata dal Comune di Rimini allo scultore Arnaldo Pomodoro: "La grande prua: omaggio a Federico Fellini", un doppio triangolo di bronzo lucido alto quattro metri, piantato nel terreno con il vertice rivolto verso il basso, che sembra emergere da uno specchio d'acqua. Pomodoro si ispirò ai temi nautici di due film del regista, Amarcord (1973), ambientato a Rimini, e E la nave va (1983). La scultura è posizionata vicino all'ingresso del cimitero, così da essere visibile anche a cancello chiuso.

Tomba Galli a Sant’Ilario, Genova

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Tomba Galli, Sant’Ilario. Immagine: Censimento architetture contemporanee

Siamo in Liguria, a Genova, nel suggestivo cimitero di Sant'Ilario Alto che sovrasta Nervi, con una vista spettacolare sul mare. Il cimitero è costruito su piani terrazzati lungo la scoscesa costa ligure, con una schiera di monumenti funerari iscritti in lotti di uguali dimensioni: la Tomba Galli si trova nella parte più alta, vicino alla grande scalinata centrale. Porta anch'essa la firma di Carlo Scarpa ed è stata completata postuma (1976-1981) in base ai suoi disegni dagli architetti Mattia Pastorino e Giuseppe Tommasi. Nel 1976, a seguito della morte prematura del figlio Antonio, la madre Angela Galli Dossena contattò Scarpa, di cui aveva ammirato il lavoro al Memoriale Brion. All'inizio l'architetto rifiutò, per poi accettare.

La morte improvvisa dell'architetto nel 1978 interruppe i lavori ancora in fase progettuale: fu l'architetto genovese Mattia Pastorino a portare l'opera a compimento insieme a Giuseppe Tommasi, nel 1981, seguendo fedelmente i 25 disegni autografi conservati oggi a Palazzo Spinola, sede della Galleria Nazionale della Liguria a Genova. Il risultato è un parallelepipedo in pietra bianca di Vicenza lavorata a bulino, posato su un basamento in granito nero. Sul fronte principale, il volume è inciso da due scanalature, una verticale e una orizzontale, che creano un taglio a forma di T.

Tomba Veritti, Udine

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Tomba Veritti. Foto: censimento architetture contemporanee

Al Cimitero Monumentale di Udine, nella sua parte più antica, si trova una delle opere più discusse dell'architettura italiana del dopoguerra. La Tomba Veritti fu progettata tra il 1950 e il 1951 da Angelo Masieri, giovane architetto friulano allievo e stretto collaboratore di Carlo Scarpa, per la famiglia Veritti, con cui era imparentato. Era la sua ultima opera: il 28 giugno 1952, Masieri morì in un incidente stradale in Pennsylvania, a soli trent'anni. Fu Scarpa, suo mentore e amico, a completare la tomba sulla base dei numerosi schizzi preparatori che il giovane aveva lasciato.

L'edificio si presenta come un semplice recinto rettangolare in marmo botticino, quasi un dado scoperchiato. Si accede tramite un cancelletto a luna crescente in muntz metal (una lega di rame e zinco cara a Scarpa). Metà dello spazio è a cielo aperto; al centro della pavimentazione in ciottoli c'è una lastra marmorea che dà accesso alla cripta. Le pareti interne dei loculi sono rivestite in lastre di marmo rosso irregolari. L'altare, in pietra rosata, sporge da un taglio nella parete e la cripta è parzialmente coperta da un ampio disco in bronzo ossidato.

Tomba Neri Pozza, Vicenza

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Tomba Neri Pozza, foto dal Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, MiC

Nel cimitero di Longara, sulla testata nord dell'ala occidentale destinata alle cappelle di famiglia, sorge uno degli interventi funebri più singolari dell'architettura italiana contemporanea: il monumento funerario che Mario Botta, l'architetto ticinese noto per la Cattedrale della Resurrezione di Évry e per una poetica fondata su mattone, pietra e volumi geometrici puri, realizzò tra il 2005 e il 2009 per l'intellettuale veneto Neri Pozza e la moglie Lea Quaretti. Scultore, incisore, partigiano, scrittore (il suo Processo per eresia vinse il Premio Campiello nel 1970), Pozza fu anche editore: nel 1946 fondò a Venezia la casa editrice che porta il suo nome e che pubblicò, tra gli altri, Montale, Gadda, Buzzati, Cardarelli e il primo romanzo di Goffredo Parise.

La cappella che Botta ha progettato per loro è un parallelepipedo in mattoni faccia a vista la cui facciata principale, orientata a nord-ovest, è modellata da due piani inclinati che digradano in una scanalatura regolare verso il centro, dove si apre il varco entro cui riposano i due sarcofagi gemelli. È la stessa cifra compositiva concava che Botta aveva già usato per il portale della Cattedrale di Évry, in Francia: un fuoco prospettico che attira lo sguardo e lo concentra verso il punto più importante, quello della morte e della memoria. Sul fronte sud-ovest si apre una porta vetrata rivestita in pietra. All'interno, la luce entra zenitale attraverso un foro circolare. A sinistra del sepolcro, c'è una piccola scultura in bronzo lucidato, eseguita nel 1979 dallo scultore vicentino Nereo Quagliato, che ritrae proprio Neri Pozza.

Le edicole del Cimitero Monumentale di Milano

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Edicola Campari. Foto dal sito del Cimitero Monumentale di Milano, credits Massimo Serzio

Inaugurato nel 1866 per rispondere all'editto napoleonico di Saint-Cloud e al nuovo individualismo borghese, il Cimitero Monumentale di Milano è un museo a cielo aperto. Passeggiando per i suoi viali si attraversa tutta la storia dell'arte italiana, tra sculture di Lucio Fontana, Adolfo Wildt, Giacomo Manzù e Giò Pomodoro. Nel Famedio (e nella sua cripta), il tempio della fama cittadina, riposano o sono iscritti personaggi di importanza capitale: da Alessandro Manzoni a Dario Fo, da Alda Merini a Carla Fracci, passando per l'artista Walter Chiari e il grande compositore Amilcare Ponchielli. Tra le tombe private più incredibili troviamo:

  • Edicola Bernocchi. Opera dell'architetto Alessandro Minali e dello scultore Giannino Castiglioni, fu eretta in memoria di Camilla Nava Bernocchi (1879-1930) e del senatore Antonio Bernocchi (1859-1930). Il monumento è una struttura colossale di base quadrata, su cui si erge una torre a tronco di cono coperta da una spirale di riquadri scultorei che narrano la Passione di Cristo e la Via Crucis.
  • Edicola Campari. Celebre per la riproduzione in bronzo dell'Ultima Cena a grandezza quasi naturale. L'opera di Giannino Castiglioni colpisce per il realismo drammatico delle figure degli apostoli.
  • Edicola Körner. Opera dell'architetto Giulio Ulisse Arata e dello scultore della "luce" Adolfo Wildt, è stata eseguita nel 1929. La struttura in conglomerato di Liguria richiama il Mausoleo di Teodorico. Sull'imponente portale in bronzo si innesta il gruppo scultoreo dal titolo Affetto nel dolore.
  • Edicola Toscanini. È qui che riposa il direttore d'orchestra Arturo Toscanini. L'edicola venne realizzata tra il 1909 e il 1911 dallo scultore piemontese Leonardo Bistolfi per commemorare l'ultimogenito del maestro Giorgio Toscanini, morto prematuramente.
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