
Per quasi un secolo, la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è stato il nome di una condizione che colpisce 1 donna su 8, ovvero più di 170 milioni di persone nel mondo. Un nome che però descriveva in maniera imprecisa la condizione di chi ne soffriva. Oggi quella sindrome ha un nuovo nome: si chiamerà PMOS — Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome. L'annuncio è arrivato il 12 maggio 2026 al Congresso Europeo di Endocrinologia di Praga, con pubblicazione contestuale su The Lancet, al termine di un processo durato anni che ha coinvolto 56 organizzazioni scientifiche e di pazienti e oltre 14.000 persone con la sindrome provenienti da tutto il mondo.
Da PCOS a PMOS: i motivi della revisione scientifica
Il vecchio nome suggeriva che il problema centrale fossero delle cisti sulle ovaie, ma quelle che si vedono all'ecografia non sono vere cisti patologiche: sono follicoli che non completano la maturazione a causa di uno squilibrio ormonale. Un'imprecisione nel nome che per decenni ha contribuito a diagnosi ritardate, sintomi metabolici ignorati e una presa in carico da parte degli specialisti frammentata. A guidare il processo di rinominazione è stata Helena Teede, endocrinologa della Monash University, insieme alla Professoressa Terhi Piltonen dell'Università di Oulu, ad Anuja Dokras della AE-PCOS Society e a Rachel Morman, presidente di Verity (PCOS UK), con il coinvolgimento di 56 organizzazioni scientifiche e di pazienti. Il processo ha generato oltre 22.000 risposte a sondaggi internazionali e ha prodotto una serie di paper accademici sulle implicazioni del cambio di nome in ambiti che spaziano dalla salute adolescenziale alla pratica clinica, dalla salute materna alla riforma delle politiche sanitarie.
Cosa vuol dire Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome e cosa cambia
- Polyendocrine riconosce che sono coinvolti più assi ormonali.
- Metabolic mette al centro le alterazioni metaboliche (come l'insulino-resistenza) che non sono effetti collaterali ma parte integrante della sindrome.
- Ovarian rimane perché i disturbi ovulatori restano un criterio diagnostico centrale.
Lo studio su The Lancet sottolinea che il vecchio nome ha storicamente orientato la diagnosi verso il ginecologo, lasciando in secondo piano la componente endocrinologica e metabolica. Un inquadramento più preciso significa coinvolgere fin dall'inizio un team multidisciplinare — endocrinologo, ginecologo, nutrizionista, psicologo — e monitorare non solo i cicli mestruali ma anche parametri metabolici come glicemia, insulina e profilo lipidico. Significa anche aprire nuove direzioni di ricerca: finora la sindrome è stata studiata in modo frammentato e anche il nome impreciso ne limitava il perimetro concettuale. È previsto un periodo di transizione di tre anni, con una campagna internazionale di aggiornamento rivolta a professionisti sanitari, governi e ricercatori, e il nuovo nome sarà integrato nelle linee guida internazionali nel 2028.