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28 Settembre 2026
14:30

Il misterioso calendario di Qumran dei Rotoli del Mar Morto di 364 dì era sbagliato per motivi astronomici

Uno studio ricostruisce la storia del misterioso calendario delle settimane, basato su 364 giorni e 52 settimane. Adottato nel II secolo a.C. dalla setta ebraica degli esseni, garantiva feste sempre nello stesso giorno ma accumulava un forte disallineamento con le stagioni, favorendone l’abbandono.

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Il misterioso calendario di Qumran dei Rotoli del Mar Morto di 364 dì era sbagliato per motivi astronomici
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Il Libro di Isaia, uno dei meglio conservati fra i Rotoli del Mar Morto. Credit: By Photographs by Ardon Bar Hama, author of original document is unknown. – Website of The Israel Museum, Jerusalem, see link., Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12149044

Qumran è un sito archeologico situato sulle rive nord-occidentali del Mar Morto, nel deserto di Giuda, in Palestina. Tra il 1947 e il 1956, nelle grotte circostanti furono scoperti i Rotoli del Mar Morto, un vasto insieme di manoscritti risalenti tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. I testi, scritti principalmente in ebraico e aramaico, comprendono manoscritti biblici, commentari, norme comunitarie e opere di carattere religioso, tra cui un misterioso calendario ritenuto "perfetto", di 364 giorni divisi in 52 settimane. Questo è radicalmente diverso dal tradizionale calendario ebraico, che ha un numero variabile di giorni.

La scoperta dei rotoli ha fornito una documentazione fondamentale sulla società e sulla cultura ebraica del periodo del Secondo Tempio(VI secolo a.C.-I secolo d.C.), con particolare riferimento alla setta degli Esseni, che si ritiene popolasse il sito. Per la comunità di Qumran il calendario non era soltanto uno strumento per misurare il tempo, ma un elemento centrale della propria identità religiosa. Un nuovo studio di Eshbal Ratzon, pubblicato sulla rivista israeliana Tarbiz, propone una ricostruzione della storia del particolare calendario adottato dalla comunità, assieme a una nuova teoria sul perché alla fine venne abbandonato.

Il sistema esseno aveva una caratteristica fondamentale: 364 è divisibile per sette e corrisponde esattamente a 52 settimane. In questo modo le festività ricorrevano ogni anno nello stesso giorno della settimana. Per gli appartenenti alla comunità questa regolarità rappresentava un ordine stabilito da Dio e si contrapponeva al calendario lunisolare utilizzato nella vita religiosa ebraica del periodo del Secondo Tempio. La questione aveva quindi anche una dimensione politica e religiosa, perché riguardava l'autorità sulla determinazione delle festività e dei tempi sacri. L'importanza del calendario è testimoniata dagli stessi Rotoli del Mar Morto. Anche il Libro dei Giubilei, presente nella biblioteca di Qumran, critica il calendario lunare in uso e presenta quello di 364 giorni come il calendario originariamente stabilito per il popolo d'Israele.

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La grotta n. 4 del sito archeologico di Qumran, all'interno della quale è stata scoperta la grande maggioranza dei rotoli. Credit: By Effi Schweizer – Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3089552

Il sistema presentava però un problema astronomico. L'anno solare dura circa un giorno e un quarto in più rispetto ai 364 giorni del calendario esseno di Qumran. Senza un sistema di intercalazione, la differenza si accumulava progressivamente: dopo vent'anni le festività sarebbero risultate spostate di quasi quattro settimane rispetto alle stagioni.

Secondo Ratzon, proprio questo problema avrebbe contribuito al progressivo abbandono del calendario nella pratica. La ricostruzione proposta colloca il suo utilizzo nella fase formativa della comunità, nella seconda metà del II secolo a.C., quando le divergenze calendriche contribuirono al conflitto con l'autorità religiosa di Gerusalemme. All'inizio del I secolo a.C., durante il regno di Alessandro Ianneo (103-76 a. C.), il miglioramento dei rapporti con la monarchia asmonea, che regnava all'epoca in Palestina, e il crescente disallineamento dalle stagioni potrebbero aver favorito l'abbandono del calendario come sistema pratico. Esso sarebbe tuttavia rimasto nella tradizione letteraria della comunità come modello ideale e autorevole.

L'autrice sottolinea che le fonti di Qumran sono frammentarie e spesso formulate in modo allusivo: la ricostruzione proposta è quindi possibile, ma non necessaria, e diversi aspetti della storia della comunità rimangono oggetto di discussione tra gli studiosi.

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