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16 Novembre 2022
15:30

Il naufragio del sottomarino Kursk: la tragedia che costò la vita a 118 marinai russi

il 12 agosto 2000 nel mare di Barents il sottomarino russo K-141 Kursk si arenò a 108 metri di profondità durante un'esercitazione, causando la morte di 118 uomini.

A cura di Roberto Manzo
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Il naufragio del sottomarino Kursk: la tragedia che costò la vita a 118 marinai russi
kursk sottomarino

Nell'estate del 2000, precisamente il 12 agosto, il sommergibile russo Kursk si arenò durante un’esercitazione nel Mare di Barents, dando vita a quello che diventerà il più grande incidente della storia navale russa con la morte di 118 uomini. In questo articolo ripercorreremo la strada che portò 22 anni fa a questa tragedia umana e miliare.

Il sottomarino K-141 Kursk

Il K-141 Kursk era un sottomarino a propulsione nucleare (2 reattori nucleari OK-650b) della classe Oscar II. Il sottomarino fu varato nel 1994 ed entrò in servizio presso la Flotta del Nord, stanziato presso la base di Severomorsk nell’Oblast' di Murmansk (Penisola di Kola). Prima del suo naufragio, il Kursk era uno dei più moderni sottomarini in dotazione alla marina russa: il suo armamento era considerevole ed era in grado di trasportare e lanciare missili a testata nucleare di tipo 24 SS-N-19 Shipwreck – oltre che a siluri convenzionali. Il suo dislocamento era di 13.400 tonnellate in superficie e 16.400 tonnellate in immersione, con una lunghezza di 154 metri, una larghezza di 18 metri ed un’altezza di 9 metri.

Missile 24 SS-N-19 Shipwreck
Missile 24 SS–N–19 (credit: Allocer).

Il Kursk era considerato inaffondabile ed era in grado, secondo i tecnici russi, di resistere al un colpo diretto di un siluro. Lo scafo esterno è stato costruito utilizzando una lamiera d'acciaio da 8 mm ricoperta da un massimo di 80 mm di gomma, che aveva lo scopo do schermare il sommergibile dai rilevamenti. Lo scafo era realizzato con una piastra d'acciaio di alta qualità da 50 mm ed era diviso in nove compartimenti stagni. L'equipaggio tipico era composto da 52 ufficiali e 55 marinai, ma in alcune occasioni poteva trasportare anche più persone.

L’esercitazione Summer-X

La mattina del 12 agosto 2000 il Kursk era impegnato nell'esercitazione "Summer-X" nel Mare di Barents, la prima esercitazione navale su larga scala pianificata dalla Marina russa in più di un decennio: consisteva di 30 navi e tre sottomarini. Nonostante fosse un’esercitazione, il Kursk caricò una serie completa di armi da combattimento convenzionali – era uno dei pochi sottomarini ad avere questa autorizzazione in ogni momento.
Alle 08:51 ora locale, il Kursk chiese il permesso di condurre un lancio di addestramento con siluri e ricevuto il permesso, dopo un considerevole ritardo, il sottomarino sparò due siluri fittizi contro l'incrociatore da battaglia di classe Kirov Pyotr Velikiy.

L'incidente che fece affondare il Kursk

Durante l’esercitazione, alle 11:28 locali, quando l'equipaggio caricò un falso siluro "Kit" 65-76, una saldatura difettosa nel suo involucro perse perossido di alto livello (HTP) all'interno del tubo lanciasiluri, dando il via ad un'esplosione. Questa spazzò via sia le porte del tubo interno che di quello esterno, innescando un incendio, distruggendo la paratia tra il primo e il secondo compartimento, danneggiando la sala di controllo nel secondo compartimento e uccidendo sia il personale della sala siluri che della sala di controllo.

Per i danni subiti, il sottomarino si adagiò sul fondo al mare a 108 metri di profondità, a circa 135 km da Severomorsk. Una seconda esplosione avvenne all'interno dello scafo 135 secondi dopo la prima, con una potenza compresa tra le 3 e le 7 tonnellate di TNT, a causa dell'esplosione di altri siluri. Questa nuova esplosione innescò una tragica sequenza di eventi: creò un cratere nello scafo, crollarono le paratie tra i primi tre compartimenti e tutti i ponti, distrusse il compartimento quattro e uccise tutti gli occupanti a prua del sesto compartimento. I reattori nucleari si chiusero in sicurezza come da procedure, per fortuna.
A questo punto tutti i membri dell’equipaggio rimasero uccisi tranne 23 marinai che si rifugiarono nel piccolo nono compartimento e che sopravvissero per più di sei ore, fino a quando si esaurirono le riserve di ossigeno.

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Il relitto del Kursk

Le ore successive alla tragedia e il recupero del Kursk

Alle 18:00, più di sei ore dopo l'esplosione iniziale, il Kursk non riuscì a completare un controllo di comunicazione programmato. Il comando della Flotta del Nord cercò quindi di contattare il sottomarino, ma, dopo ripetuti fallimenti, alle 18:30 diede vita ad un'operazione di ricerca e salvataggio, inviando aerei aggiuntivi per localizzare il sottomarino. Solo alle 22:30, la Flotta del Nord dichiarò un'emergenza e l'esercitazione fu interrotta. Tra le 15 e le 22 navi della Flotta del Nord, tra cui circa 3.000 marinai, iniziarono la ricerca del sottomarino.

La Marina russa inizialmente minimizzò l'incidente, tanto è vero che il Cremlino fu informato 12 ore dopo l’affondamento dal comandante della Flotta del Nord, ammiraglio Popov, e nonostante ciò soltanto alle 07:00 del mattino successivo il ministro della Difesa Igor Sergeyev informò il Presidente Putin. Per quattro giorni la Marina russa fallì ripetutamente i tentativi di attaccare quattro diverse campane da sub e sommergibili al portello di fuga del sottomarino. I funzionari fuorviarono e manipolarono il pubblico e i media e rifiutarono l'aiuto delle navi di altri paesi nelle vicinanze.

Il presidente Vladimir Putin inizialmente continuò le sue vacanze in una località balneare a Sochi e autorizzò la Marina russa ad accettare l'assistenza britannica e norvegese solo dopo che erano trascorsi cinque giorni, il 17 agosto. Due giorni dopo, i subacquei britannici e norvegesi finalmente aprirono un portello per il tronco di fuga nel nono compartimento allagato del sottomarino, ma non trovarono sopravvissuti. In seguito la squadra di salvataggio recuperarono lo scafo (tranne la prua)  compresi i resti di 115 marinai che furono poi sepolti in Russia.

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Il Presidente con i familiari delle vittime (credit: Ufficio stampa e informazione presidenziale russo)
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