
Il porto di Gwadar, situato sulla costa del Mar Arabico, nella provincia del Belucistan (Pakistan) è tra le infrastrutture portuali più grandi della regione. Il luogo, un piccolo villaggio di pescatori, è stato infatti trasformato in un porto di acque profonde (deep-sea port) capace di accogliere navi di grande tonnellaggio, fungendo da terminale marittimo strategico per il Corridoio economico tra Cina e Pakistan (il China-Pakistan Economic Corridor, CPEC).
Il porto, sotto il controllo amministrativo del Segretariato marittimo del Pakistan e sotto il controllo operativo della società China Overseas Port Holding Company
Il progetto del porto di Gwadar in Pakistan
Un progetto di tale complessità porta con sé tutta una serie di importanti sfide ingegneristiche con cui i progettisti si sono trovati a doversi misurare. L'ambiente desertico e il fondale inadeguato hanno richiesto interventi di dragaggio dei fondali, a profondità che arrivano fino a 15 metri, al fine di consentire l'attracco di navi cisterna e portacontainer di grandi dimensioni.
Il porto è protetto da un frangiflutti (breakwater) di 4,7 km di lunghezza, essenziale per dissipare l'energia del moto ondoso dell'Oceano Indiano (di cui il Mar Arabico fa parte) e garantire acque calme all'interno del bacino.

L'infrastruttura comprende una serie di banchine con una lunghezza totale che supera i 600 metri, dotate di gru a portale ad alta capacità e sistemi di movimentazione automatizzati. La sfida logistica è stata supportata dalla costruzione della Gwadar East-Bay Expressway, una superstrada di circa 19 km che collega direttamente il porto alla rete autostradale nazionale, facilitando il transito dei flussi merci verso la Cina occidentale.
L’impatto socioambientale del corridoio economico Cina-Pakistan
Anche dal punto di vista ambientale, la realizzazione di questo progetto ha comportato una serie di conseguenze, anche gravi. Le colossali opere di dragaggio, per esempio, hanno comportato la modifica della dinamica dei sedimenti lungo la costa, impattando sui depositi naturali che sostengono le mangrovie locali, fondamentali per la biodiversità marina.
Inoltre, l'aumento del traffico marittimo e delle attività industriali di supporto solleva il rischio di sversamenti di idrocarburi e una gestione complessa delle acque di zavorra.
Inoltre, a causa della posizione, il porto è esposto a rischi di innalzamento del livello del mare e a fenomeni meteorologici estremi. Al fine di mitigarne gli effetti, attenti studi geotecnici continui con particolare attenzione alla stabilità delle strutture costiere in un ambiente che oscilla tra l'aridità estrema e l'intensità dei monsoni.
Perché il porto è così strategico
Il progetto ha comportato una profonda ristrutturazione urbana, che include la pianificazione di una smart city che dovrebbe ospitare migliaia di cittadini, permettendo di passare da un'economia basata sostanzialmente sulla pesca artigianale a un modello industriale basato su logistica, raffinazione di petrolio e zone economiche speciali.
Inoltre, grazie a una capacità di movimentazione progettata per superare i milioni di TEU (Twenty-foot Equivalent Unit) annui, il porto mira a una drastica riduzione dei tempi di trasporto delle merci tra il Golfo Persico e la Cina, riducendo la vulnerabilità strategica dallo Stretto di Malacca, che separa l'isola indonesiana di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese.
Nonostante la profonda modernizzazione che il progetto porta con sé, l'integrazione della popolazione locale rimane una sfida tra le più complesse da risolvere. La possibilità di trovare un bilanciamento tra lo sviluppo industriale e l'accesso alle risorse primarie, come l'acqua potabile (scarsa nell'area) e l'elettricità, è oggetto di costante monitoraggio per garantire che il progresso infrastrutturale si traduca in benessere per le comunità del Belucistan.