
Il giacimento di petrolio di Kashagan Fields (Kazakistan) rappresenta ad oggi una delle scoperte più significative dell'ultimo mezzo secolo in ambito petrolifero. Con i suoi 38 miliardi di barili di greggio "in place" (presenti in loco) è tra i più grandi giacimenti offshore – sul fondale marino di acque territoriali o internazionali – scoperti negli ultimi decenni. Per estrarlo, però, le sfide ingegneristiche sono enormi. Vediamole insieme.
Il progetto di estrazione sotto il ghiaccio
Come già anticipato, quello di Kashagan Fields (Kazakistan), è ad oggi tra i più grandi e rilevanti giacimenti di petrolio mai scoperti. Sotto la superficie infatti si nascondono ben 38 miliardi di barili di petrolio di cui recuperabili sarebbero all'incirca tra i 9 ed i 13 miliardi di barili.Le sfide ingegneristiche per estrarlo però sono enormi.
Si parte innanzitutto dal ghiaccio. Il Mar Caspio, infatti, essendo un mare molto poco profondo, gela 5 mesi all'anno. Al fine di ovviare a tale problema, che impedirebbe l'utilizzo di normali piattaforme, sono state realizzate strutture ed infrastrutture particolari, come le D-island, per fungere sostanzialmente da base operativa primaria per l'estrazione del greggio. Attorno a queste isole artificiali, realizzate in materiale calcareo , sono realizzate una serie di strutture che sono in grado di proteggere l'isola dal ghiaccio in via di formazione. Vengono poi impiegate delle particolari imbarcazioni con un pescaggio appositamente ridotto, progettate in Finlandia, in grado di rompere il ghiaccio al loro passaggio.
Altra sfida, molto più difficile da fronteggiare, è l'alta concentrazione di idrogeno solforato nel petrolio, visto che questo gas non solo è altamente tossico ma anche corrosivo per l'acciaio. Il problema è risolto mediante l'installazione di condutture fatte di acciaio al carbonio rivestito internamente (cladding) con una lega di Nichel-Cromo-Molibdeno chiamata Inconel 625.
Altra problematica è l'altissima pressione a cui il petrolio si trova, che rende la perforazione e l'estrazione tutt'altro che semplice. Il petrolio è infatti localizzato a una profondità di ben 4.200 metri, con una pressione stimata attorno agli 800 bar. Il problema dell'alta pressione viene risolto in modo ingegnoso. Infatti, invece di incendiare il gas in eccesso, lo stesso gas viene reimmesso all'interno del giacimento, in modo tale da mantenere la pressione costante e agevolando quindi l'estrazione del greggio. Si impiegano poi una serie di compressori giganti, tra i più grandi mai realizzati, al fine di spingere il gas addirittura a pressioni più alte di quelle all'interno del giacimento stesso.
Gestione e criticità del progetto
Il progetto è interamente gestito dalla NCOC (North Caspian Operating Company) che comprende al suo interno altri giganti come KazMunaiGaz (Kazakistan), Eni, Shell, ExxonMobil, TotalEnergies (tutti con circa il 16.8%), oltre a CNPC (Cina) e Inpex (Giappone). Il giacimento è stato scoperto nel 2000, e l'estrazione di petrolio è iniziata ufficialmente nel 2013. A causa della presenza del gas di cui abbiamo già parlato nel precedente paragrafo, l'estrazione è stata quasi subito interrotta, per poi riprendere intorno al 2016, quando si è iniziato ad impiegare l'acciaio rivestito per evitare la corrosione.
Il progetto, però, porta con sé alcune criticità, soprattutto per quanto riguarda la flora e la fauna locali. Varie associazioni segnalano come sia diminuita la natalità della Foca del Caspio e dello Storione del Beluga, nonostante ad oggi non ci siano prove certe in merito a un legame diretto tra questo fenomeno e le operazioni estrattive.