
800 ettari andati a fuoco, un perimetro di 17 km, 3500 persone evacuate nel cuore della notte da Asciano, frazione di San Giuliano Terme (PI): questi sono i numeri forniti dalla Protezione Civile della Regione Toscana sull'incendio boschivo sviluppato a partire dalle ultime ore del 28 aprile sul Monte Faeta, a cavallo tra le province di Lucca e Pisa, che ora fortunatamente è in corso di spegnimento e di bonifica. Il perimetro degli incendi è in buona parte sotto controllo e gli evacuati sono potuti rientrare nelle loro case nella sera del 1° maggio, grazie a una diminuzione del vento e all'intervento di AIB (Antincendi Boschivi) della Regione Toscana, Vigili del Fuoco, Esercito e Carabinieri.
Secondo le prime informazioni raccolte dal sindaco di San Giuliano Terme, sembrerebbe che il rogo sia partito dalla valle di San Pantaleone, in provincia di Lucca, a causa di un abbruciamento di potature di ulivi – pratica vietata durante le giornate ventose, come ha dichiarato il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani – sfuggito al controllo. Le indagini sono comunque in corso e si attende il responso della Magistratura per confermare questa ipotesi.
Quello del Monte Faeta è uno degli incendi più gravi degli ultimi anni in Toscana, secondo solo al rogo del Monte Serra del 2018, dove andarono in fumo 1200 ettari di bosco.
La dinamica dell'incendio sul Monte Faeta: il ruolo del vento e dello spotting
Il primo focolaio d'incendio è partito verosimilmente alla fine del 28 aprile, ma la situazione si è aggravata a partire dal giorno successivo. Come anticipato, l'ipotesi – da confermare – su cui si basano le prime ricostruzioni è che un coltivatore privato nella Lucchesia stesse bruciando delle potature di ulivi quando le fiamme sono sfuggite di mano a causa del vento di grecale che soffiava nella zona.
Il vento avrebbe poi alimentato l'estensione del fronte d'incendio, che già in una prima fase potrebbe aver raggiunto il versante pisano del Monte Faeta, minacciando nella giornata del 30 aprile alcune abitazioni nella valle di Asciano a San Giuliano Terme. A quel punto l'area coperta dai roghi si estendeva già a 250 ettari.
La situazione è peggiorata nel corso della giornata a causa di un meccanismo chiamato spotting. Questo accade quando il vento trasporta braci ardenti oltre le linee di contenimento, dove ricadono accendendo nuovi focolai a distanza dal fronte principale. Nel caso del Monte Faeta sono stati segnalati numerosi focolai generati da fenomeni di spotting ravvicinato, rendendo di fatto impossibile intervenire su un fronte unico. Questo rende molto più complicate le operazioni di spegnimento e provoca un'estensione incontrollata del fronte dell'incendio.

Questo ha portato la situazione a precipitare nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, tanto che si è richiesta l'evacuazione di circa 3000 persone tra Asciano e San Giuliano Terme. Un nuovo ordine di evacuazione ha poi esteso il provvedimento ad altri residenti della zona, per un totale di 3500 persone che hanno dovuto lasciare le loro case con l'aiuto dell'Esercito e dei Carabinieri.
Gli interventi hanno visto a un imponente spiegamento di mezzi: sul fronte aereo sono stati impiegati 4 Canadair e un elicottero Erickson S-64, mentre a terra 104 Vigili del Fuoco hanno compiuto un totale di 85 interventi sul versante pisano, mentre su quello lucchese sono stati impiegati altri 57 Vigili del Fuoco. Sono intervenute inoltre le squadre del sistema antincendi boschivi (AIB) della Regione Toscana.
Il 1° maggio l'emergenza ha cominciato a rientrare grazie a un calo del vento: la cessazione delle raffiche ha arrestato il fenomeno dello spotting e permesso alle squadre di intervento di consolidare il perimetro dei roghi e contenere le fiamme. Come ha dichiarato Giani, si è rivelato determinante anche un laghetto artificiale realizzato pochi mesi fa, che ha permesso agli elicotteri di intervenire rapidamente. Al momento, i roghi sul fronte lucchese sono stati estinti mentre sul fronte pisano il perimetro è contenuto per il 70%. Questo ha portato nella notte del 1° maggio a revocare l'ordine di evacuazione, riportando una relativa tranquillità nella zona più colpita dall'incendio (degli 800 ettari arsi dalle fiamme, circa 600 appartengono al versante del comune pisano).
La stagione degli incendi in Italia comincia in anticipo anche quest'anno: i dati EFFIS
Anche se la situazione sta ormai rientrando fortunatamente senza aver provocato nessuna vittima, rimane una certa preoccupazione per il fatto che un incendio così grave si sia sviluppato a fine aprile, in anticipo rispetto alla stagione degli incendi estivi. Un problema sempre più frequente a causa del cambiamento climatico: anche lo scorso anno, per esempio, la stagione degli incendi è cominciata in anticipo in Italia.
Nell'immagine qui sotto possiamo vedere i dati forniti dall'European Forest Fire Information System (EFFIS) sull'andamento del numero di incendi boschivi in Italia a partire dal 2006, in cui si nota un sensibile aumento della media nell'ultimo decennio.

A oggi, gli ettari arsi in Italia nel 2026 sono già 2045 nel corso di 20 incendi. Si tratta di un valore che, rispetto alla media degli ultimi 20 anni, potremmo aspettarci a metà giugno (come mostra il grafico qui sotto, realizzato a partire dai dati EFFIS), e che invece ci ritroviamo a inizio maggio proprio a causa dell'incendio sul Monte Faeta.
