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26 Giugno 2026
16:30

Google ha trasformato gli smartphone in sismografi prima del terremoto in Venezuela: come funziona l’alert

Durante il terremoto in Venezuela, il sistema di allerta di Google ha rilevato le scosse in tempo reale sfruttando gli accelerometri presenti in milioni di smartphone Android, utilizzati come sensori distribuiti.

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Google ha trasformato gli smartphone in sismografi prima del terremoto in Venezuela: come funziona l’alert
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Immagine generata a puro scopo illustrativo con AI.

Pochi secondi prima che le scosse più intense del terremoto che il 24 giugno 2026 ha colpito il Venezuela raggiungessero numerose aree del Paese, milioni di smartphone Android hanno ricevuto una notifica di allerta sul proprio cellulare. Per molti è stato il primo contatto con una tecnologia poco conosciuta, ma già attiva in decine di nazioni, ma non in Italia: Android Earthquake Alerts, il sistema sviluppato da Google che utilizza gli accelerometri integrati negli smartphone per rilevare un sisma appena ha inizio e avvisare chi si trova nelle zone interessate.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, Android Earthquake Alerts non è in grado di prevedere un terremoto. Il suo punto di forza consiste invece nel riconoscere le primissime onde sismiche e sfruttare il breve intervallo di tempo che le separa da quelle più distruttive per inviare un’allerta agli utenti. In molti casi si tratta soltanto di pochi secondi, ma possono essere sufficienti per allontanarsi da finestre e oggetti pericolanti, interrompere attività rischiose o cercare un riparo. Per quanto riguarda il terremoto di ieri, gli aggiornamenti della stampa internazionale, confermano al momento un bilancio pesante con 589 morti e quasi 3.000 feriti.

Come Google ha allertato milioni di persone durante il terremoto in Venezuela

Il terremoto registrato in Venezuela, uno dei cinque eventi sismici avvenuti nell’arco di 24 ore e non collegati tra loro, è stato uno dei casi più recenti in cui Android Earthquake Alerts è entrato in funzione su larga scala. Dopo aver individuato l’evento sismico, il sistema ha inviato automaticamente notifiche ai dispositivi Android presenti nelle aree che sarebbero state raggiunte dalle onde più intense.

Il meccanismo è completamente automatico e non richiede l’installazione di applicazioni dedicate. Sui device Android compatibili il servizio è integrato nel sistema operativo e rimane costantemente in ascolto sfruttando l’accelerometro, il sensore che normalmente serve a rilevare l’orientamento del telefono, il movimento e la rotazione dello schermo.

È bene precisare che lo smartphone non riconosce autonomamente un terremoto, ma ciò che fa è captare semplicemente una vibrazione anomala. È il confronto con i dati provenienti da migliaia di altri dispositivi che consente agli algoritmi di Google di stabilire se si tratta realmente di un evento sismico.

Quando un singolo smartphone registra una vibrazione anomala non viene generata alcuna allerta. L’oscillazione potrebbe infatti essere stata causata da un urto accidentale, dalla caduta del dispositivo o persino dal passaggio di un mezzo pesante. Soltanto quando migliaia di telefoni presenti nella stessa area rilevano quasi contemporaneamente un movimento compatibile con un terremoto, i dati vengono inviati ai server di Google. Qui gli algoritmi confrontano posizione geografica, istante della rilevazione e intensità delle vibrazioni per verificare che si tratti realmente di un evento sismico e non di una serie di falsi positivi. Una volta confermato il terremoto, il sistema stima l’epicentro, la magnitudo e la propagazione delle onde, così da individuare le aree in cui inviare le notifiche.

Come funziona Android Earthquake Alerts

L’idea alla base del sistema è tanto semplice quanto efficace: trasformare gli smartphone in una gigantesca rete di sensori distribuiti. Ognuno contribuisce con una piccola quantità di dati raccolti dall’accelerometro, mentre l’elaborazione viene effettuata dai server di Google, che analizzano le informazioni ricevute nel giro di pochi istanti. Per limitare il traffico di dati e ridurre il numero di informazioni trasmesse, gli smartphone inviano ai server di Google un segnale soltanto quando l’accelerometro rileva una vibrazione compatibile con un terremoto. Sarà poi il confronto con le segnalazioni provenienti da migliaia di altri dispositivi a confermare se si tratta realmente di un evento sismico.

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Una notifica di Android Earthquake Alerts ricevuta durante il terremoto in Venezuela. Credit: Ubergizmo.

Una volta validato l'evento sismico, gli algoritmi stimano l’epicentro, la magnitudo e la propagazione delle onde sismiche, così da individuare le aree che saranno interessate dalle scosse più intense. A quel punto, vengono inviate le notifiche ai dispositivi presenti lungo il loro percorso. Gli avvisi non sono tutti uguali: per gli eventi meno intensi viene mostrata una notifica informativa (Be Aware Alert), mentre quando è prevista una forte intensità della scossa entra in funzione la notifica più invasiva (Take Action Alert), che può comparire a schermo intero, emettere un segnale acustico anche se il telefono è in modalità silenziosa e suggerire all’utente di mettersi immediatamente al riparo.

L’obiettivo del progetto non è sostituire le tradizionali reti di monitoraggio sismico, ma affiancarle, soprattutto nei Paesi in cui la copertura di sismografi professionali è limitata o non sufficientemente capillare. La soluzione sfrutta inoltre un vantaggio importante: oggi esistono miliardi di telefoni Android già dotati dell’hardware necessario. Non è quindi indispensabile installare nuovi sensori sul territorio, perché una parte dell’infrastruttura è già nelle tasche degli utenti.

Perché lo smartphone può avvisare prima dell'arrivo delle scosse più forti

Il funzionamento di Android Earthquake Alerts si basa su una caratteristica ben nota della propagazione delle onde sismiche. Quando si verifica un terremoto vengono generate innanzitutto le onde P (primarie), che viaggiano più velocemente ma provocano effetti generalmente meno intensi. Successivamente arrivano le onde S (secondarie), più lente ma responsabili della maggior parte delle oscillazioni percepite e dei danni agli edifici.

Gli accelerometri presenti negli smartphone sono in grado di individuare il passaggio delle onde P. Poiché queste raggiungono i sensori prima delle onde S, il sistema dispone di un breve margine di tempo per elaborare i dati e inviare le notifiche agli utenti che si trovano più lontano dall’epicentro.

Il tempo guadagnato varia in base alla distanza dal terremoto e alla velocità di propagazione delle onde. In alcune situazioni può essere di appena pochi secondi, mentre in altre può arrivare a diverse decine di secondi. Anche pochi secondi di anticipo possono fare la differenza, consentendo di interrompere attività pericolose, mettere in sicurezza macchinari o permettere alle persone di cercare rapidamente un riparo.

Quanto è affidabile il sistema e dove è già stato utilizzato

Google ha introdotto Android Earthquake Alerts negli Stati Uniti nel 2020, per poi estenderlo progressivamente in numerosi altri Paesi. Tra il 2021 e il 2024 Android Earthquake Alerts ha rilevato oltre 18.000 terremoti, emettendo allerte per più di 2.000 eventi e inviando complessivamente circa 790 milioni di notifiche. Oggi il sistema è operativo in 98 Paesi e raggiunge circa 2,5 miliardi di persone, rappresentando uno dei più grandi sistemi di allerta sismica basati su dispositivi consumer mai realizzati.

L'accuratezza della piattaforma è migliorata nel tempo grazie al numero sempre maggiore di cellulari coinvolti e all’evoluzione degli algoritmi, sempre più efficaci nel distinguere un vero terremoto da vibrazioni provocate da altre cause. Naturalmente esistono alcuni limiti. Android Earthquake Alerts non può prevedere quando si verificherà un terremoto e la sua efficacia dipende dalla presenza di un numero sufficiente di smartphone nelle vicinanze dell’epicentro, oltre che dalla capacità degli algoritmi di stimare rapidamente intensità e propagazione delle onde. Come provato anche dal terremoto in Turchia del 2023, il sistema è stato progressivamente perfezionato nel tempo. Inoltre, nelle aree molto prossime al punto in cui ha origine il sisma, le onde più intense possono arrivare troppo rapidamente perché il sistema riesca a inviare un avviso con un anticipo utile.

Il caso del Venezuela dimostra però come una rete composta da dispositivi già presenti sul territorio possa diventare uno strumento prezioso per la protezione civile. Utilizzando un sensore che ogni smartphone possiede già, Google è riuscita a realizzare un sistema di allerta capace di sfruttare pochi secondi di vantaggio per avvisare milioni di persone, evidenziando come tecnologie nate per tutt’altro scopo possano trovare applicazioni concrete nella tutela della popolazione.

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