
L'inflazione italiana è tornata al livello più alto degli ultimi tre anni. Secondo la stima preliminare diffusa dall'Istat, a settembre l'indice nazionale dei prezzi al consumo è salito dello 0,7% su base mensile e del 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. E tutto è dovuto al rialzo dei prezzi dell'energia. Gli italiani se ne sono accorti: i prezzi di benzina e diesel sono impennati negli ultimi 30 giorni e anche le bollette sono in aumento. Ma questo non è un fenomeno solo italiano
Secondo la stima flash diffusa da Eurostat questa mattina, a settembre l'inflazione dell'area euro è salita al 3,8%, dal 3,2% di agosto, anche qui oltre le attese degli analisti. Secondo l'agenzia statistica europea solo il dato energetico è salito del 18%.
Perché i prezzi stanno aumentando in Italia e in Europa: il peso dei beni energetici
Per spiegare l'aumento dei beni energetici dobbiamo spiegare che ci sono due componenti che corrono in parallelo: in Italia, gli energetici regolamentati, cioè le utenze domestiche nel mercato tutelato, passati dal 18,6% al 25,9%, e quelli non regolamentati, cioè carburanti e mercato libero, dal 17,0% al 22,2%. Sul solo mese di settembre sono le due voci che pesano di più, con rialzi rispettivamente del 5,9% e del 4,4%. È lo stesso motore che spinge il resto del continente: nell'area euro l'energia è la componente con il tasso annuo più alto, al 18,8% dal 14,3% di agosto.
All'origine c'è la crisi mediorientale, ma il meccanismo è meno lineare di quanto sembri. A settembre dallo Stretto di Hormuz sono tornati a passare 16,3 milioni di barili al giorno contro i 19,5 di prima della guerra, oltre l'80% dei volumi precedenti, eppure il Brent resta intorno ai 100 dollari al barile. Quindi come è possibile che il prezzo sia ancora così alto? Il motivo è semplice i prezzi sono ancora così alti perché c'è il rischio che il prezzo del barile possa rialzarsi di nuovo. E a cascata il costo del barile si scarica poi sulle famiglie.
Il passaggio dai mercati internazionali alle famiglie è arrivato il 1° ottobre. Arera ha fissato per il quarto trimestre un prezzo di riferimento dell'elettricità di 43,43 centesimi per kilowattora tasse incluse, in aumento del 37,3% rispetto ai tre mesi precedenti. L'Autorità attribuisce il rincaro ai costi di approvvigionamento, saliti del 63,4%, e all'instabilità geopolitica che tiene alti i prezzi del gas a cui resta legato l'ingrosso elettrico.
Quel 37,3% riguarda però soltanto i circa tre milioni di clienti vulnerabili rimasti in Maggior Tutela, non chi è passato al mercato libero, e misura la variazione tra due trimestri: sull'intero anno la spesa del cliente tipo passa da 608,72 a 665,38 euro, cioè il 9,3% in più. In euro, per una famiglia di tre persone la bolletta trimestrale sale da 173 a 237 euro, 64 euro di differenza; per una di quattro il conto si avvicina ai cento euro.
L'inflazione di fondo torna a salire: i rincari escono dall'energia
Il dato che dice qualcosa di nuovo non è il 4,2%, ma l'inflazione di fondo. È l'indicatore che si ottiene escludendo dal paniere le componenti più volatili, cioè energia e alimentari freschi, e che serve proprio a capire se i rincari si stanno radicando nel resto dell'economia. Nei mesi scorsi era rimasta ferma mentre l'energia correva. A settembre è salita dall'1,5% all'1,7%, e quella calcolata al netto dei soli beni energetici è passata dall'1,7% al 2,0%.
Sono due decimi, non un'impennata. Ma sono il primo segnale che lo shock energetico sta cominciando a trasmettersi al resto del paniere, esattamente quello che la Bce dice di temere. È il meccanismo classico: se produrre e trasportare un bene costa di più, prima o poi le aziende scaricano l'aumento sul prezzo di vendita.
E il movimento non è soltanto italiano. Nell'area euro l'inflazione di fondo, calcolata al netto di energia, alimentari, alcol e tabacco, è salita al 2,5% dal 2,4% di agosto, mentre quella al netto della sola energia è passata dal 2,1% al 2,3%.
Quanto sono aumentati i prezzi delle diverse categorie di spesa
L'indicatore che il consumatore percepisce è il cosiddetto carrello della spesa, l'insieme di alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona: a settembre è cresciuto dell'1,7% su base annua, quasi il doppio dello 0,9% di agosto. I prodotti ad alta frequenza d'acquisto, cioè quelli che finiscono nel carrello quasi ogni settimana, sono passati dal 4,3% al 5,3%.
A spingere sono soprattutto gli alimentari non lavorati, dal 3,8% al 5,5%: pesano i costi di trasporto, ma anche un'estate che ha compromesso diversi raccolti.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi, tra inverno e riunione Bce del 29 ottobre
La Banca centrale europea ha già reagito. Il 10 settembre il Consiglio direttivo ha alzato i tre tassi di riferimento di 25 punti base, secondo rialzo dell'anno dopo quello di giugno e la pausa di luglio. Christine Lagarde, presidente della BCE, ha spiegato che l'inflazione resterà sopra l'obiettivo del 2% per un periodo prolungato. Il prossimo appuntamento di politica monetaria è il 29 ottobre.
Rispetto all'ultima grande crisi dei prezzi, quella del 2022, la differenza è nella natura dello shock. Allora si sommarono due crisi, quella degli approvvigionamenti lasciata dalla pandemia e quella energetica innescata dall'invasione dell'Ucraina, e i prezzi stavano già salendo da oltre un anno quando arrivò il rincaro dell'energia. Oggi lo shock è sostanzialmente uno solo, e i livelli restano lontani dai picchi di tre anni fa.
Resta però l'inverno. Il commissario europeo all'energia Dan Jørgensen ha avvertito che sarà una stagione impegnativa, con prezzi molto alti, e l'andamento climatico sarà una delle variabili decisive. E ci sarà da capire se quel costo, più, o meno alto, come si scaricherà sulle vite di tutti i giorni.