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La foresta “mummia” di Dunarobba

La foresta fossile di Dunarobba è uno dei siti paleo-archeologici più importanti al mondo, dal momento che in questa foresta svettano circa quaranta alberi mummificati in perfette condizioni. In questo articolo vi spiegheremo come hanno fatto ad arrivare fino a noi e qual è stato il loro processo di conservazione.

1 Dicembre 2021
18:30
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La foresta “mummia” di Dunarobba
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La foresta fossile di Dunarobba si trova in Italia, esattamente in Umbria in provincia di Terni. È una sorta di Jurassic Park nostrano, o per meglio dire Pliocene Park: i suoi tronchi hanno infatti mantenuto l’aspetto che avevano prima della loro morte, con tutte le caratteristiche tipiche del legno, cosa che ha fatto sì che oggi sembrino appena tagliati nonostante la loro età. Si tratta di un vero e proprio monumento naturalistico che conserva alberi risalenti a oltre due milioni e mezzo di anni fa: ecco perché è anche conosciuta come foresta "mummificata".

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Foresta fossile di Dunarobba

La scoperta della foresta mummificata

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Illustrazione rappresentativa della palude del lago Tiberino

La foresta di Dunarobba è stata scoperta sul finire degli anni ‘70 durante degli scavi di estrazione di argilla. Il sito è formato da circa 40 tronchi di alberi mummificati con un diametro medio di circa 2 metri e un’altezza media di circa 8 metri. I tronchi sono di una specie estinta, la Taxodioxylon gypseum, appartenente alla famiglia delle conifere e facevano parte di una foresta esistita oltre 2,5 milioni di anni fa, nel Pliocene medio-superiore: che si sviluppava in una zona paludosa sulla riva Sud-Est dell’antico Lago Tiberino.

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Ricostruzione grafica del lago Tiberino

Si stima che prima di morire gli alberi avevano un'età compresa tra i 2000-3000 anni e un’altezza di circa 30 m; con il passare del tempo sono stati seppelliti da circa 8 m di sedimenti ogni 3000 anni, che hanno ricoperto gran parte del tronco lasciando esposta la cima, distrutta poi dagli eventi meteorologici.

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Tronco mummificato della foresta fossile di Dunarobba

Ma come sono arrivati a noi?

I tronchi si sono mantenuti così bene perché hanno subito una “fossilizzazione per mummificazione”: si dice proprio così. L’argilla, come qualcuno di voi già saprà, è impermeabile: circondando l’albero, lo ha quindi protetto dall’attacco di funghi e batteri, che non hanno potuto decomporre il legno. È un processo simile a quello di un insetto che rimane intrappolato nell’ambra.

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Tronco di Dunarobba ancora avvolto dall’argilla – foto credit SABAP UMBRIA

Si tratta quindi di un giacimento fossilifero, o “geomorfosito”, di enorme importanza scientifica, non solo per gli alberi “mummificati”, ma anche perché ha conservato molluschi, insetti e vertebrati, restituendoci un perfetto ecosistema del passato.

La conservazione del sito

Sul sito è presente il Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile di Dunarobba, gestito da una cooperativa, che si occupa di conservare e catalogare tutti i reperti rinvenuti. Si occupa anche dell’organizzazione di visite guidate e della conservazione del sito, perché inevitabilmente, da quando i tronchi sono stati estratti dall’argilla, è iniziato un naturale processo di degrado, dal momento che ora i tronchi sono attaccabili da eventi atmosferici e biologici. Per proteggerli sono stati quindi coperti con delle tettoie, che però li proteggono solo in parte.

Insomma la nostra cara Italia si conferma un tesoro, non solo dal punto di vista archeologico ma anche da quello paleontologico!

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