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17 Maggio 2026
7:00

La più grande scultura al mondo forse non verrà realizzata: chi sono Christo e Jeanne-Claude, gli artisti che l’hanno ideata

"The Mastaba", una enorme scultura alta 140 metri composta da 410mila barili, progettata dai grandi artisti Christo e Jeanne-Claude, doveva essere realizzata nel deserto di Abu Dhabi. Per via della guerra in Iran, però, potrebbe non essere mai realizzata.

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La più grande scultura al mondo forse non verrà realizzata: chi sono Christo e Jeanne-Claude, gli artisti che l’hanno ideata
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Christo, The Mastaba of Abu Dhabi (Project for United Arab Emirates). Scale model 1979. Enamel paint, wood, paint, sand, and cardboard, 82.5 x 244 x 244 cm. Property of the Christo and Jeanne–Claude Foundation Photo: Wolfgang Volz © 1979 Christo and Jeanne–Claude Foundation.

The Mastaba, progettata dai grandi artisti Christo e Jeanne-Claude, avrebbe dovuto essere la più grande scultura al mondo in termini di volume. Composta da 410mila barili colorati, alta 150 metri e larga dai 300 ai 225 metri, era stata ideata tra il 1977 e il 1979 dalla coppia di artisti (nella vita e nel lavoro) come la loro "unica opera permanente". Doveva essere realizzata nel deserto di Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti. Nel frattempo entrambi gli artisti sono deceduti e il progetto – dalle grandi difficoltà tecniche – si è più volte arenato, anche se nel 2018 ne era stata esposta un copia temporanea galleggiante sul Serpentine Lake di Londra. Ora, per via della guerra in Iran e della conseguente instabilità dell'area, potrebbe non essere mai realizzata.

Chi sono Christo e Jeanne-Claude

Christo (1935–2020) e Jeanne-Claude (1935–2009) sono stati per tutta la seconda metà del Novecento, e sono tuttora, tra gli artisti più famosi al mondo: a renderli celebri sono state le loro ambiziose opere d'arte su larga scala, che aspiravano al détournement (in italiano "diversione" oppure "deviazione"). Questo termine viene usato nell'accezione datagli dal movimento situazionista degli anni '60, secondo cui dovere degli artisti sarebbe modificare la percezione dello spazio e dei suoi contesti come gesto politico.

Per questo motivo, sostengono gli stessi artisti, di aver sempre "creato molte opere in città, in ambienti urbani e rurali, ma mai in luoghi deserti, e sempre su siti già preparati e utilizzati dall'uomo, gestiti dall'uomo per l'uomo".

Insieme i due artisti hanno creato in edifici governativi e ponti, coste e valli, parchi e laghi. Queste grandi installazioni – così grandi da appartenere alla categoria delle opere "ambientali", come il nostro Cretto di Gibellina realizzato da Alberto Burri – avevano infatti una particolarità: alteravano la forma fisica e l'aspetto visivo dei luoghi per un breve periodo di tempo, prima di riportarli al loro stato originale.

Queste operazioni si sono rivelate molto lunghe (soprattutto per via dei numerosi permessi necessari a installarle) e molto costose: Christo e Jeanne-Claude hanno finanziato la loro produzione attraverso la vendita di disegni preparatori e fotografie correlate. Questo materiale creativo è in realtà molto maggiore alle opere realizzate, proprio per queste difficoltà tecniche: in totale si stima siano una cinquantina i progetti mai portati a termine, che attraverso la Fondazione Christo and Jeanne-Claude potrebbero però un giorno di vedere la luce.

Le grandi opere di Christo e Jeanne-Claude

Una delle loro prime installazioni è Wrapped Coast, One Million Square Feet realizzata alla fine degli anni Sessanta nella Little Bay di Sydney in Australia: il progetto era così imponente che non era possibile vederlo tutto da un unico punto di vista. Lavorando con una squadra composta da 110 installatori e 15 scalatori, Christo e Jeanne-Claude hanno ricoperto di tessuto bianco un tratto di terra di due chilometri e mezzo lungo l'Oceano Pacifico meridionale.

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Christo and Jeanne–Claude, Wrapped Reichstag, Berlin, 1971–95. Photo: Wolfgang Volz © 1995 Christo and Jeanne–Claude Foundation.

L'opera più famosa del duo è probabilmente Wrapped Reichstag realizzata nel 1971–95 a Berlino. Per realizzarla i due hanno avvolto in un involucro l'iconico parlamento di Berlino, ricordandone la storia travagliata (era stato incendiato nel 1933 durante il nazismo e quasi completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale).

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Christo and Jeanne–Claude, Running Fence, Sonoma and Marin Counties, California, 1972–76 — Photo: Gianfranco Gorgoni © 1976 Christo and Jeanne–Claude Foundation and Estate of Gianfranco Gorgoni.

Nel 1972-76 venne realizzata in California la grande Running Fence: una gigantesca struttura lunga 48 chilometri (dalla Route 101 all'oceano) e alta 5,5 metri, costituita da oltre 2.000 pannelli in tessuto di nylon bianco retti da cavi d'acciaio e pali.

È sempre degli anni Settanta la grande Valley Curtain, un colossale muro arancione (lungo quasi mezzo chilometro) che divideva in due una valle del Colorado, permettendo alle macchine di passarvi al di sotto: questo progetto, purtroppo, durò solo 28 ore prima che un vento fortissimo costringesse gli artisti a tirarlo giù. I documentaristi Albert e David Maysles ripresero l'installazione dell'opera inserendole in un cortometraggio che venne anche candidato all'Oscar.

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Christo and Jeanne–Claude, Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1980–83. Photo: Wolfgang Volz © 1983 Christo and Jeanne–Claude Foundation.

Per la leggendaria Surrounded Islands del 1980-83 (letteralmente "isole circondate") sono stati usati 603.000 metri quadri di tessuto. L'installazione circondava gli isolotti nella baia di Biscayne, a Miami, in un omaggio ai dipinti di ninfee di Claude Monet.

Negli anni Ottanta ha inaugurato anche The Pont Neuf Wrapped: hanno ricoperto il ponte secolare che attraversa la Senna con un tessuto arancione, rivestendo anche i marciapiedi circostanti e parte del terrapieno dell'Île de la Cité.

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Christo and Jeanne–Claude, The Gates, Central Park, New York City, 1979–2005. Photo: Wolfgang Volz © 2005 Christo and Jeanne–Claude Foundation.

The Gates è una delle opere d'arte pubblica più fotografate mai installate a New York: l'installazione, che copriva tutto Central Park ed era composta da 7.503 "cancelli", degli archi di legno rettangolari sormontati da tessuto arancione a tenda. Secondo i funzionari di New York City, per via del massiccio indotto turistico che aveva generato, l'opera aveva portato nelle casse della città ben 80 milioni di dollari.

Nel decennio successivo Christo e Jeanne-Claude hanno quindi rivestito degli alberi: nonostante l'apparente semplicità per realizzare Wrapped Trees (1997-98) ci sono voluti diversi tentativi. Inizialmente i due provarono ad avvolgere degli alberi al Saint Louis Art Museum nel Missouri, poi lungo gli Champs-Élysées a Parigi, senza mai ottenere il permesso. Alla fine la Fondation Beyeler in Svizzera si fece avanti.

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Christo and Jeanne–Claude, The Floating Piers, Lake Iseo, Italy, 2014–16. Photo: Wolfgang Volz © 2016 Christo and Jeanne–Claude Foundation

Poi c'è la famosa The Floating Piers del 2014–16 sul Lago d'Iseo, in Italia. Il processo è simile a quello delle opere che l'hanno preceduta: è stata installata sul lago una grande struttura simile a un molo che ne rendeva percorribili a piedi delle grandi sezioni normalmente inaccessibili.

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Christo and Jeanne–Claude, L’Arc de Triomphe Wrapped, Paris, 1961–2021. Photo: Wolfgang Volz © 2021 Christo and Jeanne–Claude Foundation.

Avviata negli anni Sessanta ma conclusa solo nel 2021, c'è poi L’Arc de Triomphe Wrapped: una controversia burocratica ha impedito il debutto dell'opera per decenni, prima della sua inaugurazione in pompa magna.

Infine c'è la Mastaba, l’ultimo lavoro per il quale Christo aveva preso tutte le decisioni estetiche e pratiche, e che ora potrebbe saltare. Era un'opera molto significativa per lui:

La mastaba è una forma straordinaria – per me, più bella della piramide, perché la piramide ha quattro lati inclinati, mentre la mastaba ne ha due inclinati e gli altri due verticali. Offre una diversa percezione dell'altezza da angolazioni e prospettive differenti… È un movimento, un'esplosione di forza. Quando ci si trova in posizione laterale e si guardano le pareti diagonali, si ha la sensazione che l'intera struttura stia per esplodere. È, soprattutto, il risultato di un equilibrio di forze.

Per molte di queste opere – soprattutto quelle più datate – ci furono una serie di proteste e contestazioni per i disagi causati e discussioni riguardanti il reale valore artistico delle istallazioni. In tempi più recenti, però, le loro opere sono state spesso accolte con grande favore e visitate da centinaia di migliaia di persone.

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