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8 Maggio 2026
15:58

Stretto di Hormuz, la cronologia degli eventi: perché è ancora chiuso e cosa potrebbe succedere

Dall’inizio della guerra con Israele e Stati Uniti, l’Iran sta utilizzando lo stretto di Hormuz come uno strumento di forza. Dal 4 marzo questo snodo marittimo strategico ha visto crollare del 90% il transito di navi. Ripercorriamo la cronologia degli eventi e le conseguenze economiche del blocco: oltre 1/5 del petrolio e 1/4 del gas naturale globali passano da qui.

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Stretto di Hormuz, la cronologia degli eventi: perché è ancora chiuso e cosa potrebbe succedere
trump iran stretto di hormuz
Immagine generata con AI a puro scopo illustrativo: a sinistra Donald Trump, a destra Mojtaba Khamenei.

Dall’inizio della guerra con Israele e Stati Uniti, l’Iran sta utilizzando lo stretto di Hormuz come uno strumento di forza per fare pressione sugli avversari. Dal 4 marzo, questo braccio di mare, largo appena 33 km nel suo punto più stretto, ha così visto crollare del 90% il transito di navi. Pesantissime le conseguenze economiche: oltre un quinto del petrolio e un quarto del gas naturale del mondo passano da qui.

Al momento, l'equilibrio nell'area è estremamente precario: sebbene Donald Trump abbia confermato che il cessate il fuoco è ancora in vigore, nel corso della notte gli Emirati Arabi Uniti hanno detto di aver intercettato dei droni iraniani verso il proprio territorio. Nel frattempo, l'esercito americano ha invece dichiarato di aver preso di mira alcune installazioni militari iraniane, in risposta a un attacco condotto da Teheran contro tre navi USA, che stavano cercando di attraversare lo Stretto di Hormuz aggirando il blocco iraniano. L'Iran, comunque, non ha ancora risposto alla proposta di pace presentata dagli Stati Uniti il 6 maggio.

Se la situazione non dovesse sbloccarsi entro breve, gli effetti si estenderanno in molti altri settori. E non è solo una questione di pagare di più il pieno dell’auto. Dalla disponibilità di queste materie prime preziose dipende la produzione di altre risorse. Dai fertilizzanti, utili ad aumentare la produzione alimentare, al gas che ci consente di cucinare.

Lo stretto di Hormuz è chiuso o aperto?

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La situazione attuale nello Stretto di Hormuz, con le navi ancora bloccate. Credit: Marine Traffic

A oggi, lo scenario nello Stretto di Hormuz è cristallizzato: il passaggio vitale è sostanzialmente chiuso alla navigazione da quasi due mesi. Nonostante dall'8 aprile sia in vigore un fragile cessate il fuoco (più volte violato, nonostante entrambe le parti abbiamo appena confermato la sua validità), il transito delle imbarcazioni è tuttora ostacolato. Dal 13 aprile, tra l'altro, su questo snodo marittimo è in vigore un doppio, asimmetrico, meccanismo di blocco.

Questa crisi evidenzia una profonda disparità strategica tra USA e Iran:

  • Stati Uniti: hanno schierato una vasta forza militare composta da decine di navi da guerra e circa 15.000 uomini.
  • Iran: ha risposto con la minaccia costante di droni e mine, armi economiche e imprevedibili che tengono in scacco la tecnologia americana.

Il passaggio è stato negato da entrambe le sponde, con logiche opposte: l‘Iran consente selettivamente il transito solo alle navi considerate "amiche" (come quelle cinesi); gli Stati Uniti, dal 13 aprile, hanno avviato un vero e proprio contro-blocco navale. L'obiettivo è sigillare lo stretto alle imbarcazioni provenienti dai porti iraniani.

Questo blocco non è impenetrabile. Diverse imbarcazioni sono riuscite infatti a passare indenni, ma molte altre sono state danneggiate o abbordate nel tentativo disperato di bypassare i controlli o le minacce. Il risultato è una paralisi logistica dalle proporzioni drammatiche. Come sottolineato dal generale dell’Air Force americana, Dan Caine, la situazione attuale è insostenibile e «Rimangono attualmente intrappolate nel Golfo ancora 1.500 imbarcazioni e circa 22.500 marinai». Questi numeri, più di ogni analisi, descrivono un'area che da arteria del commercio mondiale si è trasformata in una trappola d'acqua ad alto rischio per chiunque tenti la navigazione.

Dal raid al blocco navale USA: la cronologia dell’escalation

Cerchiamo di capire intanto come si è arrivati a questo scenario da incubo e come si sta evolvendo la situazione.

4 Maggio

Data Evento Chiave Implicazioni Geopolitiche
28 Febbraio Inizio ostilità Israele e Stati Uniti attaccano l'Iran, che risponde con attacchi militari contro obiettivi strategici nei Paesi del Golfo.
4 Marzo Chiusura Stretto di Hormuz L'Iran sigilla il passaggio; autorizzate solo navi di nazioni amiche.
9 Marzo Shock assicurativo I premi per il transito navale aumentano di 4-6 volte.
8 Aprile Inizio tregua Sospensione temporanea delle armi per avviare i negoziati.
11 Aprile Annuncio sminamento Trump avvia la bonifica delle mine; Teheran nega la conoscenza della loro posizione.
12 Aprile Fallimento primo round di negoziati Rottura ufficiale dei colloqui di Islamabad.
13 Aprile Inizio Contro-blocco Gli Stati Uniti annunciano il blocco navale simmetrico verso l'Iran.
17 – 18 Aprile Instabilità del varco L'Iran dichiara l'apertura e la richiusura dello stretto in meno di 24 ore.
22 Aprile Fallimento del secondo round di negoziati Il secondo tentativo di negoziati per un accordo di pace fallisce. USA e Iran prorogano il cessate il fuoco.
4 Maggio Project Freedom Lancio dell'operazione USA per la scorta forzata dei mercantili, interrotta dopo meno di 48 ore su richiesta del Pakistan.
8 Maggio Equilibrio precario La tensione resta alta: gli USA hanno presentato una proposta di pace, a cui l'Iran non ha ancora risposto. Nel frattempo, Donald Trump ha confermato che il cessate il fuoco è ancora in vigore, nonostante gli Emirati Arabi Uniti abbiano intercettato dei droni iraniani. L'esercito americano ha invece colpito delle installazioni militari iraniane in risposta a un attacco condotto contro tre navi USA, che stavano cercando di attraversare lo Stretto di Hormuz.

Chi passa e chi no 

Se nella prima fase del conflitto il passaggio era un privilegio quasi esclusivo delle navi iraniane e dei loro alleati strategici (come la Cina), nel tempo Teheran ha iniziato a negoziare accordi bilaterali con singoli Paesi, tra cui l’India. Tuttavia, l’equilibrio è mutato drasticamente poco prima del tentativo di tregua di aprile: sono emerse prove di un vero e proprio mercato nero dei passaggi, con transiti "comprati" a caro prezzo attraverso il pagamento di pedaggi illegali al regime.

L'introduzione del contro-blocco statunitense ha ulteriormente esasperato la situazione. Secondo i dati del CENTCOM, sono circa 45 i vascelli intercettati e bloccati dalle forze della coalizione durante le operazioni di pattugliamento tese a interrompere i flussi economici iraniani.

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Il traffico nello stretto di Hormuz è crollato del 90%. Da una media di 139 passaggi si arriva, al massimo, ad una ventina. Fonte: NBC News

L'impatto della crisi è visibile nel grafico superiore analizzando la tipologia delle navi che storicamente solcano queste acque:

  • Rosso: Tanker (Petrolio e Gas naturale).
  • Giallo: Bulk Carrier (Granagliere e carichi alla rinfusa come bauxite e grano).
  • Azzurro: Portacontainer.
  • Blu: Altre tipologie di naviglio.

Come evidenziato dai dati, prima dello scoppio delle ostilità il cuore pulsante dei traffici era rappresentato dai Tanker che portano risorse energetiche (circa il 40%). Il crollo operativo è stato verticale: se prima del 28 febbraio la media era di circa 138 transiti giornalieri, oggi il flusso è così ridotto che supera raramente i 15 passaggi al giorno.

Il prezzo di questo braccio di ferro è pagato anche in termini di danni concreti: le stime ufficiali certificano almeno 22 imbarcazioni colpite direttamente da attacchi o mine iraniane. Si tratta di un numero parziale, aggiornato al 12 aprile, destinato inevitabilmente a salire man mano che le segnalazioni dal campo verranno verificate.

Perché lo stretto di Hormuz è chiuso

L’attuale chiusura dello Stretto di Hormuz, va chiarito, non avvantaggia nessuno dei contendenti. Siamo di fronte a una classica "guerra di logoramento" nel medio-lungo termine: una prova di forza dove l'obiettivo non è la conquista territoriale, ma la capacità di resistere un giorno in più dell'avversario. Perde chi molla il colpo per primo.

Gli Stati Uniti, pur avendo ottenuto una netta vittoria tattica (con la quasi totale distruzione della marina e dell’aviazione iraniana), si trovano in un vicolo cieco politico e devono fare i conti con:

  • Consenso interno: nonostante gli USA siano esportatori di energia, il prezzo del carburante nelle stazioni di servizio americane è schizzato a livelli record, erodendo il sostegno pubblico al conflitto.
  • Promesse elettorali: Trump deve gestire il paradosso di aver promesso la fine degli interventi militari in Medio Oriente, per poi ritrovarsi coinvolto nel più grande blocco navale del decennio.
  • Il fatto che la vittoria tattica non equivale a quella strategica: per vincere una guerra, a livello strategico, bisogna raggiungere i risultati prefissati. Obiettivo attualmente mancato.
  • Il costo della guerra in Iran: ha già raggiunto i 25 miliardi di dollari, come dichiarato dal Pentagono.

Dall'altra parte, il regime iraniano degli Ayatollah sta giocando una partita esistenziale:

  • Collasso economico: senza i proventi della vendita degli idrocarburi, l'economia iraniana è in caduta libera. L'Iran ha perso in poche settimane circa 4,8 miliardi di dollari in mancati proventi.
  • Resistenza ideologica: per l'Iran, il controllo di Hormuz è l'ultima carta da giocare per mantenere una rilevanza regionale. Cedere ora significherebbe accettare una sconfitta che potrebbe mettere a rischio la tenuta stessa del regime.

La "Guerra degli Annunci": tra propaganda e realtà

In un conflitto dove l'incertezza regna sovrana, la comunicazione è diventata un'arma tanto potente quanto i missili. Quella a cui assistiamo nello Stretto di Hormuz è una vera e propria guerra di narrazioni contrapposte, dove ogni movimento navale viene confermato o smentito a seconda degli interessi di parte.

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Il Centcom annuncia di aver fermato 45 vascelli dall’inizio del contro blocco USA

Lunedì pomeriggio, il Centcom (il comando centrale statunitense) ha dichiarato il successo parziale dell'operazione Project Freedom, annunciando il transito in sicurezza di due navi mercantili battenti bandiera USA. La compagnia Maersk ha parzialmente confermato questa versione, riferendo che una delle sue unità è riuscita a uscire dal Golfo sotto scorta militare. Tuttavia, la risposta di Teheran non si è fatta attendere: i Pasdaran (le Guardie della Rivoluzione) hanno negato categoricamente che qualsiasi nave sia riuscita a forzare il blocco.

Come analizzato dall'ISPI, lo stretto vive in un equilibrio precario definito "una pace che non c'è". Se da un lato gli Emirati Arabi Uniti denunciano attacchi di droni contro le proprie petroliere (come quella della compagnia di stato Adnoc), dall'altro la diplomazia tenta colpi di coda disperati. L'ultimo atto di questa guerra di nervi è il recente annuncio di Trump, che ha deciso di mettere in pausa l'operazione di scorta "Project Freedom" su richiesta del Pakistan, attuale mediatore. Teheran, però, resta ferma: ogni nave che non seguirà le rotte approvate dal regime subirà "azioni decisive".

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