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2 Luglio 2026
7:00

La prima mappa globale di praterie sottomarine: 148.506km² totali, ma in 4 anni perso il 4% di fanerogame

Uno studio su Nature ha mappato le praterie marine globali con l'AI. I risultati mostrano che in pochi anni è andato perso il 4% mondiale, soprattutto in aree non protette. Anche nel Mediterraneo la Posidonia è minacciata dagli ancoraggi, rischiando di liberare tonnellate di CO₂.

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La prima mappa globale di praterie sottomarine: 148.506km² totali, ma in 4 anni perso il 4% di fanerogame
mappa praterie marine
Distribuzione globale delle riserve di carbonio delle praterie di fanerogame marine su scala nazionale. Credit: Peng, J., Li, J., Krause, J.R. et al. Global high–resolution mapping of seagrass to support conservation. Nature (2026).

Per molto tempo, le praterie sottomarine (dette anche fanerogame marine) sono state un punto cieco per la conservazione ambientale. Spesso vengono confuse, ma le alghe e le praterie sottomarine (come la Posidonia diffusa nel Mediterraneo) sono organismi diversi. Queste ultime sono vere e proprie piante acquatiche dotate di foglie, fiori, semi e, dettaglio fondamentale, di radici. Pur conoscendone il ruolo ecologico fondamentale (essenziale per la protezione del litorale, la sicurezza alimentare e la mitigazione dei cambiamenti climatici assorbendo CO2) non si sapeva con precisione né quanto fossero estese, né dove si trovassero esattamente.  Per rendere l'idea della confusione, in letteratura scientifica le stime sull'estensione delle praterie marine attorno alle sole isole Bahamas oscillavano tra 2.500 e 92.000 km², con un margine di errore enorme. A giugno 2026, su Nature, un team dell'Arizona State University ha pubblicato la prima mappa globale ad alta risoluzione di questi habitat, coprendo tutte le coste del pianeta. I numeri che ne emergono confermano una perdita in corso più rapida di quanto stimato in precedenza.

Come sono state mappate le foreste subaquee

Per realizzare la mappatura di questi ecosistemi marini che ospitano una grande biodiversità e proteggono le coste, il team di ricerca dell'Arizona State University, guidato da Jianghai Peng e Jiwei Li, ha analizzato 4,75 milioni di immagini scattate dal satellite europeo Sentinel-2. Le osservazioni hanno coperto le fasce costiere di tutto il mondo fino a 20-30 metri di profondità, mettendo a confronto due intervalli temporali: il biennio 2019-2020 e il biennio 2023-2024.

L'ostacolo tecnico principale risiedeva nel fatto che, viste dal satellite, le fanerogame marine sono facilmente confondibili con sedimenti scuri, formazioni coralline o alghe. La soluzione è arrivata dall'intelligenza artificiale: i ricercatori hanno addestrato un'architettura di deep learning (nello specifico, un classificatore DenseNet) utilizzando 195.000 campioni certificati raccolti a livello globale.

L'algoritmo ha imparato a riconoscere le praterie marine analizzando la loro specifica "firma spettrale", ovvero il modo in cui queste piante riflettono la luce solare a diverse lunghezze d'onda. La precisione del modello, testata sul campo, varia dall'80% al 91% a seconda dell'area geografica. Per elaborare l'intera mappa globale, il sistema ha richiesto 1.440 ore di calcolo ininterrotto su schede video professionali.

Dove si trovano e quante fanerogame marine abbiamo perso

I dati della prima mappa (2019-2020) indicano che le praterie marine mondiali coprono una superficie di almeno 148.506 km² (un'area paragonabile a quella dell'intera Grecia). Il 69% si concentra in cinque paesi: Bahamas (53.657 km²), Cuba (20.445 km²), Australia (14.905 km²), USA (8.602 km²) e Indonesia (4.825 km²).

Il problema emerge confrontando questi dati con la mappa più recente (2023-2024). In soli quattro anni, il mondo ha perso 5.969 km² di praterie marine, corrispondenti al 4% del totale (un tasso di perdita medio dell'1% annuo). A questo dato si sommano altri 6.221 km² di praterie tropicali (il 4,2%) la cui copertura è passata da "densa" a "rada", una fase di pre-degrado che spesso anticipa la scomparsa definitiva della pianta.

Le cause del declino variano geograficamente. In alcuni casi si tratta di cause meteorologiche o climatiche (come le forti ondate di calore marino in Australia o il passaggio dell'uragano Dorian sulle Bahamas). In altre zone, a incidere sono le attività umane croniche: ad esempio, nella baia di Tampa (USA) l'eccesso di nutrienti ha causato una riduzione del 19% in quattro anni, mentre a Huludao (Cina) l'antropizzazione della costa ha letteralmente spazzato via il 93% delle praterie locali in appena cinque anni.

Lo studio ha incrociato queste mappe satellitari con il set di dati delle aree marine protette (MPAs), portando alla luce un dato significativo: il 78,6% delle praterie si trova attualmente al di fuori delle zone di tutela ambientale, e proprio in queste aree non protette si è concentrato il 78,1% delle perdite complessive.

Tuttavia, i dati non mostrano solo il degrado, ma evidenziano anche che i metodi di conservazione funzionano. Nella South Bay (vicino a Los Angeles), la copertura di fanerogame è aumentata con successo grazie a un progetto mirato di ripristino ambientale mentre a Cuba, si è registrata un'espansione spontanea delle praterie innescata da un netto miglioramento della limpidezza delle acque costiere.

mappa praterie marine perse
Perdite (b) e guadagni (c) di praterie di fanerogame marine tra il 2019 e il 2024. Credit: Peng, J., Li, J., Krause, J.R. et al. Global high–resolution mapping of seagrass to support conservation. Nature (2026).

Il rischio climatico: il "Blue Carbon"

Le praterie marine rientrano nella categoria degli ecosistemi di "blue carbon": sono eccezionali pozzi di assorbimento della CO, capaci di sequestrare l'anidride carbonica nei sedimenti con un'efficienza per ettaro che supera quella delle foreste terrestri.

Secondo le stime dello studio pubblicato su Nature, i primi 30 centimetri di fondale delle praterie mappate immagazzinano circa 640 Teragrammi di carbonio ((mille miliardi di grammi), di cui 267 Tg solo nelle Bahamas – pari al 42% del totale globale. Se il tasso di distruzione delle praterie dovesse rimanere invariato, la conseguente esposizione e decomposizione dei sedimenti marini immetterebbe in atmosfera fino a 364 teragrammi di CO entro il 2050.

La mappatura e lo stato di salute della Posidonia oceanica nel Mediterraneo in Italia

Anche nel Mediterraneo la situazione delle fanerogame marine, e in particolare della endemica Posidonia oceanica, è critica. Solo nel 2024, il WWF stima che gli ancoraggi indiscriminati abbiano danneggiato oltre 50.000 ettari di praterie nel Mediterraneo, provocando una perdita di servizi ecosistemici stimata in oltre 4 miliardi di euro. Gran parte di questi danni è causata dalle grandi imbarcazioni, con la Posidonia che non riesce a compensare gli strappi subiti a causa del suo lentissimo tasso di crescita dei suoi rizomi (appena 2-3 cm l'anno). Basti pensare che le praterie mediterranee custodiscono tonnellate di carbonio, equivalenti alle emissioni prodotte in un anno da 430 milioni di veicoli.

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Posidonia oceanica. Credit: Frédéric Ducarme, CC BY–SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by–sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Per contrastare questo declino, l'Italia sta correndo ai ripari partendo proprio dalla raccolta dati. Nel 2024, l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dato il via al progetto MER (Marine Ecosystem Restoration), finanziato per 400 milioni di euro tramite fondi europei del PNRR. Si tratta della prima grande campagna nazionale per mappare ad altissima risoluzione le praterie costiere italiane. Il progetto impiega un arsenale tecnologico avanzato: satelliti, velivoli dotati di laser scanner LiDAR e sottomarini autonomi per perlustrare 4.000 km di litorale. I primi risultati in Liguria hanno rivelato fondali pesantemente danneggiati.

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Mappatura delle praterie di Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa, utilizzando sensori all’avanguardia, tra cui LiDAR. Credit: ISPRA

I dati satellitari, oggi resi pubblici sull'Allen Coral Atlas, e i progetti di mappatura nazionale come quello dell'ISPRA, testimoniano un importante avanzamento tecnologico: per la prima volta disponiamo degli strumenti per quantificare, localizzare e monitorare le foreste sommerse in tempo reale. Le esperienze locali (dal ripristino di oltre 100 aree in Italia tramite il progetto LIFE SeaForest, fino ai recuperi in espansione registrati negli USA e a Cuba) dimostrano che invertire la rotta è tecnicamente possibile.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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